Scrivo. Dunque sono.

Nella mia vita ho usato la scrittura per diversi scopi. Nella maggior parte dei casi, scrivere era- ed è ancora- un modo per dire a me stessa le cose che ho dentro, come se vedere poi i miei stati d’animo appoggiati sul  foglio mi sollevasse dalle ansie e dalle preoccupazioni, aiutandomi a prendere coscienza di emozioni che rimanevano, fino a quel momento, inconsapevoli ed incoscienti. Altrettanto spesso, scrivere è stato per me il modo preferito di comunicare con gli altri, perché ho sempre avuto la sensazione che le parole dette non riuscissero a esprimere fino in fondo pensieri e sentimenti.
La scrittura è stata per me un rifugio, un angolino di paradiso, qualcosa in cui mettere tutta me stessa o, almeno, quello che da me stessa voleva venir fuori.E ho sempre invidiato chi aveva qualcosa da raccontare e conosceva il modo giusto per farlo. A me è sempre mancata l’idea “geniale”, quel “quid” che può rendere ai miai occhi quel che scrivo particolarmente gradito ed interessante. Del resto nella mia vita di interessante non è che ci sia stato mai granchè, né ho mai avuto modo di viaggiare, di vedere posti nuovi, di trovare ispirazioni in vicende o luoghi che avessero la capacità di suscitare particolari emozioni, tanto particolari da volerle comunicare a quanta più gente possibile. Per questo il mio sogno è sempre rimasto lì, talmente in fondo al classico cassetto da non vederlo neanche più. Un desiderio che, in mezzo a tanti altri, aveva smesso di essere desiderato. Questa è stata, per molti versi, una costante della mia via. Tutto quello che da bambina o da adolescente ho sognato, tutto quello che nella mia mente ancora in formazione era fondamentale per la vita, si è scontrato, un po’ alla volta, con una realtà completamente diversa da come me la ero immaginata. Sono sempre stata una sognatrice. Ogni cosa ed ogni persona che ha attraversato la mia vita, ha messo in moto la mia immaginazione e i miei sogni, e quelli che fai da sveglia, quando si allenta semplicemente un po’ il controllo della coscienza, sono sempre positivi, belli, e diventano desideri. Non ho mai smesso questa mia abitudine o attitudine, ma già da un po’ di anni, da quando i sogni della mia gioventù si sono dimostrati null’altro che delle divagazioni del pensiero razionale, ho smesso di crederci, di sperare e li vivo semplicemente come sogni, senza permettere loro di trasformarsi in desideri. Questo forse, ad oggi, è il mio limite più grande.
Il fatto di leggere molto, di nutrire nei confronti della scrittura degli altri un amore spesso incondizionato, di sentire profonda ammirazione per quegli autori che sono riusciti a farmi estraniare totalmente dalla mia realtà per condurmi laddove loro avevano previsto che io arrivassi, non ha fatto che sminuire ai miei stessi occhi le mie possibilità di ottenere il risultato che ottenevano loro con me: portare il lettore in un “posto altro”, sia fisico che mentale. Ho preferito fruire piuttosto che produrre, consapevole, spesso in maniera esagerata, dei miei limiti, delle mie capacità e della mia ristrettezza di pensiero, inventiva, fantasia. A quarant’anni suonati ( e suonati da un pezzo) ho scoperto, però, che anche nella banalità, ci può essere quel qualcosa che può rendere speciale una storia. E quel qualcosa, credo, sia il fatto che quella vita qualcuno l’ha vissuta e lo ha fatto sulla propria pelle e a proprie spese.
Ho scoperto che spesso la lettura di esperienze altrui nelle quali rivedermi, ritrovarmi, trovare similitudini con le mie, mi ha appassionato ancora di più. E addirittura mi ha insegnato. Mi ha fatto facilmente comprendere come volevo o non volevo essere. Nelle vita di ciascuno di noi c’è qualcosa di unico, ma che può essere condiviso e condivisibile. C’è quell’esperienza di cui anche altri possono far tesoro e che può consigliare qualcosa, se si è disponibili ad “entrarci dentro”. Perfino nella mia, di vita, è possibile che ci sia questo qualcosa. Perché ho scoperto, con fatica e dolore, che nella banalità e in quella che credevo la normalità, c’è qualcosa di speciale che rende la mia vita degna di essere ripensata e perfino raccontata.

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