E se valutassimo gli “esperti del MIUR”?

Leggo un articolo riguardo alla valutazione nella scuola primaria che ha come chiosa “così sentenziano gli esperti del MIUR”. Saranno forse, “gli esperti del MIUR”, gli stessi che hanno predisposto la scriteriata legge 107, meglio conosciuta come “Buona Scuola” (mai aggettivo fu meno azzeccato)? Sì, dalle insensatezze che stanno uscendo fuori riguardo a voti e valutazioni devono proprio esser loro.

Problema annoso, quello della valutazione. Chi, come me, è del settore ha studiato interi capitoli di libri, ha fatto proprie o criticato innumerevoli teorie. Dopo decenni di studi, non da ieri ma già da un trentennio pare si sia stati finalmente tutti d’accordo nel sostenere che la valutazione, lungi dall’essere una mera classificazione che seleziona i migliori secondo parametri fissi, debba considerarsi una “interpretazione” della realtà, un modo per conoscersi e migliorare, uno strumento di ricerca, di retroazione, una possibilità di innovazione e di evoluzione. La valutazione dovrebbe favorire la autoregolazione cognitiva, ponendo l’accento sul processo di apprendimento più che sul punto di arrivo (e qui tanto di cappello all’illustrissimo e stimatissimo Vygotskij, vissuto a cavallo fra l’ ‘800 il  ‘900)

Tutti conoscono le idee del maestro Alberto Manzi, padre della trasmissione televisiva che già nel titolo racchiude anni ed anni di studi pedagogici, “Non è mai troppo tardi”. Negli anni ’60, e questo gli cagionò parecchi guai, egli si schierò contro i voti e contro la “classificazione” dei risultati ottenuti dagli allievi con suo famosissimo “fa quel che può, quel che non può non fa”. Pensiero un po’ utopistico, perché il sistema formativo non può prescindere dai voti, dal giudizio, anche se questo in termini di tempo e di coscienza farebbe perfino comodo agli insegnanti.  Personalmente ritengo che sia tutto sommato giusto. Allena gli allievi ad abituarsi alla conquista, a gestire la competizione, al giudizio che, volente o nolente, fa parte della vita, in ogni campo ed in ogni settore.  Ma i numeri, dicono gli esperti del MIUR, nuocciono alla salute mentale del discente, che può sentirsi mortificato da un 2 (che solitamente arriva se non ha studiato, non gli giunge addosso dal cielo come uno strale della fortuna avversa), quindi arrivano loro e mettono in atto la solita “genialata”: non numeri ma letterine dell’alfabeto, dalla A alla E. Prendere una D o una F, dicono gli “esperti del MIUR” servirebbe come monito all’allievo che può autoregolarsi e comprendere che deve fare di più.

Ecco, spiegatemi perché non comprendo. Il 5, in quanto numero, mortifica; la E che in pratica equivale al 5 autoregola. E poi, dicono, non pensate di bocciare alla scuola elementare! Mandate avanti tutti, abituate i vostri allievi (e i genitori) a pensare che tutto è dovuto e lasciate le grane ai colleghi delle scuole Medie: faranno loro la parte di quelli brutti e cattivi se vorranno!  Gli “esperti del MIUR” vengono pagati più di 4 volte il nostro stipendio per arrivare a certe acutissime conclusioni. A me pare che, più che le bocciature, siano loro “inutili e dannosi”….

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