Compagno di viaggio

Ti svegli la mattina ed è la prima cosa di cui ha percezione. Una volta è attaccato al basso ventre, una volta al fianco, un’altra alla gamba, sulla schiena o solo un po’ più in là. Non vuoi che vinca lui, che ti trattenga in quel letto, lo sfidi, ti alzi e inizi la tua giornata, facendo quel che devi, almeno quel che devi, difficilmente ciò che vuoi.

Ti guardi intorno e vedi le altre donne che si muovono, chiacchierano, camminano, corrono. Non hanno quella tua stessa smorfia perenne sul volto. Lo senti che torna. Arriva. Mentre stai parlando, stai lavorando, stai cercando di fare qualcosa, una qualunque. A lui non importa. Lo senti arrivare e il cuore accelera, il respiro si blocca, i muscoli si irrigidiscono, ti senti paralizzare. Ma non puoi fermarti. Non VUOI fermarti. Non vuoi che gli altri sappiano, che si accorgano. Allora fingi, dissimuli, ma lui è lì con te, è sempre lì. Ormai non sai più che cosa voglia dire dimenticarsene, vivere senza di lui. Forse non ci speri neanche più. Forse speri solo in alcuni, pochi momenti in cui puoi sperimentarne l’assenza.

A volte ti senti quasi in colpa per la sua presenza, quasi dovessi chiedere perdono agli altri, a chiunque ti sia vicino.

No.

Non devi, perché nessuno, né chi sa e fa finta di non vedere, né chi non sa e non si accorge di te, chiederà mai perdono a te.

Nemmeno quell’insensato, infinito, interminabile, implacabile, spietato dolore.

 

(Photo dal web)
(Photo dal web)

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