Felici per moda

A me pare che ultimamente vada di moda esser felici, o, almeno, far vedere che si è felici: per l’amica, per l’amore, per i figli, per la famiglia, per il pranzo, per il sole, per la pioggia, la vacanza, il viaggio, il cane, il gatto, le unghie, le scarpe e così via.

Bello.

Bellissimo.

Soprattutto se fosse vero.

Ma non è umanamente possibile, e a me è la smania di apparire costantemente felici che pare un atteggiamento che rasenta l’idiozia.

Tutti buoni e tutto bello. Nessuno che si arrabbi col figlio che ha detto una bugia (magari fosse una!) o col marito che non ascolta quando parli. Col cane che ha lasciato un bisognino o ha vomitato sul tappeto, col capo che è un rompibiiip, con la madre che a cinquant’anni ti tratta ancora come un bambino, con la vicina di casa che passa dal balcone il fumo della sua sigaretta proprio sotto al tuo naso, dopo che hai fatto tanti sacrifici per smettere. Con la suocera che ancora non ti perdona di esserti intromessa in famiglia, con quell’antipatica che si ricorda che sei sua amica solo quando le serve qualcosa. Con l’idraulico che ti ha chiesto una cifra esorbitante per stringere due bulloni, o semplicemente con te stessa perché….non lo sai perché ma capita di essere arrabbiati con se stessi!

Anche io sono felice, ma i miei son momenti. Momenti interrotti da arrabbiature, da riflessioni, da piccoli e grandi dolori, da un Tg che mi dà notizie che non riescono ancora a lasciarmi indifferente.

Siamo certi che un po’ di malinconia sia così tanto deleteria?

A pensarci bene capolavori di letteratura sono scaturiti dalla bistrattata tristezza o da un po’ di inquietudine: pene d’amore, domande sulla vita (che ancora non hanno trovato risposta), mal di vivere. Perfino le canzoni, quelle più belle e famose sono canzoni tristi, da chi voleva “guidare come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile morire” (certo, a dire il vero, questo è un po’ troppo!) a Marco che “se n’è andato e non ritorna più”.

Lungi da me fare un elogio della depressione o invitare alla mestizia, ma mi pongo un quesito a cui qualcuno però una risposta l’ha data. Vuoi vedere che quel volgare (nel senso di popolare) detto “risus abundat in ore stultorum” ha in sé una saggezza che lo rende attuale e vero più che mai? Perché se si ha un minimo di sensibilità e si sa vedere “intorno alle cose”, se si possiede un po’ di capacità empatica, l’eccesso di felicità sembra quasi fuori luogo, anacronistico, a volte inappropriato.

Fortunato, se nella tua esistenza son tutte rose e fiori, ma lanci uno sguardo un po’ più in là e non è che ci sia solo da ridere!

Nella vita, quella vera, un sano equilibrio fra cose buone e cattive, fra felicità e tristezza, fra egoismo e altruismo, è più normale e naturale. Che abbia ragione lui?….

felicità

Felici per moda

 

Un commento su “Felici per moda”

  1. Se dovessi dire che sono felice, probabilemnte direi una bugia agli altri ed a me stesso.
    Preferisco dire che sono allegro e affronto con un sorriso eventi che dentro mi lasciano dei graffi profondi.
    Dietro un sorriso nascondo un dolore o una malinconia o anche una insoddisfazione.
    Non credo che si possa essere felici,,, almeno (spero) non tutti, visto che auguro al prossimo di esserlo!

    Ciao

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