Ma quanto è bello il tradimento?

“Al di là di quella consuetudine, o di quel pregiudizio, che ci porta a considerare il tradimento come un gesto indegno e negativo, bisognerebbe avere l’onestà di ammettere che, senza una simile scappatoia, gran parte dei rapporti tradizionali crollerebbe sotto il peso dell’abitudine e della noia. (….) Il traditore è colui che affronta la realtà nei suoi aspetti più dolorosi. (….) La sferzata di un tradimento porta aria nuova in una situazione che da troppo tempo stagnava.”

“Il gioco delle Passioni”, libro da cui sono tratte queste parole, io l’ho divorato, tanto mi è sembrato interessante; ma se il dott. Aldo Carotenuto, scrittore di gran pregio, fosse ancora in vita, gli vorrei proprio fare qualche domanda a proposito di questo argomento. Certamente lui ha studiato il tradimento- nel caso specifico il tradimento all’interno di una coppia di amanti- con il necessario distacco di uno scienziato, ma a noi comuni mortali, soprattutto a quelli di noi che l’hanno subito, considerarlo la panacea di tutti i mali viene difficile e pare pure un poco offensivo.

Che si debba considerare il traditore, quello che ha mentito, raggirato, intrappolato, ingannato, deluso un eroe da santificare, personalmente mi pare pure un po’ scorretto.

Il tradimento non fa male solo finché non lo scopri. Dopo che è venuto alla luce diventa sciagura e dolore. E possiamo farci intorno tutta la filosofia del mondo. Fa male, punto e basta.

Ma non male così per dire, ti dilania proprio il cuore, te lo fa in così tanti pezzetti che per ricostruirlo potrebbe non bastarti una vita.

Forse il dott. Carotenuto, che il sonno gli sia lieve, non ha mai vissuto una esperienza simile (il fatto che sia così clemente col traditore mi inquieta pure), ma io che me ne intendo ci voglio provare a confutare il fatto che un tradimento possa far bene al rapporto anche se c’è “un alto grado di maturità psichica e l’accettazione della propria parte di errori”, sempre per citare le sue parole.

Prima di ogni cosa, considerata la mia vasta esperienza, ritengo che l’inganno fa male non solo se perpetrato all’interno della coppia, ma anche se a tradirti è un amico, un fratello, un genitore, insomma una qualsiasi persona di cui ti fidi e da cui non vorresti mai ricevere un tradimento.

Partendo dal presupposto che qualsiasi forma di amore esclude, per definizione, la possibilità della malvagità, non si capisce, o almeno io non riesco a farlo, come possa una persona che ti vuol bene cedere alla tentazione, che pure ammetto ci possa essere, di infilarti consapevolmente (anche se metaforicamente) un coltello al centro del petto.

Innanzi tutto, finché non ne sei a conoscenza,  ti ridicolizza di fronte a tutti, perché, si sa, il corn….ops, il tradito è l’ultimo a saperlo, quindi tu te ne vai in giro a parlare del tuo amore, della tua vita insieme, o della tua amica fedifraga (magari ci esci pure a fare shopping) e gli altri hanno tutto il diritto di considerarti una mezza deficiente che, poveretta, non si accorge dell’evidenza (ma evidenza per chi? Solo per loro!).

Poi, generalmente, prima o poi tutto viene alla luce. E lì comincia il tormento, quello vero.

La prima reazione, ovviamente, è quella di non crederci, perché ammetterlo fa troppo male. E però, Santo Cielo, ci sono proprio le prove, non puoi continuare a stare con la testa sotto la sabbia. Salvi quel minimo di intelligenza superstite e affronti (vorrei dire con coraggio, ma mentirei perché la paura ti si porta via) la situazione. Cominci a comprendere certe battutine, certe allusioni che la gente ti ha fatto in passato, (carini quelli che insinuano ma non dicono: buoni proprio nell’anima!), capisci certe manovre che non ti avevano manco insospettito e decidi che non uscirai più di casa per la vergogna, quasi fossi tu la colpevole del (o DEI e in quel caso è pure peggio) misfatto. Poi cominci con i sensi di colpa, perché se “ha avuto bisogno della/e scappatella/e forse è pure un po’ colpa mia, del fatto che non sono stata sempre dolce e disponibile” e non del fatto che il porco aveva voglia di innalzare il suo Ego e non solo quello presso altri lidi.

Finalmente arriva la rabbia, la voglia di spaccare tutto, anche la faccia sua e quella della “parentesi di libertà”, ma siccome sei una signora ti becchi l’ulcera e trattieni istinti violenti.

Poi arriva lui, il dolore. Lo senti proprio scoppiare nello stomaco e si allarga piano piano fino al cuore, anche più infondo, se possibile. Ti dilania, ti lacera, ti tormenta. E, nei casi più fortunati, piangi. Accidenti quanto piangi! Lacrime e lacrime, tante che non credevi che i tuoi occhi ne fossero capaci.

E poi il bivio. Devi decidere. Perdonare? Si può perdonare?

Sì, si può. Tanti lo fanno. Poi devono convivere con la sfiducia, col dubbio, l’incertezza. Alcuni si convincono di essere stati perfino “eroici” per esserci riusciti.

Certo, potrebbe capitare che ti toglie l’altro dall’imbarazzo, decidendo che si è stufato di te e quindi ti dà il benservito, ma quando si tratta di uomini questo è meno probabile perché generalmente manca il coraggio necessario.

Quando infine lo hai fatto fuori (dalla tua vita intendo, non in senso definitivo!) rimane il vuoto, la solitudine e quella domanda perenne e atroce: “Riuscirò ancora a fidarmi di qualcuno?” E inizi a vagare per il mondo e nella vita come un’anima in pena alla ricerca del miracolo che ti faccia capire che la terra non è popolata solo di casi patologici come quello di cui ti sei dovuta occupare per anni.

Generalmente, nel caso delle donne, si riversano tutti i quesiti esistenziali sulla amica più cara, quella che cerca di convincere che “uno così meglio perderlo che trovarlo” e che “stare da sole, credimi, non è davvero male!”

E adesso vorrei chiedere (se potessi mi piacerebbe farlo anche col dott. Carotenuto): come pensate ci si possa sentire se poi si dovesse pure scoprire che il tradimento, quello più importante fra tutti gli altri, lui lo abbia consumato proprio con l’amica che ha cercato di consolarti?

Io lo so. Se avete risposte e soluzioni, mi farebbe davvero piacere conoscerle!

tradimento

3 commenti su “Ma quanto è bello il tradimento?”

  1. Rumori fuori scena

    Io esco di scena
    me ne vado.
    Lascio il posto ad un’altra comparsa o attrice protagonista
    sinceramente non mi interessa.
    Dalla buca del suggeritore escono solo parole confuse, oramai
    I nostri dialoghi sono incomprensibili, tristemente silenziosi.
    Il copione è calpestato da altri piedi, altre unghie laccate, altri tacchi.
    Ho svuotato il mio camerino
    ho portato via tutto, ho fatto spazio.
    Avresti potuto aggiustare il copione
    il regista eri tu
    ti ho lasciato sempre tracciare le linee
    mi fidavo.
    Avresti potuto guardarmi negli occhi
    io avrei capito
    le debolezze
    le miserie
    le fragilità
    la stanchezza
    la voglia di altro da me
    Le tue parole, io, le avrei capite
    se solo tu le avessi pronunciate.
    Io avrei capito
    avremmo potuto riscrivere le battute
    bastava parlare.
    Io mi fidavo.
    Ora esco di scena
    me ne vado.
    In bocca al lupo per la tua prossima tournée.

    Donne Imperfette
    https://www.facebook.com/donneimperfette/?fref=ts

  2. Sono perfettamente d’accordo con te cara Marisa.
    E la vera tragedia è l’irriconoscibilità dell’altro.
    Chi abbiamo ora di fronte?

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