Giù la maschera

C’è chi la vita la vive e chi la recita. E chi la vive recitando.

Il personaggio probabilmente ti è stato imposto, tuo malgrado, da chi ti ha formato, ti ha cresciuto e modellato, ma il copione lo scrivi tu.

Porti in scena la tua farsa, in cui falso e reale si confondono, si mischiano, si avvicendano.

 

 “DOBBIAMO RITROVARE LE NOSTRE FACCE ORIGINALI ANZICHE’ INDOSSARE DELLE MASCHERE” (Amma)

 

La maschera che copre il tuo vero volto spesso diventa angusta ed intollerabile anche per te, ti soffoca, ti stringe, ti toglie il respiro e quel che sei in realtà ti fa dimenticare la tua parte, ti porta fuori scena.

Allora appaiono le tue insicurezze, le tue paure, le tue carenze, le tue debolezze, la tua cattiveria, la tua rabbia per essere rinchiuso in un ruolo in cui non ti riconosci, in uno spettacolo in cui tu sei protagonista e tutti gli altri sono solo comparse.

Di passaggio. Troppo di passaggio.

Perché non sei capace di affetti stabili, di amori costanti, di rapporti sinceri. Sei solo incredibilmente, assolutamente, totalmente infelice. Perché la felicità non è euforia improvvisa e costante, non è esaltazione, non sta nelle cose, nel divertimento fugace e passeggero. La felicità è pace interiore, è essere se stessi e il meglio di se stessi, sta nel dare significato alla propria vita.

E dare significato alla propria vita è dare agli altri qualcosa di noi che possa arricchirli, possa fare la differenza, qualcosa che scenda nel loro intimo, nel profondo e non li lasci più.

 

“LA PRIMA CONDIZIONE DELLA FELICITA’ E’ L’ESSER SAGGI.” (Socrate)

 

La tua parte saggia è intontita, svogliata, anestetizzata. Atrofizzata per il disuso.

Dovresti possedere un talento, dovresti riconoscerlo, svilupparlo, avere consapevolezza di quello che sei in realtà. Per farlo avresti necessità di crescere, di evolverti, di ammaestrare l’Ego smisurato e distorto che ti contraddistingue. Smettere di raccontarti storie, di autoattribuirti pacche sulle spalle.

Nessuno è meglio degli altri, ma ognuno potrebbe essere e dare il meglio di sé. Sta in questa incapacità a trovare il meglio di te, in questa tua insicurezza nell’essere te stesso che risiede la tua insoddisfazione; è questo che ti rende una persona irrequieta, fallita, giunta al limite, frustata.

 

“L’UOMO E’ L’UNICO ANIMALE CHE PROVOCA SOFFERENZA AGLI ALTRI SENZA ALTRO SCOPO CHE LA SOFFERENZA COME TALE” (Schopenhauer)

 

La tua insoddisfazione nei confronti di te stesso, il sentirti recluso in un ruolo di cui sai non essere all’altezza, ti spinge a diffondere discordia, dolore, sofferenza.

La verità preme dentro; costretta in uno spazio troppo angusto spinge per venir fuori e più ne senti l’urgenza più ricorri alla menzogna. Perché nel terreno che hai coltivato attecchisce meglio la bugia che l’autenticità. E ti dici che va bene, ma più ti aggrovigli nella ragnatela della falsità, più ti senti asfissiato. Ed impaurito. Perché se si palesasse la trama di inganno che hai costruito, sai che ci rimarresti impigliato e tutto ciò che è stato il tuo mondo diverrebbe sabbia mobile che ti spingerebbe sempre più giù.

Preferisci allora continuare a costruire la tua personale realtà, non importa a discapito di chi, non hai riguardo per le persone coinvolte; anche se sono quelle che dici di amare. Rinchiuso nella tua trappola “parli troppo, ami poco, odi troppo spesso”. Perché nella tua farsa non esiste Amore.

Nemmeno per te stesso.

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Un commento su “Giù la maschera”

  1. Ammazza quante citazioni… ma tutte vere.
    Il problema non sono le cose dette o scritte da persone sagge e con immensa esperienza di vita…. il problema è come queste parole vengono interpretate… E li cascano una bruta serie di asini.

    Ho scritto asini? E si…. non volendo forse ci ho azzeccato!!!

    Un saluto

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