Lo Stato, la scuola e la…”Maleducazione”….

Devo semplicemente trovare un sistema. Devo solo capire come fare a scordare tutto quello che ho imparato sull’educazione e sulla scuola. Devo scordarmi di Socrate, di Aristotele, di Comenio, per partire proprio da lontano, e cominciare a convincermi che tutto quello su cui si basa la mia formazione di insegnante sono inutili fandonie.

Tranne una: l’educazione dipende dal contesto sociale e dal periodo storico e tende a formare l’uomo che “serve” alla società in un dato momento. Quindi ogni società mette in atto un sistema educativo che è “utile” e qualsiasi riflessione pedagogica deve tener conto degli ideali, delle esigenze del tempo e ha senso solo se risponde ai bisogni e ai problemi di una determinata società.

O di un determinato regime.

Non sono certo la prima a sostenere che, attraverso quel che il sistema dominante pretende dalla scuola, si può capire che tipo di Governo si stia vivendo.

La storia ci insegna che i governi totalitari temono la cultura; temono l’educazione intesa come attività orientata a favorire lo sviluppo della persona, mirata a far risaltare ed affermare il valore dell’uomo, a potenziare le capacità offertagli dalla natura grazie ad interventi consapevoli e finalizzati.

Se educare vuol dire aiutare i soggetti a costruire in maniera autonoma, cosciente e responsabile, logiche di vita in cui credere, se vuol dire dotare il soggetto degli strumenti di lettura e comprensione della realtà, il “regime” che ha necessità di governare senza azioni realmente democratiche deve impedire in qualche modo che una formazione pensata in questo modo venga posta in essere.

Allora mette in atto una serie di strategie che possano far deviare il percorso formativo verso mete e fini più utili e congeniali.

Ecco, a me pare che stia succedendo esattamente questo.

La riforma della “Buona Scuola”, così tanto osteggiata, non ha fatto e non fa altro che distrarre gli insegnanti da quelli che dovrebbero essere gli obiettivi del processo formativo e, mentre questi cercano di difendere i loro diritti, ma proprio i diritti che sono alla base della libertà del lavoratore, lo Stato ne pone altri che poco si confanno a quelli per cui questi docenti sono stati formati.

Entrare in disquisizioni pedagogiche non è neanche necessario. Basta vedere quel che sta succedendo in questi giorni. Docenti che attendono una sede, che vedono il destino loro e delle loro famiglie attaccato ad un filo, alla discrezionalità di chi se ne sta col suo nobile deretano appoggiato sulla comoda poltrona del potere. Altri che, a ruota, aspettano di sapere se potranno finalmente accedere al posto fisso (ma fisso in che senso, se già stanno preparando una legge che permette il licenziamento in caso di esubero?)  e ancora altri che, dopo che avranno sistemato anche chi non ha lavorato un solo giorno, coi loro anni di servizio sul groppone attendono di sapere se avranno ottenuto o meno un posticino, seppure in maniera provvisoria, vicino a casa e ai propri cari.

Secondo la tabella di marcia (e stiamo vedendo quanto questa sia fallace) tutte queste operazioni dovrebbero concludersi a fine settembre per il personale di ruolo e ad ottobre per eventuali supplenze annuali. Praticamene si arriva quasi a natale senza che sia possibile assicurare agli alunni presenze stabili, figure che iniziano un percorso con loro certe di portarlo a termine. Anzi, in molti casi, non ce ne saranno proprio di figure, se non quella per così dire “magra” che stanno facendo i nostri governanti.

Arriveremo a scuola, se ci arriveremo (in che scuola non è dato saperlo) già stanchi, sfiancati, stressati e distrutti. Ce ne vorrà per recuperare le forze e iniziare a mettere in pratica quei sani principi e quei percorsi educativi che sappiamo (ma lo sappiamo solo noi docenti) essere necessari per formare “uomini e cittadini”. Anche perché, una volta che avremo una sede, dovremo iniziare un’altra battaglia. Dovremo dimostrare ai nostri Presidi di essere tanto bravi, affidabili e disponibili. Dovremo impiegare le nostre energie per inventare modi e maniere per apparire indispensabili, così da non essere costretti a ricominciare pellegrinaggi da una scuola ad un’altra. Questo a discapito anche dei colleghi che infondo non sono così male, ma si sa..”mors tua vita mea”. Quello che avverrà nelle classi, in un simile contesto, non importerà a nessuno. E ci ritroveremo, fra qualche anno, con un popolo di deficienti che farà di peggio che andare a cercare animaletti virtuali con il naso attaccato allo schermo di un telefonino…..

scuola

 

4 commenti su “Lo Stato, la scuola e la…”Maleducazione”….”

  1. Non entro nel merito di considerazioni che magari conosco poco e pertanto evito giudizi universali e globali. Ma, e me lo tengo per me, alcune cose direi che non mi sembrano ne reali, ne al passo coi tempi, ne in accordo con la storia…. Buona fortuna di cuore agli insegnati (solo quelli buoni) che hanno tutta la mia stima e simpatia.

  2. Cara Marisa l’ignoranza crea arroganza e infine violenza , stanno firmando inconsapevolmente la loro condanna a morte , e innescando un processo ahi noi irreversibile.

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