“Punti di invidia”

Confessatelo. Confessiamolo. Tutti, nessuno escluso, abbiamo provato invidia nel corso della vita.

Lo so, è difficile ammetterlo: significa dichiarare di essere (o almeno di percepirsi) inferiori a qualcuno, di essere meno fortunati, di non essere eccellenti. Significa accettare i propri imiti e questo non è proprio semplice.

Partiamo da lontano. Invidia deriva dal latino in-videre: guardare male, tanto che Dante Alighieri nel Purgatorio immagina gli invidiosi con le palpebre cucite col fil di ferro.

Volete dirmi che nella vita non avete mai guardato male qualcuno? Il collega che ha avuto la promozione o quell’amicA che si è sposatA bruttA com’è mentre voi rischiate di rimaner zitelle (il femminile in questo caso è usato di proposito ed è indispensabile, perché agli uomini di questa cosa qui non potrebbe fregargliene di meno)….

Io sono stata vittima d’invidia, e ancora mi fa male. Quando alla licenza media presi un voto più alto della mia amica, lei non mi parlò per due giorni; la stessa cosa per la maturità e poi per i vari concorsi. Lei ha poi trovato modo di vendicarsi, ma questo è un discorso a parte ed è meglio stendere un velo pietoso.

Ma, lo ammetto sinceramente seppure con un po’ di vergogna, anche io sono stata, e spesso sono ancora, invidiosa.

Lo so che l’invidia è uno dei sette peccati capitali, e per questo me ne pento pure un po’, ma se non lo riconoscessi peccherei due volte. In questo momento invidio il mio uomo che mangia le pannocchie ed io non posso, per esempio. Ma ho invidiato anche per cose più serie: le donne che sono diventate madri; tutte le persone che non hanno conosciuto dolori e malattie. Ho invidiato le mie amiche, quando morì mio padre, perché il loro era ancora vivo. Ho provato invidia per chi ha trovato un lavoro prima di me, quando io ancora lo cercavo e lo rincorrevo, invidio chi può mettere i tacchi senza rischiare la vita, come succede a me, o chi può correre. Però non auguro al mio compagno di strozzarsi con la pannocchia, non auguro alle mamme di soffrire per i loro figli, non auguro ai genitori delle mie amiche di schiattare prima possibile e non auguro a chi mette i tacchi o va a correre di spezzarsi una gamba. Questo mi assolve un po’, mi fa tollerare l’idea di provare questo sentimento tanto poco nobile quanto umano, mi fa capire che siamo tutti uguali a tutti: ci scambiamo facilmente i ruoli passando da invidioso ad invidiato con facilità e velocità estrema, senza neanche rendercene conto.

E poi, non è detto che l’invidia sia sempre e solo negativa. Se spinge ad essere migliori, se attiva in noi un processo di cambiamento per essere come quelli che invidiamo non è poi così male, diventa sana competizione e ci fa solo migliorare. Certo, poi dobbiamo dimostrare di essere davvero capaci, ma a quel punto è davvero solo un problema nostro.

Quanti di noi, se vedono una coppia di anziani che si scambiano tenerezze dopo anni di matrimonio, non provano tenerezza e una “sana invidia”?  E’ normale!

Diventa invece patologica, l’invidia, quando ci spinge a distruggere sia dentro di noi che con gli altri l’oggetto del nostro sentimento (o risentimento), quando porta a svalutare, a criticare eccessivamente, quando porta ad esporre al pubblico dileggio quello che viene considerato un rivale, quando per affermare la propria superiorità si sente la necessità di “abbassare” l’altro, quando si gode del fallimento altrui. Quando non si aspetta neanche il fallimento altrui, ma lo si inventa, per non uscirne troppo sconfitti.

Allora sì, quella fa un po’ schifo, e tutti sappiamo che in giro ce n’è parecchia.

In quei casi, allora, val la pena di ricordare che “L’invidioso ti loda senza saperlo” e continuare la propria vita come se nulla fosse, anzi con più orgoglio e con l’amor proprio moltiplicato per due.

(Ph Nicola Bellotti)

invidia

Un commento su ““Punti di invidia””

  1. Certo … tutti abbiamo provato almeno una volta invidia.
    E tutto sommato non ci trovo niente di male.
    Almeno fino a quando l’invidia non diventa patologica e può portare anche a conseguenze non prevedibili.

    Una sana invidia a volte può portare invece a trovare altri stimoli per migliorare e migliorarsi,

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