Attenzione alle parole

“In un piccolo tempio sperduto su una montagna, quattro monaci erano in meditazione. Avevano deciso di fare una sesshin di assoluto silenzio.

La prima sera la candela si spense e la stanza piombò in una profonda oscurità.

Sussurrò un monaco: ” Si è spenta la candela! “.

Il secondo rispose: ” Non devi parlare, è una sesshin di silenzio totale”.

Il terzo aggiunse: ” Perché parlate? Dobbiamo tacere, rimanere in perfetto silenzio!”

Il quarto, il responsabile della sesshin, concluse:” Siete tutti stolti e malvagi, solo io non ho parlato! “

Siamo troppo abituati al frastuono per negarlo; troppo abituati a preferire le parole per comunicare per immaginare di poterlo fare diversamente.

Eppure il silenzio è anch’esso comunicazione. È libertà. È la percezione di noi stessi nel mondo, dei nostri pensieri che escono da noi, fluttuano e tornano indietro, a volte immutati altre volte diversi come se avessero preso vita propria. Saper stare in silenzio è una abilità pari, se non superiore, a quella di sapere usare con sapienza le parole, riconoscendone il valore.

Le parole! Quante ne usiamo ogni giorno, quante ne sentiamo, quante ne leggiamo!  Scritte o pronunciate, perfino taciute, esse hanno una miriade di possibilità. C’è la parola di troppo, la parola sbagliata, quella cattiva, quella che ferisce.

Consideriamo le parole un “diritto acquisito”, una proprietà inalienabile, qualcosa che ci appartiene e che possiamo usare come crediamo. Le utilizziamo perfino senza conoscerle a fondo. Le combiniamo come ci pare opportuno, le usiamo per far del bene o con l’intenzione di denigrare. Ce ne serviamo senza conoscerne le sfumature di significato, con leggerezza, a volte con poca consapevolezza. Dimenticando che ne siamo responsabili.

La parola può tutto. Per questo le parole dovrebbero essere ragionate: una volta proferite non puoi più tornare indietro. Forse prima di dire si dovrebbero pronunciare nella testa, una, due, tre volte. Ma, a pensarci bene, sarebbe far loro un dispetto, perché diventerebbero anacronistiche. Le parole invecchiano presto, quando si parla devono essere immediate.  A dispetto dei segni che lasciano, che, al contrario, possono essere permanenti.

Le parole, scriveva Manzoni, fanno un effetto in bocca e un altro negli orecchi.

parole

4 commenti su “Attenzione alle parole”

  1. Parlare non è un male…. comunicare con la parola è cosa buona, altrimenti il buon dio non ci avrebbe dotato di favella. Ma va detto anche che se abbiamo una sola bocca e due orecchie, forse sarebbe bene ascoltare il doppio rispetto a quanto si parla!

  2. Ciao Marisa, sono fondamentalmente d’accordo con te, sul peso e significato da dare alle parole, sui segni che lasciano addosso alle persone che le ricevono.
    Vorrei però aggiungere che molto spesso le parole che fanno più male sono quelle che non sono state dette, o, meglio ancora, quelle che avremmo voluto sentire e che ci siamo dovuti solamente immaginare. O quelle che ci siamo dovuti inventare per dare risposte a domande che abbiamo posto ma che sono rimaste sospese, inevase.
    Quante volte ci è successo di preferire parole amare, taglienti, anche violente, magari, al posto di silenzi assordanti…
    Ma naturalmente le mie sono solo parole che esprimono il mio punto di vista. Grazie per il tuo post, per avermi dato modo di pronunciarle, le mie parole…
    http://legestadistephen.blogspot.it/

Lascia un tuo pensiero!