E mi ricordo quel mare azzurro e limpido

E mi ricordo quel mare azzurro e limpido, il caldo afoso degli ultimi giorni di un’estate tormentata e detestabile, stagione di ferite sanguinanti e anima afflitta. Di voglia, senza speranza, di conquistare una vita sconosciuta.

In una via acciottolata, sotto il sole cocente di un mezzogiorno qualsiasi, due cuori offesi si incontrano, si sorridono, si riconoscono, dimenticano paure, apprensioni, dubbi e si concedono l’uno all’altro ed insieme al desiderio di credere che sia possibile rinascere, ritornare alla vita, ricominciare a sorridere e ridere ed amare ancora e ancora di più.

Lui, andatura dinoccolata, unghie rosicchiate, sorriso disarmante ed entusiasmo coinvolgente.

Lei, rigida e chiusa in un imbarazzo che toglie fiato e parole, occhi protetti dagli occhiali da sole che sbirciano curiosi ma timidi un volto nuovo, sconosciuto ma inspiegabilmente familiare.

Un pacchetto di dieci Baci Perugina da cui mancano due cioccolatini perché l’otto disteso, diceva lei, ricorda il simbolo dell’infinito.

Un bacio inatteso ed impacciato, la gioia, il turbamento, il timore di quello che da lì in poi sarebbe stato.

È stato amore, semplicemente amore.

Amore che abbatte resistenze, paure, la perenne sfiducia che qualcosa di bello possa finalmente capitare.

Amore con mille difficoltà, alcune volute dalla vita, altre da chi ha odiato, da subito, i sorrisi e la felicità, l’essere amanti, amici, sempre uniti e solidali, nel bene e nel male. Sempre insieme, senza ripensamenti, senza esitazioni, senza intervalli. Con costanza e perseveranza, senza riserve, incertezze, tentennamenti.

Me lo ricordo quel 29 agosto di sette anni fa quando, sullo sfondo di quel mare azzurro e limpido, con quel caldo afoso degli ultimi giorni di un’estate tormentata e detestabile, lui è arrivato inaspettatamente nella mia vita, ad urlarmi “Ti amo” da sotto un balcone, a sconvolgermi meravigliosamente la vita, ad insegnarmi che “trovare la propria metà” non è una favola, un sogno irrealizzabile, una invenzione di poeti folli; che l’amore è rispetto, vicinanza, condivisione, comprensione; è essere una cosa sola senza smettere di essere se stessi, conservando le proprie caratteristiche, le proprie peculiarità,.

Sono trascorsi sette anni: ci siamo conosciuti, apprezzati, a volte tollerati, ci siamo abituati ai difetti e ci siamo trasformati. Due persone che si completano, trovano appagamento, compiutezza, soddisfazione, pace, serenità. Quiete.

Insieme da sempre e sempre insieme.

Ed io oggi so, più di allora e con più convinzione, che se tornassi indietro, farei tutto quel che ho fatto, soffrirei tutto quel che ho sofferto, aspetterei di nuovo tutto il tempo che ho aspettato se questo servisse ad arrivare sempre a lui.

“So che per qualche motivo, ogni passo che ho fatto da quando ho imparato a camminare, era un passo verso di te!”

E mi ricordo

4 commenti su “E mi ricordo quel mare azzurro e limpido”

  1. Grazie. Per aver parlato di “voi” con questa passione, leggerezza, serenità. Per aver dato quest’immagine così pulita, rassicurante. Per avermi aiutato a ricordare ciò che realmente voglio, ciò di cui effettivamente ho bisogno. In questo momento, in questo preciso istante (e nulla accade per caso) avete messo le vostre mani sulle mie e mi avete aiutato a tenere fermo il timone, a non perdere la rotta. Grazie davvero. Grazie.

  2. Grazie Dalila. Ci sono momenti che non possono essere dimenticati, emozioni tanto forti che rimangono vive negli anni. E ci sono anime belle che apprezzano e condividono anche la felicità e l’amore degli altri. Grazie!

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