Nel blu dipinto di blu

Arrivo in aeroporto puntuale come sempre. Ai controlli, in tipico stile siciliano, diversamente da quanto era accaduto a Fiumicino, le porte per accedere sono aperte e senza sorveglianza. Sensibile come sono sulla questione “sicurezza ” la cosa mi irrita alquanto, ma vabbè.
Supero senza difficoltà l’ispezione e, mentre vado verso il gate, mi godo la musica proveniente dal pianoforte messo a disposizione di chiunque voglia cimentarsi, bambini compresi. Sono fortunata oggi, perché il tizio che lo sta utilizzando suona un brano sconosciuto ma gradevole e pur non essendo certamente un professionista è comunque capace ed io trovo meravigliosa l’idea che chi ne ha voglia possa regalare una melodia a tanti sconosciuti di passaggio.
Giunta all’uscita 10, mi metto in attesa fiduciosa, ma vengo presto delusa: l’imbarco inizia con una mezz’ora abbondante di ritardo.

Finalmente arriviamo in aereo ed io devo arrivare alla fila 25: prima di raggiungerla assisto alla sistemazione dei bagagli di almeno la metà dei passeggeri, mentre le hostess (che sia perdonato lo stilista che ha disegnato le loro orripilanti divise!) provano in ogni modo, ma inutilmente, di agevolare il passaggio per recuperare qualche minuto sul ritardo. Due su tre sono prossime alla pensione e la terza é brutta “comu na botta di cuteddu “, si direbbe dalle mie parti.

Mi siedo vicino ad una anziana e simpatica signora svizzera e poco dopo si unisce a noi un ragazzo russo. Essere fra due stranieri non mi dispiace affatto, perché mi piacerebbe davvero stare in silenzio e provare a rilassarmi un po’, durante il viaggio.

Ma, mentre in sottofondo si sente “Volare oh oh, nel blu dipinto di blu”, brano che mi sembra più che adeguato anche se poco originale, attiro non so perché l’attenzione di una tizia che siede nella mia stessa fila, seppure al di là del corridoio, che inizia a parlarmi del suo trasferimento al nord per via della riforma scolastica, argomento che già di per sé mi provoca attacchi di orticaria. Se mi distraggo, mi fa chiamare dal povero ragazzo russo, che ha la sfortuna di sedere fra di noi ma il vantaggio di non capire una sola parola di italiano.

Attendiamo per parecchio tempo la partenza, mentre la canzone di Modugno viene sostituita con la più moderna “Con te partirò “, anche questa scelta ineccepibile.

Il pilota ci comunica le informazioni sul volo e parla come se avesse appena avuto un ictus. Non è incoraggiante, ma ormai sono lì e non mi resta che pregare per la sua salute e la mia sopravvivenza.

Finalmente si decolla. La sensazione di dondolio che da l’aeromobile (come parlo bene!) mentre sta ancora con le ruote attaccate alla pista è rilassante e quasi soporifera. Però poi prende il volo e quando “si molla questo bistione di pirecchio quadrimotore nte l’aria”, per dirla con il mio conterraneo Jannuzzo, arriva quella sensazione di compressione sulla capoccia, come se avessi un mattone sulla testa. È inutile, non siamo programmati per volare, è proprio contro natura, come stare sott’acqua. Siamo nati per stare coi piedi per terra, c’è poco da fare e ne sono sempre più convinta! E però è necessario, perciò pazienza.

Subito dopo l’hostess vestita rosso/verde stile albero di Natale, ci informa che la compagnia aerea è favorevole e promuove i giochi olimpici a Roma nel 2024. Grazie tante: siete una compagnia aerea, lavorate su Roma, ci mancherebbe che foste contrari! Me ne compiaccio, ma ai fini del mio viaggio poco me ne cale. Anzi, mi fa pensare a Renzi e alla Raggi e mi dà immediatamente un senso di nausea.

Provo a leggere, ma la tizia oltre il russo non demorde: è decisa a farmi sapere tutto di lei e, cosa che mi irrita di più, a sapere il più possibile su di me. Per fortuna il pilota ci tiene ad arrivare presto presto e annuncia l’atterraggio. Io in realtà l’avevo già capito dalle orecchie tappate,che ci avvicinavamo alla terra. Se volare è contro natura, atterrare a volte è nonostante tutto fastidioso. Un po’ come nascere: inizi a vivere, ma lo fai piangendo.

Appena il carrello tocca terra parte spontaneo l’applauso. A parte che preferirei in ogni caso aspettare di fermarmi, prima di entusiasmarmi tanto, io dico: quello (anche se buono buono non sembrava) il pilota fa. Atterrare mi sembra il minimo sindacale! Non è che quando io insegno a leggere ad un mio alunno i genitori mi dedicano una standingn ovation!!!! Ma si sa, noi siciliani ( anche se presi dalla foga hanno applaudito pure la svizzera e qualche “continentale”) siamo gente di cuore e ci teniamo a far sapere il nostro apprezzamento.

L’albero di Natale…pardon, l’hostess di mezza età dà tutte le solite informazioni del caso e, mentre riparte Modugno, dice ” VI auguriamo di rivederVI in uno dei nostri voli”.

Con tutto il rispetto, cara Hostess, io potrei anche avere il piacere di rivedere te, di sentire la voce impastata del pilota, potrei sopportare ancora il mattone sulla testa e le orecchie tappate, potrei pure accettare quell’ora di ritardo a cui mi avete costretta, che tutto sommato è fisiologica….ma la tizia neo assunta ciarliera e logorroica no, eh? Io proporrei addirittura un minuto di silenzio per quei poveri colleghi che dovranno sorbirsela per un anno intero…
Si è parlato di creare voli senza bambini. Io propongo una linea “ball buster free“. Si può?
“Arrivederci e grazie di aver volato con noi!”
Prego, signora Hostess. Alla prossima!

nel blu dipinto di blu

 

2 commenti su “Nel blu dipinto di blu”

  1. Simpatica cronaca di un volo…. pensa che fortuna che hai avuto! solo un’oretta di volo!! e se avessi dovuto fare una traversata oceanica, cosa ti sarebbe successo con la tipa che ti ritrovavi accanto? Morale della favola…. chi si accontenta gode…. nella vita c’è sempre di peggio!!!

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