Libro dell’inquietudine

 

“D’improvviso, come se un destino chirurgo mi avesse operato di

una vecchia cecità con immediati grandi risultati, sollevo il

capo, dalla mia anonima vita, verso la conoscenza nitida di

come esisto. E vedo che tutto ciò che ho fatto, tutto ciò che ho

pensato, tutto ciò che sono stato, è una specie di inganno e di

follia. Mi meraviglio di non essere riuscito a vederlo. Mi

stupisco di quello che sono stato, vedendo che alla fine non

sono.

Guardo, come in una distesa al sole che irrompe fra le nuvole,

la mia vita passata; e noto, con uno spasimo metafisico, che

tutti i miei gesti più sicuri, le mie idee più chiare, e i miei propositi

più logici, in fondo, non sono stati che una ubriacatura

innata, una follia naturale, una immensa ignoranza. Non mi

sono neppure recitato. Sono stato recitato. Sono stato, non l’attore,

ma i suoi gesti.”

inquietudine

Mia libertà

Ho strappato via le sbarre della prigione del conformismo e sono io. Da quell’ apertura entra luce e libertà. Anzi, esco io; io che sono diversa e non me ne dispiaccio.

Io che non vivo di fatti, ma di emozioni. Io che la vita la attraverso sentendola sulla pelle e col cuore.

Io, che mi commuovo per una poesia, che rido di gioia, piango di dolore, che non dico quasi mai la cosa giusta. Che nascondo la vulnerabilità dietro l’ironia, che travesto la debolezza di risolutezza solo per salvarmi dalla meschinità, per difendermi dalla malignità, per sopravvivere alle canagliate.

Sono io, che non riesco a vedere il lato oggettivo della vita, che cerco il senso nascosto di tutto e in tutti.

Io, che le parole non le ascolto solamente, le viviseziono, le analizzo, le scompongo, le anatomizzo, ci faccio i giri intorno per vederne tutte le sfumature, per coglierne tutti i significati.

Io, che preferisco il calore della famiglia alle serate ipocrite di finte amicizie, che mi prendo cura delle persone che amo, che nel tempo libero faccio quello che mi piace davvero, che so di non essere migliore, ma che mi sforzo di non essere inferiore.

Io che odio andare dal parrucchiere, che più dei miei chili di troppo non sopporto le gallette di riso, che non vado in palestra e, quando ho freddo, metto i pigiamoni di pile e i calzettoni.

Io, piacevole, brillante, allegra, divertente ma anche terribilmente lunatica, nervosa, inquieta, suscettibile e irritabile, a volte isterica, talvolta infantile. Egocentrica e, perché no, egoista. Un po’ lagnosa, piena di manie. Intollerante, malinconica e in alcuni casi pessimista.

Sono io, incontrollata ed incontrollabile, istintiva, impulsiva e, può capitare, poco saggia. A volte presuntuosa, saccente e tracotante, altre dimessa e remissiva. Prepotente e, quando è il caso, arrogante.

Io che non faccio parte del gruppo, che non sopporto il branco; per questo forse irrimediabilmente destinata all’incomprensione e all’isolamento.

Ma adesso che ho strappato via le sbarre della prigione del conformismo e ho assaporato la libertà,  non torno indietro e scelgo, ancora, di essere me stessa e di non uniformarmi ad una massa inconsapevole.

Sono io e sono libera.

libertà