#fertilityday

Che siamo governati da un manipolo di imbecilli ormai, più che un sospetto, è una certezza. Così come sono certa che, scrivendo di hashtagfertilityday, ripeterò concetti che da anni sostengo e che chi mi sta vicino conosce già.
Avrei voluto e potuto tacere, considerato che se ne sta parlando anche troppo, ma proprio non ce la faccio, perché quello della maternità, nel mio caso mancata, è un argomento che tocca un nervo scoperto. Tanto che invito i soggetti di non buona volontà a fermarsi qui, perché potrei, per quanto mi sforzerò di non farlo, andare un po’ per le lunghe.
Non mi soffermo sull’aspetto prettamente politico della questione, sull’accusa di sessismo o sul ricordo della campagna invito a procreare di Mussoliniana memoria. Io vorrei occuparmi dell’aspetto umano della questione.
Eh, lo so. “Umanità ” e “politici” non sono due termini che possono concordare, soprattutto da quando al governo ci sono questi qui, però io mi sento offesa nella mia sensibilità e posso permettermi di pretende un minimo di attenzione, come cittadina, quando a qualcuno di questi illuminati ministri vengono certe idee geniali.
Perché a me questa storia che le donne debbano essere principalmente, inevitabilmente e innanzitutto madri mi ha davvero stufato.
Avere messo al mondo un altro essere, cosa che fanno senza tanto clamore anche gli animali, non rende necessariamente migliori e, giuro, ne ho le prove.
Chi è una donna di scarsa qualità, diciamo così, lo è anche se ha contenuto nel suo utero prima un “fagiolino” (non è così che di solito lo chiamano?) poi un bambino, fino, poi ad espellerlo fuori dalla vagina e metterlo su questa terra. Così come, una donna è donna anche se non ha potuto o voluto fare niente di simile.
Anni fa litigai con prof. Meluzzi, che, finché non ho scoperto essere un fanatico religioso che vaga da una professione di fede all’altra, pur di avere un po di prestigio pure in quel settore, consideravo un ottimo psichiatra;  nel salotto della D’Urso, sosteneva che per chi non volesse o non potesse fare figli non era ammesso il matrimonio (lo dice il termine stesso, diceva:”mater- munus” , compito di madre) e, in senso lato, nessun tipo di rapporto con esseri dell’altro sesso. Gliele ho cantate in diretta televisiva e anche se non ha cambiato idea (prerogativa, questa, delle persone intelligenti) almeno si è sentita anche la voce di una persona “comune” indignata ed offesa.
Un’altra volta ho dovuto assistere alla campagna “Perfette imperfezioni”: l’esaltazione di corpi sformati dai parti. C’erano tizie che mostravano orgogliose chili in più, tette abnormi e, con mutande calate ad arte, ferite di tagli cesarei.
Ora, io che tutto ho fatto fuorché diventar mamma, di quelle imperfezioni, nella mia pancia, ne ho ben 18, però le mie non sono mica perfette, perché da quei tagli non sono venuti fuori bambini (18 in ogni caso sarebbero stati troppi) ma gli effetti di una malattia.

Ultimamente da lì sono venuti fuori utero e ovaie, il che mi toglie, agli occhi della Lorenzin, il privilegio di essere considerata “bene comune”.

Allora, ma non mi pare che adesso la situazione sia migliorata di molto, la mia malattia non era in alcun modo considerata dallo stato italiano e tre milioni di donne hanno dovuto sommergere la Lorenzin, proprio lei, di email e cinguettii su Twitter per attirare la sua attenzione. Che ha portato risultati non proprio eccellenti, tra l’altro.
Ho sempre lottato, io e tante altre donne come me, per porre all’attenzione pubblica il fatto che essere “non mamma” in questo mondo è particolarmente “dura”, più dura che essere mamme naturali. Io ho 4 nipoti, che adoro, e da anni mi prendo cura dei figli del mio compagno. Io ho doveri nei loro confronti, ma mai diritti perché io….non sono la mamma e, si sa, “la mamma è sempre la mamma”, non foss’altro per le pisciatine segna territorio che fa una madre quando qualcuno ama e viene amato dai loro figli.
Noi donne, l’istinto naturale alla maternità lo abbiamo dentro, e, per quanto felici, noi che non possiamo viverlo siamo frustrate, castrate, mutilate. E ci sentiamo messe all’angolo.
Tutte ci siamo sentite dire “Ma tu non sai che cosa sia l’amore per un figlio”, “che ne sai tu di che cosa voglia dire essere madre” e, una volta una signora, che conosceva i miei problemi, mi disse che io non conoscevo il dolore perché non avevo partorito. Se non fosse per carità cristiana, le avrei augurato una bella occlusione intestinale dopo aver ingerito un litro di lassativo e poi avrei voluto sentirglielo ripetere.
Per far riconquistare la dignità di donne a chi, come me, un figlio non l’ha e non l’avrà mai, arriva la Lorenzin col suo vergognoso “hashtag ” a porre l’accento sul fatto che, se non procrei meglio che crepi che tanto non sei “un bene per la società “. Oh, è logica eh? Si chiama “sillogismo” (Aristotele docet): la fertilità è un bene comune; tu non sei fertile; tu non sei un bene comune.
Ok, va bene. Quindi sono un bene comune quelle che partoriscono i figli e poi li lasciano nei cassonetti, o che li uccidono, o che li mettono al mondo come conigli, che generano dolore, che durante la gravidanza gli passano l’AIDS perché si sono fatte le pere.
O quelle, senza ricorrere a casi così eclatanti, che sono così immature, così incapaci di assumersi delle responsabilità, così mentalmente impreparate, così egoiste, da far danni permanenti ai loro figli, pur sottolineando quanto li amano (se da una bacheca di fb, poi, ancora meglio).

Se non altro che per il fatto che insegno da 15 anni, permettetemi di arrogarmi il diritto di affermare che ne esistono (e comunque non solo lì ne ho fatto esperienza).
Io, e quelle come me che non hanno sparso pargoletti per il mondo, non siamo un bene comune. Tanto quanto non lo è la ministra, che è madre di una campagna vergognosa, insensibile, abietta, deprecabile, spregevole ed ignobile.
E poi, cara ministra, so che fa tanto figo, ma ringraziando i nostri antenati abbiamo una lingua meravigliosa e, se proprio ci teneva a fare questa figuraccia (che il capo Renzi, visti i dissensi disconosce, da novello Pilato,) poteva anche farla in italiano. #giornodellafertilitá.

PS. Per dovere di cronaca, anche gli uomini possono non essere fertili. Chissà perché questo non se lo ricorda mai nessuno….

Fertilityday

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