A proposito di Tiziana

Ho preferito aspettare qualche giorno prima di parlare. Ho voluto evitare interventi “di pancia”, come ne ho visti tanti in giro in queste ultime ore. La storia e la vita di Tiziana sono state raccontate in tutte le salse e tengo a precisare che non è mia intenzione metterci il carico da 11, ma si è verificata una cosa talmente grave che mi risulta davvero difficile fare spallucce e girarmi dall’altra parte. Per chi non l’avesse ancora capito, Tiziana è morta. Si è suicidata, per la precisione. Chi dice per colpa sua, chi dice per colpa del web. Quella che si può contrarre su Internet, lo sappiamo, è la peggiore delle epidemie: è sufficiente un click – un like, uno share, un tweet o come lo volete chiamare – e qualsiasi contenuto, anche il più insulso, diventa virale. Nel caso di Tiziana parliamo di un video che la ritrae in atteggiamenti piuttosto intimi con un ragazzo: in poche parole, quello che facciamo tutti ma in assenza di videocamere.
Che ci crediate o no, io questo video non l’ho mai visto, ma sapevo della sua esistenza e anche della sua diffusione a macchia d’olio. Ciò che non sapevo, però, è che da quel momento in poi la vita di Tiziana fosse diventata un inferno. Non sapevo che avesse deciso di cambiare residenza, per esempio, e non sapevo che avesse avviato persino le pratiche per cambiare nome. Non sapevo nemmeno che avesse tentato il suicidio. E non sapevo nulla di tutto ciò perché, nel frattempo, si continuava a parlare solo ed esclusivamente di quel maledetto video. Ammetto che il perché di tanto scalpore non l’ho mai capito. C’è chi queste cose le fa per mestiere, ma io non ho mai visto linkare su un social un video di Rocco Siffredi o di Cicciolina, per dirne due a caso. E perché, invece, c’è stato un simile passaparola nel caso di una persona “comune”?

Mi sembra scontato dire che ognuno di noi sia sessualmente libero di fare ciò che vuole. Anche di filmarlo, se preferisce. E anche di inviarlo a qualcuno, se così gli gira. Se poi si vogliono imputare delle colpe a Tiziana a tutti i costi, sicuramente il suo errore è stato quello di essersi fidata delle persone sbagliate. Ma chi di noi non si è mai fidato delle persone sbagliate almeno una volta nella vita? A me capita di continuo. E lei di questo se n’è pentita amaramente, il suicidio non lascia dubbi al riguardo. Si è pentita a tal punto da aver preferito la morte allo scherno e alla vergogna. E chissà cosa direbbe se sapesse che le offese nei suoi confronti sono persino aumentate dopo il suo gesto disperato. Forse, se potesse tornare indietro, vi congederebbe soltanto con un sonoro “vaffanculo”, che era pure meglio. E poi chissà cosa direbbe se sapesse che, dopo la sua morte, l’hanno uccisa pure una seconda volta: gli epiteti con cui l’apostrofavano in vita sono rimasti gli stessi, con la differenza che i giudici di questo grancazzo hanno anche decretato che questa era la fine che si meritava.

E sì Tiziana, perché tu non lo sai ma la morte “te la sei cercata”. È questo che i giudici del webbe hanno deciso per te. Ti consolerà sapere, comunque, che fortunatamente non tutti la pensano allo stesso modo. L’opinione pubblica si è letteralmente spaccata a metà e c’è stato anche qualcuno che s’è persino ravveduto; in più di un’occasione ho letto di gente che si è “fermata a riflettere”; riflettere sulla pericolosità di Internet, immagino, sulle conseguenze delle nostre azioni all’interno e al di fuori dei social. “Farlo prima no, eh?”, e no Tizià, mo’ pretendi un po’ troppo. Ti basti sapere che, per qualche ora, c’è stato qualcuno che ha messo in funzione l’unico neurone di cui era provvisto e ha riflettuto. Poi però, Tizià, è successa ‘na cosa strana, curiosa. C’è stata un’altra gogna, ma “al contrario”. In poche parole, tutti quelli che hanno sputtanato te sono stati sputtanati sul web allo stesso modo. Verrebbe da dire “chi la fa, l’aspetti”, oppure “occhio per occhio, dente per dente”, oppure “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”, ma a questo punto mi chiedo: forse ho capito male io, ma non si stava riflettendo sulle conseguenze di quello che scriviamo e facciamo sui social?

Tiziana, non mi fraintendere eh, scrivere che tu te la sia cercata è abominevole, su questo non c’è alcun dubbio. E poi fa anche sottintendere che nella tua posizione non potrà mai trovarsi – che so – una figlia, una sorella o una cara amica di qualcun altro, ma chi può averla questa certezza? E pure quelle donne – perché sì Tizià, tra chi dice che te la sei cercata ci sono anche delle donne – come fanno a dire con tanta sicurezza che un giorno non faranno un’imprudenza simile alla tua? Se non l’hanno pure già fatta e gli è andata meglio di com’è andata a te. Però, comprendimi, il confine tra difendere te e denigrare qualcun altro è davvero labile. È per questo che mi viene da pensare che forse non abbiamo riflettuto abbastanza. Poi, in realtà, ero già molto pessimista in partenza: già solo il fatto che bisognasse “fermarsi a riflettere” per capire che ciò che diciamo e che facciamo ha sempre delle conseguenze mi faceva sperare ben poco. Però, chissà, forse la tua storia avrà un risvolto positivo. Certo, non per te, questo è chiaro. Forse qualcuno avrà capito che prima di offendere, calpestare, denigrare qualcuno sarebbe opportuno pensare alle conseguenze. Forse qualcuno avrà capito che è ora di smetterla di guardare dall’alto in basso chiunque capiti a tiro. Forse qualcuno sarà stato capace di fare un atto di umiltà e, sempre forse, avrà capito che ciascuno di noi non è altro che un “signor Nessuno”. O forse no.

Dalila Pergamo

su http://estrattidiortica.blogspot.it/2016/09/a-proposito-di-tiziana-e-cyberbullismo.html

Tiziana

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