Il sole oltre la notte

Appena sveglia, ancora assonnata e spettinata, appoggiata allo stipite della porta della cucina con in mano la mia tazza del caffè, lo guardo mentre, seduto sul divano del soggiorno, sorseggiando il suo cappuccino, gioca con il cane, che aspetta speranzoso qualcosa da mangiare. Lo guardo, ed è così sereno, illuminato dal tiepido sole ormai autunnale che entra dall’ampia vetrata.

Istintivamente sorrido. Mi sento felice, gioiosa, beatamente appagata e tranquilla.

Sarebbe facile se la mente funzionasse a compartimenti stagni. Basterebbe chiudere i pensieri negativi, le angosce, le ansie, i dolori in una parte del cervello e tirarli fuori solo quando necessario, così da godersi il più possibile gli attimi di felicità senza che questi siano contaminati da pensieri negativi.

Forse si potrebbe impazzire per troppa felicità, e per questo esistono i piccoli e grandi dolori, quelle angosce che disturbano la vita. Tanto è vero che non esiste nessuno senza problemi, che in assenza di grandi dolori ognuno si crea affanni e preoccupazioni che potrebbero davvero sembrare fole a chi i problemi, quelli veri, li conosce bene.

Ogni essere umano aspira alla felicità, alla tranquillità, alla serenità, ma, e non credo che sia semplicemente una consolazione per una persona che il dolore lo ha conosciuto così bene da portarselo cucito addosso come una seconda pelle, anche gli eventi negativi sono utili nella vita.

I problemi di salute ti insegnano ad apprezzare davvero i momenti di benessere, ti insegnano a dare il giusto peso e la giusta importanza a tutte le altre vicende poco gradevoli, ti insegnano a godere di quello che hai con la consapevolezza che potresti avere decisamente di meno.

Gli altri dolori, le delusioni, le relazioni sofferte, le fratture con affetti consolidati, la frustrazione per le esperienze negative ti insegnano a riconoscere i pericoli, a proteggerti, a stringerti forte a te per non permettere a nessuno, nemmeno a te stessa, di farti rivivere situazioni sgradevoli e critiche.

Senza che sia necessario chiudersi ad ogni possibilità di relazioni affettuose, sincere, schiette, appaganti. Perché, proprio grazie a quel dolore cocente, a quelle ferite dolenti, a quelle cicatrici, a quelle debolezze, si impara ad individuare e distinguere il rischio, la minaccia, l’eventualità di ulteriori tribolazioni. E ad evitarli.

Mi porto appresso fantasmi del passato, mi porto sensi di colpa nei confronti di me stessa, mi porto sulla pelle e dentro il corpo le conseguenze di un male che ancora non mi abbandona. Ma non voglio negarmi la gioia di questi momenti in cui penso di avere tutto ciò di cui ho bisogno, tutto ciò che ho desiderato e che ho potuto avere. Un meraviglioso uomo che sorride sorseggiando il cappuccino, che mi guarda felice anche se sono assonnata e spettinata, un cane dolcissimo e giocherellone, e una fantastica luce autunnale che entra nella nostra casa a ricordarci che c’è sempre il sole oltre la notte.

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