Il ponte dei sospiri

La Sicilia è una terra meravigliosa, più di quanto si creda, ma ha le sue pecche e i sui problemi.

Oltre al famoso TRRRaffico di Johnny Stecchino e la Mafia che ormai è emigrata pure lei, rimangono nell’isola alcune criticità che andrebbero risolte e superate.

In Sicilia, ormai è certo, non corri il rischio di annoiarti e per dimostrarlo vorrei ricordare dei fatti già noti, che potrebbero sembrare addirittura simpatici e che possono sostenere questa mia tesi.

Ricordate per esempio quando a Messina è mancata l’acqua e la povera gente ha dovuto scervellarsi e spender soldi per poter almeno farsi un bidet?

Non parliamo poi dei collegamenti e dei mezzi pubblici. Se vuoi andare da Trapani a Palermo col treno ci stai due o tre ore, ammesso che il treno, quello stile diligenza del vecchio far west, ancora ci sia.

Dal mio paese e da quelli limitrofi non esiste che un pullman giornaliero per Palermo, città che dista 80 km e che è sede dell’università, e c’è un solo pullman che dal capoluogo riporta indietro i pendolari o gli utenti occasionali.

In Sicilia accade che se vuoi telefonare a tua madre devi chiamare l’oleificio, mentre al solito numero telefonico di casa sua ti risponde una signora, che non si sa chi sia, che, date le continue tue richieste di parlare col la tua genitrice, quasi quasi vuole denunciarti per molestie. No, non sono andata fuori di testa, non mi sono drogata nè soffro di allucinazioni. È proprio così!

Un giorno di ottobre, nel periodo della raccolta delle olive, chiamo mia madre e non mi risponde; il cellulare l’ha scordato a casa di mio fratello, quindi non so come rintracciarla. Poi mi chiama mio fratello che mi chiede se ho chiamato mia madre, perché a lui risponde la tizia di cui sopra, che si lamenta che tutti cercano questa benedetta signora che lei non conosce. Dopo un po’ da un numero diverso da quello di casa di mamma mi arriva una chiamata, ed è proprio la madre dispersa che mi cerca, lamentando che non ne può più di ricevere telefonate di signori che cercano di mettersi in contatto col frantoio (che per altro nel periodo di raccolta di olive è piuttosto “ricercato”).

Poi si chiarisce l’arcano: la società telefonica ha invertito, come per uno scherzo di carnevale, tutti i numeri di tel. Quindi, se volevo parlare con mia madre dovevo chiamare l’oleificio. Chi desiderava parlare con l’oleificio probabilmente doveva chiamare il numero della signora, la quale sarebbe stata reperibile al numero di mia madre……Ecco perché noi siciliani siamo più intelligenti: vai a cavartela in situazioni del genere!!!!

Ma adesso, finalmente, qualcosa per la Sicilia pare stia cominciando a cambiare! Non puoi andare a Palermo, il treno è un sogno, contattare i tuoi cari può diventare una gag degna di uno dei migliori spettacoli di cabaret, non esistono servizi e i giovani emigrano sia per studiare che per lavorare, i paesi sono pieni di immondizia, come Napoli nel suo periodo peggiore, aumentano esponenzialmente gli ammalati di tumore non si sa (e neanche interessa scoprirlo) per quale caspita di motivo, ma finalmente avremo il ponte sullo Stretto di Messina.

Però, scusate, mi pare di aver un deja vu. Ponte sullo Stretto….100 mila posti di lavoro….Non sono cose già proposte dal tizio che si pettina con l’uniposca e a cui hanno cercato di rovinare il lifting tirandogli il Duomo Di Milano (in piccolo s’intende) in faccia?

Come fanno adesso quelli che hanno sempre odiato il donnaiolo di Arcore a sostenere Renzuccio in questi suoi propostiti così poco originali?

Renzù, ti prego, inventati qualcos’altro in previsione del Referendum, che con il Berlusca è già stato un fallimento. Io sono in trepidante attesa della prossima genialata….

ponte

2 commenti su “Il ponte dei sospiri”

  1. Non ho mai avuto una grande simpatia per l’idea di vedere realizzato il ponte sullo stretto.
    Opera certamente faraonica ma fonte di guai, secondo me. D’altro canto riconosco ai miei amati conterranei la rara capacità di farsi prendere (per i fondelli) dai facili entusiasmi e correre dietro a certi carri pieni di promesse. Lo hanno fatto con il Cavaliere (ormai ex) che in sicilia ha spopolato per decenni, lo fanno tutt’oggi con altri illusionisti seppur di rango molto inferiore. A questo punto immagino che, questa del ponte, sia una butade pubblicitaria al fine di gettarsi nella mischia delle promesse irrealizzabili che tanto presa fanno fra i miei amati corregionali.
    Alla guerra come alla guerra.
    Non lo capisco, non condivido, ma me questo è!

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