“Dagli amici mi guardi Dio….

….che dai nemici mi guardo io”

Quando qualcuno mi fa del male, ho l’abitudine ormai consolidata di prendermela con me stessa. Perché mi rendo conto che sono io che glielo permetto.

 

Ormai ho imparato a riconoscere il bene dal male, eppure mi ostino a non dar retta a quell’istinto primordiale che pure prova a mettermi in allarme.
Io non lo ascolto : ci casco la prima, la seconda volta, e poi ancora, finché, troppo dolente e sconfitta, apro gli occhi e, con la violenza di una epifania, la realtà mi appare per quella che è.
Sono stata usata, sfruttata, prosciugata da una persona, un’altra persona che, dopo aver succhiato linfa vitale, dopo aver preso senza dare, dopo avermi rubato tempo, serenità, forza, positività, una volta ottenuto quello che aveva desiderato, mi lascia vuota, priva di vitalità, di quella energia che solitamente ho avuto dentro anche nei momenti peggiori della mia vita.
“Sei tu che glielo hai permesso!” mi dico, mi urlo contro. “Sei tu che hai assecondato, che hai dato spazio, che ti sei immolata, che hai scoperto il fianco a quest’altro attacco”.
Sì, è vero, sono stata io; sciocca il doppio perché infondo io sapevo con chi avevo a che fare.
Ma la disponibilità verso il prossimo, la capacità empatica, l’attitudine a condividere, a provare compassione, a tendere la mano, a mettersi a disposizione, ad aiutare è come il colore degli occhi: ce l’hai e non lo puoi cambiare.
A volte mi trovo a discutere con chi sostiene che , se vedesse il suo nemico in difficoltà, passerebbe oltre con indifferenza. Io non sono una Santa e ho una buona dose di egoismo, ma ho sperimentato che non sarei capace.
Non sono mai stata capace di dire un “No”, non sono stata capace di girare le spalle, eppure ne ho vista di gente andar via di schiena, senza la decenza di uno sguardo, di un saluto, di un “grazie”.
La stessa gente che mi chiamava “amica”, la stessa gente che si profondeva in manifestazioni di affetto.

 

“Con amici così, non ho bisogno di nemici”…..

Dagli amici mi guardi Dio....

3 commenti su ““Dagli amici mi guardi Dio….”

  1. “Amici”… che parolone che hai usato…
    Gli amici non si scelgono… gli anici si incontrano per affinità (che non vuol dire pensarla allo stesso modo, è chiaro no?)
    Spesso si fa l’errore di fidarsi chi chi questa fiducia non la merita e magari chi l’avrebbe meritata sta antipatico per motivi diversi e viene lasciato in disparte.
    C’è una sola cosa che dobbiamo imparare a fare ed è quella di non farsi illudere dall’apparenza.
    Apparire è una cosa….essere è un’altra. Poi tutto va come deve andare

  2. E’ difficile commentare questo articolo senza cadere nel banale, nello scontato, nella frase fatta. Io credo che non dovresti essere così dura con te stessa, essere un po’ più tollerante nei confronti della persona che, grazie alla sua sensibilità e alla sua voglia di andare incontro agli altri, è caduta in un semplice errore di valutazione. Tu eri in assoluta buona fede, Marisa, ed è questo ciò che conta. E molto probabilmente in futuro sbaglierai ancora, proprio per il fatto che essere empatici non è una scelta ma una condizione alla quale non si può (e non si deve!) rinunciare. Non è così importante cadere per terra, Marisa, ciò che conta è sapere di avere la capacità di rialzarsi e, una volta in piedi, essere più grandi di prima. Davide.

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