Buoni o cattivi

Da quando eravamo piccoli, qualsiasi adulto preposto alla nostra educazione ci ha sempre insegnato che bisogna essere buoni, gentili, altruisti.
Mai nessuno ci ha detto che dovevamo essere felici.

Perché spesso, per essere felici bisogna proprio essere meno buoni, gentili ed altruisti.

A volte la felicità si trova con un po’ di sano egoismo, pensando prima al proprio benessere che a quello degli altri.

Ovviamente, contravvenendo a quei principi e a quei valori che ci hanno trasmesso e tramandato, concedersi il lusso di amarsi più di quanto si amino gli altri, generalmente provoca dei gravi sensi di colpa, a volte perfino la paura infantile di essere puniti per non aver rispettato le regole.
Non sarei una buona cristiana, cosa che aspiro ad essere col tempo e con un buon lavoro su me stessa, se non dicessi, e soprattutto non credessi, che bisogna amare il prossimo e non essere motivo di sofferenza per gli altri, ma sarei anche una folle sconsiderata se affermassi che bisogna non pensare anche un po’ a se stessi.
“Siate furbi come serpenti e semplici come colombe” ha detto Gesù (Matteo 10:16).
Forse bisognerebbe sforzarsi di non ferire mai gratuitamente nessuno, non bisogna essere causa di dolore e sofferenza, ma è necessario pure difendersi se ci si trova “come pecore in mezzo ai lupi”, per citare lo stesso versetto.
Io sono quella delle seconde occasioni, degli alibi e delle giustificazioni. Mai nessuno che mi abbia fatto del male ha poi trovato la porta chiusa quando è venuto a bussare, ovviamente per chiedere qualcosa.

Ma arriva un momento in cui anche quelli come me si stancano di metter pezze e toppe, di raccogliere cocci, di mettere insieme i pezzi.
Perché è pure vero che, a lungo andare, quando qualcosa si rompe si può fare tutto ciò che è nelle proprie possibilità, ma non tornerà mai come prima. Non capita con gli oggetti, figuriamoci coi sentimenti!

Se ci si fida di qualcuno, se si permette ad un’altra persona di entrarti dentro, nel cuore, nell’anima, e quello ne approfitta per banchettarci un po’ e poi uscirsene lasciando tutto in disordine, quante volte puoi permettergli di entrare ancora? Arriverà o no il momento in cui verrà e troverà chiuso?

E questo significherà forse essere cattivi?
Beh, no. Non credo.
Penso significhi volersi bene, voler bene a se stessi; significa “voler tenere l’anima in ordine”, pulita.
Quanto si può rimanere “sani” se intorno si hanno persone con il cuore marcio? Quanto si può rimanere buoni, se ci si circonda di opportunismo, avidità (non solo di cose ma anche e soprattutto di sentimenti)? Non si rischia di venirne “contagiati” ed indurire troppo il proprio cuore, trasformando la vera natura?

 

” A chi ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra” (Luca 6:29). Ecco, PORGIGLI l’altra guancia. Non “stai lì e fa che lui faccia di te quel che desidera”. Devi esser tu a decidere o no se farti percuotere ancora. Se lo fai, e lo fai per amore, con piena consapevolezza, hai fatto una cosa grande, e non ti farà neanche male: lo hai scelto, lo hai fatto con il cuore.
Ma se qualcuno ti percuote e tu poi stai male, soffri, provi rabbia, perfino odio, non è forse meglio allontanare chi ti provoca tanto dolore?
“Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna.” (Matteo 5:29)

La vendetta, quella sì, potrebbe e dovrebbe provocare sensi di colpa. Ma rimanere indifferenti e non permettere agli altri di farci del male non può farci sentire pessime persone.

 

Sorridere, continuare ad essere gentili e mantenere le dovute distanze da chi riesce sempre e solo farci male. A me sembra tutto sommato una buona ricetta. Almeno finché non saremo tanto infinitamente grandi da poter fare di più.
E lasciamo i cocci per terra, che anche ad incollarli il risultato sempre pessimo rimane….

Buoni o cattivi

 

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