Nobel trasgressivi

Quando bacio il tuo labbro profumato,
cara fanciulla non posso obbliare
che un bianco teschio vi è sotto celato.

Quando a me stringo il tuo corpo vezzoso,
obbliar non poss’io, cara fanciulla,
che vi è sotto uno scheletro nascosto.

E nell’orrenda visione assorto,
dovunque o tocchi, o baci, o la man posi,
sento sporger le fredde ossa di un morto.
(Iginio Tarchetti, poeta scapigliato)

 

Quante strade deve percorrere un uomo

prima di essere chiamato uomo?

E quanti mari deve superare una colomba bianca
prima che si addormenti sulla spiaggia?

E per quanto tempo dovranno volare le palle di cannone
prima che vengano bandite per sempre?

la risposta, amico mio, se ne va nel vento,
la risposta se ne va nel vento

Per quanto tempo un uomo deve guardare in alto
prima che riesca a vedere il cielo?

E quanti orecchie deve avere un uomo
prima che ascolti la gente piangere?

E quanti morti ci dovranno essere affinché lui sappia
che troppa gente è morta?

la risposta, amico mio, se ne va nel vento,
la risposta se ne va nel vento

Per quanti anni una montagna può esistere
prima che venga spazzata via dal mare?

E per quanti anni alcuni possono vivere
prima che sia concesso loro di essere liberi

E per quanto tempo può un uomo girare la sua testa
fingendo di non vedere

la risposta, amico mio, se ne va nel vento,
la risposta se ne va nel vento
(Traduzione Blowin’ in the wind di Bob Dylan)

Forse ho scelto un brano della Scapigliatura un po’ “eccessivo” per chi non conosce questa corrente letteraria, certamente un testo poco noto, ma che è considerato un esempio di un movimento letterario che ebbe diffusione più o meno alla metà dell’800.
Un testo “strano”, particolare, che viene inserito nel panorama letterario italiano.

Poi ho copiato la traduzione di un testo di Bob Dylan, che solo ieri ha ricevuto, fra innumerevoli critiche, il premio Nobel per la letteratura. Nel confronto, per quanto azzardato perché si tratta di due testi di periodi, ispirazioni, temi e stili diversi, mi pare che nessuno dei due brani possa dirsi migliore dell’altro.

Tanti scrittori, con atteggiamento sprezzante e borioso, hanno dissentito sul fatto che un simile prestigioso riconoscimento, quale il Premio Nobel, possa essere stato attributo ad un cantautore, adducendo come giustificazione che la musica, le canzoni non sono letteratura.
A me pare l’effetto di un rosicamento fuori dal comune.

Se mi parlate di Fedez, di Moreno o di qualche cantantuccio da strapazzo che fa successo cantando “I have a pen, I have an Apple” l’accostamento fra musica e letteratura è raccapricciante.

Ma pensiamo a brani come Le Nuvole di De Andrè :

Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo

sembra che ti guardano con malocchio

Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell’airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri

Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore

Vengono
Vanno
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto dove stai

Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono li tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.

Oppure a Sally di Vasco Rossi:

Sally cammina per la strada leggera
Ormai è sera
Si accendono le luci dei lampioni
Tutta la gente corre a casa davanti alle televisioni
Ed un pensiero le passa per la testa
Forse la vita non è stata tutta persa
Forse qualcosa s’è salvato
Forse davvero non è stato poi tutto sbagliato
Forse era giusto così
Forse ma, forse ma sì
Cosa vuoi che ti dica io
Senti che bel rumore…

Allora ditemi, che differenza c’è fra questa poesia accompagnata dalla musica e la letteratura in senso stretto.
Forse l’unica vera differenza è che la musica è semplicemente meno “snob”, più vicina a tutta la gente, più accessibile.

Condivido quanto scritto da Vittorio Sgarbi, il quale sa, per ovvi motivi, esprimere meglio quel che vorrei sostenere anche io:

Bob Dylan ha scritto canzoni che, dopo che la grande poesia tradizionale fino a D’Annunzio, Eliot e Montale ha lasciato il campo ai cosiddetti cantautori (in Italia Lucio Battisti, Celentano, Mina, Ornella Vanoni, Gino Paoli, Paolo Conte e molti altri), appartengono alla nostra memoria e alla nostra coscienza, non meno di Jacques Prevert e di Neruda (a sua volta Premio Nobel) 
e al pari di grandi poeti come i Beatles e i Rolling Stones.
Bob Dylan intercetta e interpreta sentimenti universali, non meno di Leopardi. Parla, come la poesia deve, alla nostra anima. Quando uno pensa alle origini della poesia, pensa a Omero, poeta, o gruppo di poeti, orale, la cui voce, ripetuta o cantata a memoria, è soltanto in un secondo momento trascritta. Omero, per questo, non avrebbe meritato il Nobel? Bob Dylan è l’equivalente, ed è anche un unico e impareggiabile interprete. Poeta della parola scritta e cantata. Poeta di tutti. Il Nobel non può altro che riconoscerlo. Non stabilire chi è abilitato a essere poeta. Saffo, no? 

Nobel

2 commenti su “Nobel trasgressivi”

  1. Complimenti, Marisa, questo è veramente un bell’articolo!
    (e non c’è altro da aggiungere, anzi, no, grazie per averlo scritto).
    Davide.

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