Venerdì 18 novembre

 

“Qualcuno le ha detto che la crisi altro non è che il passaggio da uno stato ad un altro.
Ora lei si sente incastrata in questo passaggio senza riuscire a passare allo stato successivo.

Si sente come se avesse addosso un abito scomodo, fastidioso, e, nonostante cerchi con tutte le sue forze di strapparselo di dosso, non riesce nella sua impresa.
Se dovesse dare un nome a questa strana condizione (solitudine, incomprensione, insofferenza) non saprebbe farlo.

La parola che le martella in testa, che corre e ricorre dentro di sé è una: “prigione”.
Si sente prigioniera pur non sapendo bene di chi. O di che cosa.

Di se stessa? Forse.
Di certe situazioni? Probabile.
Di luoghi? Possibile.

Ha un’unica, solida certezza: non riesce a tirarsene fuori e sa che, qualsiasi cosa possa fare, non riuscirebbe a liberarsi.

A volte sente un senso di soffocamento che impedisce a qualcosa (ma che cosa?) di venir fuori da lei.

Lacrime, dolore, rabbia, frustrazione, sofferenza : tutto è dentro di lei ma non viene fuori.

Non si riconosce e non si accetta, perché è un’altra lei.

Lei è quella che ce la fa, che affronta tutto di petto, è quella delle soluzioni non quella dei problemi.

Ed io la guardo e basta. Senza aiutarla, senza fornirle una spiegazione, un sistema.
La guardo e attendo che trovi da sé la strada che non può indicarle nessuno. La strada verso la ripresa, verso il rinnovamento, verso quella vita che la sta aspettando e che la accoglierà ancora. Rifiorita, rigenerata, rinvigorita.

Come una donna. Come ogni donna sa fare.”

Lei ero io. Circa 5 anni fa.
Venerdì 18 novembre del 2011, alle 19.30 circa sono uscita da una sala operatoria arrabbiata e in lacrime. Non sentivo più la mia gamba destra. Lei, la mia scomoda compagna di viaggio mi aveva tolto anche quella.
Per due anni mi hanno sostenuto l’affetto dei miei cari, pochi amici e loro, le mie due stampelle, e mi ha accompagnato una impietosa sentenza: “Sarà così per tutta la tua vita”.
Nello sforzo di accettarla, ho sofferto, pianto, patito. Sono stata vittima delle mie difficoltà, della rabbia, dell’invidia per chi non immaginava neanche che cosa significasse dover accettare una realtà simile. Sono stata vittima della tristezza, dello scoraggiamento, della depressione.
Ma poi è tornata la voglia di farcela, ho trovato “la strada” e ho iniziato a percorrerla con le mie gambe.

Una più debole, insicura, fragile, intorpidita, che mi nega un po’ di cose, ma che non mi toglie la possibilità di dire: “Ce l’ho fatta. Sono rifiorita, rinata, rinvigorita” .
Perché io, io sono quella delle soluzioni, non dei problemi!

Venerdì 18 novembre

2 commenti su “Venerdì 18 novembre”

Lascia un tuo pensiero!