Tutti in scena!

Nella vita, spesso già in famiglia, a volte basta poco per essere investiti di un ruolo. C’è chi deve essere quello tranquillo, ubbidiente, bravo a scuola, quello che non da eccessive preoccupazioni, e c’è chi deve essere il ribelle, quello che si fa fatica tenere a bada, che prende i brutti voti, le strade sbagliate, le botte, i rimproveri, le punizioni. Una volta affibbiata una parte, è difficile tirarsene fuori, sia per le reazioni che potrebbero avere gli altri, sia perché chi si è calato nel personaggio rischierebbe quasi delle crisi di identità, se dovesse far emergere altri aspetti di sé contrari a quello che ci si aspetta da lui.
Apparentemente le parti sono frutto di una scelta. Invece ognuno a modo suo, è stato costretto in quella recita e tutti i ruoli sono difficili e pesanti.
Nessuna inversione di marcia, nessuna possibilità di scambio di parti: si deve essere all’altezza, in positivo o in negativo, delle aspettative di cui si è investiti.
Come in ogni spettacolo che si rispetti, ci sono i critici, pronti a giudicare regia ed attori. Questo è, in genere, il lavoro più divertente e meno complicato.
Tutti convinti di essere migliori degli altri, ci si diletta a sputare sentenze, emettere pareri, spesso inclementi, ad esprimere verdetti.
È facile e naturale. Si parte dal presupposto che “io sono migliore dell’altro”, se non altro perché a se stessi si è così abituati da non far caso alle mancanze che si hanno.

Perché si hanno. Magari in casa, sotto il naso, solo che fa semplicemente più comodo non vederle.

È facile perché si conoscono le mezze verità, i mezzi problemi e si pretende , invece, di avere perfette soluzioni.
Si è così spietati nel valutare, nell’emettere pareri! Si parte sempre dal presupposto che le persone siano peggiori di quello che sono in realtà: fa comodo, soddisfa il bisogno di sentirsi migliori, il bisogno di eccellenza.

 

E si prendono delle cantonate, accidenti! Delle cantonate che, se e quando le verità saranno svelate, si vorrebbe proprio essere lì a sbellicarsi dalle risate o a salire su quel pulpito che tanto adorano per urlare “Visto che gran bella figura che hai fatto?”
Perché, in questo mondo o in quell’altro, le risposte arriveranno e “col giudizio col quale giudicate, sarete giudicati e con la misura onde misurate, sarà misurato a voi” ( Matteo 7: 1-2)

 

Anche i “giudici” fanno parte della scena, sono personaggi dello spettacolo. A differenza degli altri ruoli, quello del critico, però, è interscambiabile e le parti non si escludono l’una con l’altra. Nello stesso atto del giudizio si continua a recitare la propria parte, e giudici ed attori si confondono in un unico girotondo.

 

L’ho fatto anche io. Anche io ho giudicato e condannato. E continuo a non capire, a non accettare certi aspetti di alcune persone che non riesco proprio a mandar giù. Troppa diversità ci divide, troppe incomprensioni ci separano, troppe distanze, forse, rimangono incolmabili.
Non mi concedo attenuanti, ma il mio copione mi impone di giudicare prima me stessa, con atroce severità; poi su molte cose, persone e situazioni cerco, e trovo, motivazioni, comprendo meccanismi, fornisco alibi. Cerco di entrare nell’altro e quando le cose buone che trovo sono meno di quelle cattive, allora “emetto una sentenza”. Che molto spesso non comporta altro che avere consapevolezza di chi sia e di che cosa sia capace chi ho cercato di conoscere.

 

Ho letto sul web una storia raccontata da una psicologa, Tara Brach : “Immaginate di camminare tra gli alberi e di vedere un cagnolino. Vi sembra grazioso e amichevole. Vi avvicinate e vi chinate ad accarezzarlo, quando all’improvviso comincia a ringhiare e tenta di mordervi. Il cane ora non vi sembra più carino, provate paura e forse anche rabbia. Proprio allora, il vento comincia a soffiare, le foglie sul terreno vengono spazzate via e vedete che il cane ha una zampa imprigionata in una tagliola. Ora provate compassione per il cane. Capite che è diventato aggressivo perché prova dolore, sta soffrendo.”
La cosa che mi piace da morire è giudicare (male) qualcuno e poi essere sorpresa nello scoprire di aver sbagliato, nel comprendere che quella persona è in grado di compiere gesti meravigliosi di cui io non sarei capace. Che dietro il ruolo che gli è stato imposto ha un’anima e una coscienza che non avrei mai immaginato.

 

È un piacere raro, ma capita. Mi sta capitando…

Tutti in scena

 

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