Una….no! Mille lacrime sul viso…

Mio padre mi ha insegnato che non bisogna mai piangere davanti agli altri.
Non è che me lo ha proprio insegnato, diciamo che mi ha trasmesso questa regola con atteggiamenti, sguardi, esempi.
Quando penso a questa tacita direttiva, mi viene in mente subito la parola “dignità “. Secondo il mio rigido genitore, esporre le proprie debolezze era sinonimo di vergogna e volgarità. Io, che ho sempre accettato qualsiasi principio sostenuto da mio padre come un dogma, ho ereditato da lui la stessa convinzione.

Non che non piangessi, anche perché sono sempre stata una persona molto emotiva, a volte troppo sensibile, ma ho sempre fatto il possibile e perfino l’impossibile per trattenere le lacrime finché non mi trovassi da sola per sfogare rabbia, tristezza, frustrazione e qualsiasi altra emozione mi avesse portata al pianto. Mi facevo venire il mal di gola, con questi groppi che cercavo di respingere disperatamente, in attesa della sospirata liberazione. Deglutivo smodatamente per ricacciare giù le lacrime, stringevo i pugni fino a far diventare violacee le nocche e a ficcare le unghie sul palmo della mano, ma no! Non dovevo cacciare fuori una lacrima che fosse una.
Di contro, mia madre ha sempre avuto la lacrima facile e con lei (sembra strano ma è così) mio fratello maggiore. Il che per me è sempre stato un fatto da raccapriccio, e non raramente li ho ripresi anche in maniera dura.

Da quando i miei ormoni hanno dato le dimissioni in blocco, da quando ho “cessato le attività cicliche”, da quando non posseggo più gli attributi femminili e sono entrata in quella fase tipica della maturità, insomma, per farla breve, da quando sono in menopausa,però, ho perso ogni controllo, ho aperto i rubinetti, sono una fontana, un fiume in piena, un torrente di lacrime, e piango.
Piango per tutti, davanti a chiunque e per qualsiasi motivo. Il che per me, in base a quello che mi è stato insegnato, è causa di grande vergogna ed è paragonabile ad una mezza tragedia: ho perso ogni pudore e…la dignità!

Quando avverto che sta arrivando il magone, io provo a respingere il groppo alla gola, a deglutire con insistenza, a stringere i pugni fino a far diventare violacee le nocche e a ficcare le unghie nel palmo della mano, ma no! Piango irrefrenabilmente e senza ritegno.

Non è necessario che accada qualcosa di “speciale”! Io piango per tutto: per gioia e commozione, piango presa dalla tristezza, piango per la rabbia.

Piango ovunque: in chiesa, a casa, a scuola, per strada, davanti alla TV, mentre leggo un libro o sfogliando una rivista.

Piango quando sento notizie come quella recente dell’ennesima strage a Berlino, quando vedo i video coi bambini di Aleppo, quando descrivono la violenza dell’ISIS; piango se guardo un film, piango quando vedo una scena d’amore, quando vedo gente felice.

Io piango e basta.

Mi sono preoccupata oltremodo quando, qualche giorno fa, ho pianto guardando una puntata di “Uomini e donne”. Due uomini si sono innamorati, si sono scelti, con delicatezza, con dolcezza e garbo ed io….ho pianto. Senza contenermi. Senza ritegno, senza freno, senza limitazione. Senza controllo o contegno.
Mi sono sentita molto cretina. Cioè, sono contenta di non essere tanto arida da non provare emozioni, di riuscire a sentire tenerezza e coinvolgimento di fronte ai sentimenti altrui. Ma piangere di fronte ad “Uomini e donne” , al di là del fatto che si tratti di coppie eterno o gay, non è che sia proprio edificante, suvvia!

Adesso temo fortemente l’arrivo di “C’è posta per te”, semmai dovessi trascorrere a casa i freddi sabato sera invernali e se non ci fossero alternative. Mi attrezzerò, nell’eventualità, con fazzoletti e trucchi waterproff (per questi ultimi devo provvedere in ogni caso, viste le ultime performance piagnone, almeno non vado in giro con gli occhi da panda).

Ma, in verità, più che le mie lacrime anche fuori luogo, temo ancor di più chi ha talmente così poco sense of humor, così poca predisposizione verso gli altri, così tanta alterigia, così tanta voglia di giudicare, da storcere il naso e fare facce disgustate, quando, per riderci su (non posso certo piangere sempre e l’autoironia è sempre stata la mia ancora di salvezza) racconto il mio “pianto trash” per la De Filippi nazionale e, afferrando solo parte della conversazione, va via schifata dall’alto della sua presunzione (quella di saper tutto e conoscere situazioni ed eventi) portandosi appresso la sua sprezzante arroganza.

Allora più che per i miei pianti, le mie mille lacrime, seppure immotivate, mi preoccupo perché capisco che c’è chi sta molto peggio di me. Ma proprio molto peggio di me.

E non per me, ma per loro….mi viene proprio da piangere.

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