Facciamo un patto…

Facciamo un patto: incontriamoci a metà strada, proviamo a diventare amiche, io e te. Io comincio ad apprezzarti di più e tu smetti di elargire smacchi e umiliazioni, affronti e torti. Io la smetto di lanciarti improperi, imprecazioni e offese e tu smetti di essere canaglia, farabutta, spietata, carogna e bastarda.

Ok, non sono innocente, te ne ho fatte anch’io. Ma le tue vendette sono state un po’eccessive, le tue ritorsioni eccessivamente severe, le tue ripicche rigide ed inclementi.

Io sono disposta ad accettarti così come sei, ma tu, tu ogni tanto rispetta i miei sogni, i miei desideri, le mie speranze. Non dico che devi essere sempre come voglio io, ma abbi almeno un po’ di riguardo, di considerazione, di attenzione.

Lo so, che ti credi, che sai anche essere peggiore di così, che puoi essere malvagia, crudele, infame e che, tutto sommato, mi hai pure risparmiato i tuoi lati peggiori; ma quante volte sei stata ingiusta e scorretta?

E magari ti offendi pure che io te lo urli così, senza il rispetto e la referenza a cui sei abituata e che ritieni ti siano dovuti. Ma io devo chiarire con te, per ricominciare. Non che non ci abbia già provato, lo sai, ma tu sei così testarda e ostinata che ce ne vuole per convincerti a fare un passo indietro e a mostrare la tenerezza che, ne sono convinta, conosci bene.

Perché ti ho vista, a volte, essere generosa, ti ho vista avere pietà, ti ho vista cercare di soddisfare desideri e bisogni, ti ho vista essere gentile e carina. Magari (spesso) con chi, a parer mio, lo meritava meno secondo una tua incomprensibile idea di giustizia; ma so che sei capace di grandi cose se vuoi.

Per questo, cara vita mia, io continuo a credere in te, ad amarti senza condizioni, continuo a dispetto degli oltraggi a ricordarmi dei tuoi favori.

Facciamo un patto, vita mia: io da adesso mi godo il viaggio, senza fissarmi troppo sulle mete e tu mi frapponi meno ostacoli. Io faccio del mio meglio per essere serena e tu, oltre ai ceffoni, cominci a regalarmi qualche carezza. Io non giudico tutto quello che fai e tu, dal canto tuo, ti impegni ad essere più corretta e giusta.

Ok?

Qua la mano, vita!

Ma non fare scherzi, eh….

Lontano da me

Lontano da me i falsi, ipocriti, impostori, menzogneri.

Lontano da me gli arroganti, presuntuosi, saccenti, petulanti autocentrati .

Lontano da me i mediocri, i gretti, i meschini.
Gli egocentrici, gli individualisti, i prepotenti.

Lontano da me gli inaffidabili, i maligni, i malvagi.
Gli insolenti, arroganti, villani.

“Per tutta la vita siamo messi di fronte a decisioni angosciose, a scelte morali, alcune di esse importantissime, la maggior parte meno importanti. E noi siamo determinati dalle scelte che abbiamo fatto: siamo, in effetti, la somma totale delle nostre scelte”.

Io scelgo di star bene, scelgo di selezionare le persone con cui condividere la mia vita e il mio tempo, mi concedo di preferire e scartare.
Scelgo di avere rispetto e riguardo per me stessa, di regalarmi sane attenzioni allontanando il male e chi lo rappresenta.

La vita può essere una “viscida palude” nella quale affondare senza salvezza o un oceano su cui navigare liberi, verso spazi infiniti, superando i limiti.
Io scelgo di navigare insieme a chi ha con sé bagagli di positività, originalità, rispetto, moralità, correttezza e lealtà.

Per non affondare, gli altri li abbandono sulla riva.

Con un saluto, per educazione.

 

Storie di felicità

La felicità non si definisce, c’è, c’è sempre, e non solo negli attimi che sconvolgono il cuore, ma nella consapevolezza sognante e progressiva dell’esserci e non subirla, la vita. Si annuncia a lampi accecanti e fuggitivi, ma poi è lì, nella pioggia estiva, sottile, che non ti copre, che vuoi prenderla tutta, testa al cielo.

Il boato, il picco di intensità, non è che uno sgraffio, e pare che bruci di sole, ma la felicità non è lì, sta nel silenzio che segue, nella lunga nota di quiete dove danzano punti di luce da afferrare e mettere insieme, a farne figure.

E allora non basta che accada, dobbiamo anche farla  accadere e saperla cogliere dove s’acquatta, nella tristezza come presagio di un altro orizzonte, e soprattutto nella gioia che non si appunta all’anima, ma scivola e scivola: e allora tirarla, fletterla come un elastico perché si allarghi quella gioia, si estenda di qua e di là perché non diventi, appena passata solo un ricordo.

La serenità è un altra storia. È un’imitazione scadente, una polvere aerea, un effetto placebo che confina pericolosamente con la noia.

Difficile scoprirla tra le risate e i sorrisi: quelli sono troppo spesso le bugie della felicità.

É l’euforia la grande ingannatrice: traduce un brivido casuale, occasionale, nella dimostrazione definitiva di un teorema: ma la felicità non è un teorema, non è un angolo acuto della vita, una bisettrice, un cerchio o la quadratura del cerchio. La felicità è la geometria stessa. Gli entusiasmi inutili sono sbronze dell’anima e il giorno dopo lasciano secchi e aridi, con la bocca impastata di sete. Ma gli entusiasmi veri, che meraviglia: da strapparsi la pelle, da urlare a squarciagola spruzzandosi d’oceano: non c’è confine alla gioia dichiarata. (…)

Lei, la felicità, non ha trucchi nè inganni, corre là parallela a noi nel bosco e s’intravede (o si sente, perché canta) negli intervalli fra un albero e l’altro, sì, si intravede dalla pianura interminabile dove corriamo, sempre la stessa a perdita d’occhio, fino a nessun orizzonte. Bisogna affrettarsi se accelera, rallentare se si prende una pausa, non farsela sfuggire un attimo a costo di perdere l’orientamento e il fiato: non mollarla finché non si apre uno spiraglio per coglierla impreparata e balzarle addosso che meno se lo aspetta…..

( Roberto Vecchioni – La vita che si ama)

 

Arrivata a questo punto…

Arrivata a questo punto della mia vita non posso e non voglio permettermi di essere tollerante con chi non merita la mia tolleranza, di essere compiacente con chi è falso e ipocrita, di essere gentile con chi non sa che cosa sia il rispetto e l’educazione.

Arrivata a questo punto della mia vita, non posso più trascurare le mie esigenze per chi pensa solo al suo profitto; per chi vuole manovrarmi, controllarmi; per chi non è leale, trasparente, per chi è troppo concentrato su se stesso e non riesce a muoversi oltre i propri interessi.

Arrivata a questo punto della mia vita, non posso più acconsentire ad essere ferita, afflitta, turbata da chi non ha niente da dare se non perfidia, malanimo e meschinità.

Non posso più subire senza ribellarmi, senza oppormi, senza insorgere contro l’egoismo, l’avidità e l’avarizia di sentimenti.

Arrivata a questo punto della mia vita, non posso lasciarmi scalfire da parole indegne, da gesti ignobili, da azioni spregevoli.

Non posso compiacere richieste eccessive, esigenze esasperate, bisogni eccedenti.

Arrivata a questo punto, non ho tempo da perdere con chi non è degno del mio tempo, non ho vita da sprecare con chi non è all’altezza della mia vita.

Sono arrivata fin qui con affanno, lottando con caparbietà, ostinazione, con cocciutaggine, con la costanza di chi insegue un sogno col coraggio della speranza. Ci sono arrivata tamponando mancanze, sanando ferite, ricucendo strappi, sanando rotture. Superando, da sola, sconforto, umiliazioni, delusioni.

Per questo, arrivata a questo punto della mia vita, sono disposta ad amare unicamente me stessa e chi mi ama.