Perché Sanremo è Sanremo…

Noi italiani siamo un popolo “bizzarro”, potrei dire anche buffo se non fosse per alcune caratteristiche piuttosto irritanti.

 
Dai reality alla politica, l’italiano ha, per esempio, la passione per le VITTIME. In questo Paese, se vuoi essere amato e seguito, augurati di essere perseguitato, poco importa se a torto o a ragione. Sia che tu sia un agnello in mezzo ai lupi, sia che tu sia veramente un malfattore, gli italiani, se sei perseguitato per colpe vere o presunte, staranno dalla tua parte.

 
Esempi? Berlusconi docet! Ne ha fatte “di ogni”, ma appena è iniziata quella che si è configurata come una “persecuzione giudiziaria” ha avuto inizio pure la sua fortuna. Coloro che politicamente stanno…a mano manca, del resto, non hanno dimostrato di tenere conto di questa peculiarità del popolo italico e, dimostrando come sempre poco acume, stanno ricadendo nello stesso errore anche adesso, iniziando un’altra persecuzione, con la collaborazione di una magistratura politicizzata, nei confronti della Virginia di Roma. Io giurerei sul fatto che anche lì nascerà un’eroina, una di quelle che “non mi avete fatto lavorare in pace…non sapete quanto valgo…ero troppo occupata a difendermi…datemi tregua e vi risollevo la Capitale”. E la gente, mossa a pietà, le darà la seconda occasione, ne farà un idolo e la utilizzerà come strumento contro una sinistra che merita tutta la disistima, non fosse altro che per aver dimostrato di non saper imparare dai propri errori.

 
Un’altra particolarità tipicamente italiana, poi, a me pare sia l’invidia. L’invidia sociale. Così come difendiamo i perseguitati, non esitiamo a diventare noi gli aguzzini quando c’è qualcuno che “ce la fa”, che ha successo, che riesce, che guadagna. Anche se onoratamente, non importa. Generalmente inizia un piccolo gruppo e poi si accoda la maggior parte del popolo, trascinato facilmente da quel sentimento di odio nei confronti del malcapitato di turno.

 
In questi giorni, per esempio, il poveraccio è Carlo Conti. Come ogni anno si comincia a parlar male di Sanremo (che esiste da 67 anni, fatevene una ragione!) e si cominciano a fare i conti in tasca al conduttore. Ignorando tutta una serie di verità che potrebbero porre fine a questa idiozia dilagante.
Conti guadagnerà 650 mila euro NON per 5 serate, perché lavora almeno da un semestre e quei soldi non sono direttamente i nostri, perché non sono quelli del canone (che comunque pagheremmo) perché vengono forniti per la maggior parte dagli sponsor che investono sul Festival. Sempre grazie agli sponsor, Conti e Sanremo portano alla Rai dei notevoli guadagni (la RAI è comunque una “industria” che produce per guadagnare) e attorno alla bistrattata gara canora si muovono tanti padri di famiglia che lavorano per quel sistema che in questi giorni viene aspramente criticato.

Non sapendo più che cosa tirar fuori, si dice che quei soldi dovevano essere destinati ai terremotati. Quindi, ne deduco, anche quelli che si pagano per i diritti per la trasmissione delle partite di calcio, una buona percentuale degli stipendi dei politici e, perché no, in proporzione anche una parte degli stipendi statali.

 

Il povero Carlo Conti, che ha tutta la mia solidarietà e umana compassione, è stato costretto a contraddire uno dei principi biblici tanto noto (“quando tu fai l’elemosina non sappia la tua sinistra quel che fa la destra” Matteo 6:3) per confessare, quasi a discolparsi, che aveva già deciso di devolvere una parte dei suoi guadagni ai terremotati del centro Italia.
Certo, se una nota come la  Mannoia partecipa alla gara, probabilmente, che vi piaccia o no, il Festival è utile anche per il mercato discografico.
Ma non va bene. Per gli italiani, popolo di poeti, santi e navigatori, non va bene.
Perché fa figo snobbare il Festival, perché va di moda essere “radical chic ” (nel senso di supposta superiorità culturale) e perché, DICIAMOLO, noi siamo sui nostri divani sfatti e impigiamati e loro, i cantanti importanti, i giovani debuttanti, Conti, De Filippi e vallette varie, sono nei loro abiti sfavillanti a giocarsi la loro occasione. E questo proprio non ci va giù!

 
Ma Sanremo si fa, si farà e avrà pure successo, con buona pace di tutti.
Perché, banalmente, alla faccia dei detrattori, Sanremo è sempre Sanremo….

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