Armi di seduzione

Sedurre vuol dire letteralmente “portare a sé” . Quindi attirare, affascinare, conquistare.

La seduzione, in senso lato, non vuole necessariamente come protagonisti persone di sesso opposto, uomo e donna.
Non riguarda solo calze a rete, reggicalze o autorreggenti, non si esaurisce esclusivamente nelle alcove, non attiene semplicemente alla fisicità.
Non è la ricerca ossessiva di contatto di corpi, non è necessariamente finalizzata ad un incontro amoroso.

La seduzione più importante è quella cerebrale, è affascinare e stimolare mente e pensieri.

Parte dalla testa , passa dagli occhi, giunge alle labbra.
Essere sedotti può voler dire rimanere imprigionati in una rete di parole, in un gioco di intelligenze.
Si può rimanere sedotti senza necessariamente coinvolgere il corpo, ma non si può coinvolgere la carne senza essere sedotti.

 

“Non è abbastanza conquistare; uno deve imparare a sedurre.”

Voltaire

 

Provoloni in offerta…

La questione non è se possa esistere l’amicizia fra uomo e donna. Il problema è capire perché quando un uomo entra in contatto con una donna debba necessariamente vederla quasi esclusivamente come “detentrice di passerina” trascurando tutto quello che può nascondersi dietro un bel lato B o alla possibilità di farsi compagnia in senso prettamente fisico.

Inutile cercare di stabilire se la colpa è delle donne e del loro nuovo modo di porsi che disorienta gli uomini i quali sentono il bisogno di riaffermare il loro ruolo di “cacciatori- conquistatori”, o se è dovuto al fatto che i maschi (almeno molti di loro, concedetemelo) sono “metaforicamente” ermafroditi, nel senso che hanno il sesso maschile fra le gambe e quello femminile nel cervello.

Io tendo a credere che spesso un simile atteggiamento da parte del “provolone” sia dovuto al fatto di essere stato profondamente ferito, di aver perso stima e fiducia nelle donne. Perché l’uomo, si sa, è più fragile e, di fronte al dolore, sia fisico che psicologico, non riesce a reagire in maniera sana, ma comincia dare i numeri e a comportarsi come se fosse l’unico a mondo ad aver provato la sofferenza.

Forse sto concedendo al “piacione” troppi alibi, e spesso è uno stronzo punto e basta, nato, cresciuto e mantenuto stronzo negli anni e senza possibilità di ravvedimento.

Fatto sta che sempre più spesso l’approccio degli uomini alle donne riguarda e si ferma ad un tentativo di abbordaggio esclusivamente fisico. E il rifiuto porta, inesorabilmente, alla chiusura di qualsiasi forma di rapporto.

Hai voglia a dire che può esistere anche un’affinità intellettuale che potrebbe arricchire la vita sia dell’uno che dell’altra. Ti risponderà che se fai l’amore con il cervello, finirà comunque che lo farai anche nel letto.

Hai voglia a dire che puoi essere anche una cara amica, ti risponderà che quando un uomo e una donna si piacciono è impossibile che possano essere amici e che si finirebbe sempre e comunque dentro al letto.

Hai voglia a dire che il confronto potrebbe essere motivo di crescita per entrambi: ti dimostrerà in ogni modo che la crescita che lo interessa non è esattamente quella del suo cervello.

A quel punto, l’unica cosa da fare è dedurre che è meglio tirarti fuori da una conoscenza simile e che sei davanti ad uno dei soliti cretini-feriti-stronzi.

Io però questa cosa sinceramente non la sopporto. Mi dà ai nervi come poche cose al mondo.

Molte donne oltre che ad essere portatrici di organo genitale femminile, sono anche portatrici sane di cervello funzionante, di ottime idee, di simpatia, di arguzia, di intelligenza viva e vivace.

Sono capaci di elargire affetto puro e sincero, di arricchire la vita di quelli che incontrano, uomini o donne che siano, di essere conforto, sostegno, porti sicuri dove poter trovar leggerezza, consigli e serenità.

Tu, uomo che ti fermi al tentativo di accaparrarti una….non so come faccio a dirlo senza risultare volgare, (ma immagino che sia facile da intuire) hai, in gran parte dei casi, perso una splendida occasione.

Perché magari, proprio chi non concede le sue “grazie” così facilmente, ha una storia da raccontare, un vissuto importante, una personalità da scoprire. Forse, dovresti esser grato alla vita che esistano ancora donne che dicono di no, perché altrimenti tutti gli uomini sarebbero “cervi a primavera” e davvero non rimarrebbe a questo mondo un valore che sia uno per il quale vale la pena di vivere.

Stai attento, uomo, che a furia di passare da un letto all’altro, trovi la donna che la pensa come te e quella è la volta, un’altra volta, che ci lasci le penne. E poi, magari, cerchi l’amica, quella che oltre a delle belle forme ha anche un buon cervello. Ma sarai solo. Terribilmente, infinitamente solo.

E ricomincerai da capo. Altro giro, altra corsa….

 

Noi donne usciamo una sera per trovare l’uomo della vita, un uomo passa la vita ad uscire per trovare la donna di una sera.

Geppi Cucciari

Pelle a pelle

“Quel che c’è di più profondo nell’essere umano è la pelle” (Paul Valéry)

Se mi trovo in imbarazzo, spesso arrossisco: la pelle mostra le mie emozioni.

I segni del tempo li porto sulla pelle.

Sulla mia pelle ho cicatrici che mostrano le difficoltà della mia vita.

Posso avere la pelle abbronzata dopo una vacanza rilassante e se sto male mi porto appresso un pallore che non può essere trascurato.

Le persone le sento “a pelle”, se qualcosa mi fa ribrezzo “mi si accappona la pelle”, se voglio comprendere qualcuno mi sforzo di mettermi “nella sua pelle”, se sono particolarmente agitata ho “i nervi a fior di pelle”.

Se mi sento attratta “è una questione di pelle”, se ho resistito finora è perché ho “la pelle dura” e quando mi arrabbio davvero con qualcuno mi vien voglia di “fargli la pelle”.

Ogni giorno lotto per…”portarmi a casa la pelle” e se attendo con ansia qualcosa “non sto nella pelle”.

Normalmente, se ci innamoriamo di qualcuno ci vengono le farfalle nello stomaco e chi amiamo lo portiamo nel cuore.

Dimentichiamo, invece, quanto sia importante la pelle.

La pelle informa: è un sistema intelligente di connessione fra sistemi interni ed esterni.

Il primo approccio riguarda sempre la pelle: che sia un contatto o un odore, la prima a darci una sensazione è proprio la pelle.

Da quando nasciamo a quando moriamo, i nostri rapporti col mondo esterno sono regolati dalla pelle.

È il nostro abito più intimo e profondo, contiene il bello e il brutto che c’è in noi, ci circonda e ci protegge.

Con la pelle assaporiamo il calore del sole, percepiamo gli abbracci, gustiamo le carezze.

Proviamo piacere o dolore.

Tutte cose che non possono essere “postate”.

 

 

“Ti sarò addosso come una seconda pelle che tocca ma non stringe, che aderisce, ma non invade. Libero di respirare, ma con un tocco leggero e profondo, tanto da non sapere dove finisci tu ed inizio io” ( cit. Erika Mancini )

 

 

Volti e storie

Perché vuoi conoscere il mio volto e non ascoltare la mia voce? Perché vuoi conoscere la mia faccia e non conoscere la mia vita?
Perché non vuoi sapere chi sono e come sono?

Un volto può essere più o meno gradevole; mostra due occhi, un naso, una bocca messi insieme più o meno armonicamente, ma non è altro che una forma.
Se mi guardi, non sai che cosa si nasconde dietro le mie rughe, se mi hanno segnato pianti o sorrisi, dolori o gioie; non sai che cosa hanno visto i miei occhi, quante volte si sono spalancati per la meraviglia, quando si sono socchiusi per farmi riflettere, se si sono chiusi per nascondermi brutture, quanta bellezza hanno gustato.

Se guardi la mia bocca non puoi sapere se si è più curvata in sorrisi o in smorfie di dolore o di disgusto, quanti baci ha regalato o ha assaporato.

Un viso dice tanto, ma nasconde molto.

Può nascondere storie meravigliose, vicissitudini, gioie, angosce.
I volti nascondo persone che, al di là dell’aspetto, sono ricchezze o immani iatture, per chi le incontra.
I volti, pur essendo la parte più manifesta di noi, nascondo chi siamo davvero.

Eppure cerchiamo facce, giudichiamo volti, ci aggrappiamo alla bellezza e sfuggiamo visi poco piacevoli.

Non cerchiamo persone, storie, contenuti.
Vogliamo forme, apparenza.
Volti.
Anche se possono ingannare.

Il mio volto ha una storia, il tuo la sua.
Io non guarderò il tuo volto, ma comincia a raccontare la tua storia.