Pelle a pelle

“Quel che c’è di più profondo nell’essere umano è la pelle” (Paul Valéry)

Se mi trovo in imbarazzo, spesso arrossisco: la pelle mostra le mie emozioni.

I segni del tempo li porto sulla pelle.

Sulla mia pelle ho cicatrici che mostrano le difficoltà della mia vita.

Posso avere la pelle abbronzata dopo una vacanza rilassante e se sto male mi porto appresso un pallore che non può essere trascurato.

Le persone le sento “a pelle”, se qualcosa mi fa ribrezzo “mi si accappona la pelle”, se voglio comprendere qualcuno mi sforzo di mettermi “nella sua pelle”, se sono particolarmente agitata ho “i nervi a fior di pelle”.

Se mi sento attratta “è una questione di pelle”, se ho resistito finora è perché ho “la pelle dura” e quando mi arrabbio davvero con qualcuno mi vien voglia di “fargli la pelle”.

Ogni giorno lotto per…”portarmi a casa la pelle” e se attendo con ansia qualcosa “non sto nella pelle”.

Normalmente, se ci innamoriamo di qualcuno ci vengono le farfalle nello stomaco e chi amiamo lo portiamo nel cuore.

Dimentichiamo, invece, quanto sia importante la pelle.

La pelle informa: è un sistema intelligente di connessione fra sistemi interni ed esterni.

Il primo approccio riguarda sempre la pelle: che sia un contatto o un odore, la prima a darci una sensazione è proprio la pelle.

Da quando nasciamo a quando moriamo, i nostri rapporti col mondo esterno sono regolati dalla pelle.

È il nostro abito più intimo e profondo, contiene il bello e il brutto che c’è in noi, ci circonda e ci protegge.

Con la pelle assaporiamo il calore del sole, percepiamo gli abbracci, gustiamo le carezze.

Proviamo piacere o dolore.

Tutte cose che non possono essere “postate”.

 

 

“Ti sarò addosso come una seconda pelle che tocca ma non stringe, che aderisce, ma non invade. Libero di respirare, ma con un tocco leggero e profondo, tanto da non sapere dove finisci tu ed inizio io” ( cit. Erika Mancini )

 

 

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