Vorrei tornare bambina

Oggi avrei tanta voglia di ritornare bambina.

Di ritornare in quel tempo in cui bastava stare con mamma e papà per non avere più paura di nulla, per pensare che niente di brutto potesse accadere.

Quando ero bambina, la maestra ci diceva spesso (chissà perché spaventarci in quel modo, poi!) che avremmo potuto addormentarci e morire durante il sonno, senza svegliarci mai più.
A me bastava correre nel lettone fra mamma e papà e scompariva persino la paura della morte, il sonno era tranquillo e sereno. Un po’ meno per i miei, suppongo, che non trovavano la ragione per cui fino alla quinta elementare li abbia infastiditi togliendogli sano riposo ed intimità.

Vorrei ritornare a quando ero bambina, quando lo zabaione che mio padre voleva rifilarmi ogni mattina era una tortura quasi quanto essere costretta a mangiare la pasta a pranzo o a mandar giù le disgustose fialette ricostituenti che, dicevano, mi avrebbero aiutata a crescere.

Vorrei tornare a quando, nonostante un fisico segaligno e pelle diafana, avevo l’energia e la fantasia per vivere ogni giorno un’avventura diversa sebbene fossi sempre nello stesso luogo, con le stesse persone e con le stesse cose intorno.

Vorrei di nuovo vedere l’orto davanti casa trasformarsi a volte in un bosco magico popolato di gnomi barbuti con lunghi cappelli a punta , altre in una giungla che dovevo attraversare con prudenza, nascondendomi dietro ai tronchi degli alberi per evitare gli attacchi di animali feroci.

Vorrei sentirmi ancora una fatina che svolazzava leggera da un albero all’altro, con in mano un ramoscello che nella mia immaginazione era una potentissima bacchetta magica in grado di trasformare ogni cosa.

Vorrei tornare a quando la macchina del mio papà si tramutava in una splendida carrozza, la mia camera in una reggia o in una torre in cui stavo prigioniera in attesa che il principe azzurro arrivasse a salvarmi.

Vorrei a tornare a quando l’esistenza era colorata di tante meravigliose sfumature, quando non esistevano giorni bui e tristi, quando il futuro era qualcosa che avrebbe permesso di realizzare sogni e aspirazioni.
Quando la vita era alleata e complice e non mi presentava una normalità rovesciata, beffandosi di me con cachinno derisorio.

A quando ancora non conoscevo il sapore amaro della sconfitta, il gusto acido della paura, il dolore della delusione.

I troppi sogni che ho dovuto dimenticare in un cassetto all’occasione vengon fuori a ricordarmi quello che mi è stato tolto da questa vita ciclotimica, che un giorno mi illude di poter riconquistare serenità e pace e il giorno dopo mi spinge giù, in un vortice di angoscia e apprensione. Che mi fa credere di essere io più forte di tutto per poi guardarmi sprofondare inerme.

Sola. Perché “Un dolore lo senti davvero solo quando è nelle tue carni” .

E se due braccia forti in cui rifugiarmi ce le ho anche adesso, io oggi vorrei ritornare bambina, quando bastava tuffarsi nel lettone di mamma e papà per non aver più paura di niente.

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