Un posto speciale

 “C’è un posto speciale all’inferno per le donne che non aiutano le altre donne”, ha detto l’ex segretaria di Stato Madeleine Albright. Se c’è davvero, dico io, lo immagino con la scritta “Tutto esaurito”. Perché a cinquant’anni suonati, per esperienza personale e non solo, ho verificato che in ogni campo o settore i peggiori nemici delle donne sono le donne.

L’ostilità la impariamo dalla nascita. Secondo alcuni illustri studiosi, dopo appena qualche vagito sezioniamo nostra madre, la prima donna con cui abbiamo a che fare, indentificando il seno buono, che ci piace, ci soddisfa e da cui traiamo beneficio, e il seno cattivo, fonte di frustrazione e di angoscia su cui riversiamo la nostra rabbia e la pulsione di morte.

Per altri (buon, caro, vecchio Freud!) vorremmo già da bambini uccidere il genitore del nostro stesso sesso, quindi nel caso delle donne la povera mamma, e passiamo buona parte della nostra vita a contenderci proprio con la genitrice le attenzioni e l’amore del papà/marito, conoscendo prematuramente la competizione e la rivalità.

La stessa cosa, è chiaro, succede anche ai maschietti, ma per qualche oscuro motivo, tranne che in casi patologici, loro diventano al massimo stravaganti, noi inesorabilmente e inevitabilmente stronze.

Anche fuori dalle mura domestiche le cose non migliorano granché. Già dai primi anni di scuola, se è il nostro compagno di banco a prendere un voto migliore del nostro ci compiacciamo e riusciamo senza sforzo ad essere felici per lui. Ma se è la nostra “amica” a vantare un buon risultato insinuiamo con straordinaria saccenteria che indubbiamente è raccomandata ed anche un poco leccabip. Fuori da scuola, poi, se ha più successo con gli uomini di quanto ne abbiamo noi è perché è una “facile” e disponibile; se sposa uno benestante certamente non ne è innamorata ed è la solita arrampicatrice sociale.

Neanche sul lavoro cambia granché: siamo noi le migliori e se è una donna ad occupare un posto gerarchicamente più su del nostro non può che essere una infame canaglia.

In generale, se una donna è simpatica e solare è certamente una zoccola; se è bella è rifatta (e se la tira) e se è intelligente è presuntuosa. Se porta vestiti griffati è la solita snob, se è più modesta è una morta di fame.

Non sopportiamo confronti, che in realtà dentro di noi facciamo continuamente, e in certi casi non li temiamo: il nostro ex, per esempio, non potrà mai essere innamorato della sua compagna di quanto lo sia stato di noi, anzi quasi certamente ci pensa, ci desidera e arde ancora per noi, e se volessimo lo porteremmo via alla…”supplente” in men che non si dica.

Le grandi campagne di solidarietà di cui spesso ci facciamo portavoce e testimoni sono i rari casi in cui siamo tutte pronte e disponibili alla “sorellanza” e ad aiutare altre donne che non conosciamo e con cui condividiamo molto poco oltre al genere femminile. Perché se al contrario abbiamo qualcosa in comune con chi è meno fortunata, che sia lavoro, famiglia o “amicizia”, credetemi sulla parola ma se necessita ho anche i fatti, riusciamo ad essere in grado di parole, opere e omissioni di cui decisamente non possiamo andare fiere.

Dunque, pare che la solidarietà femminile sia un ossimoro: i due termini sono inconciliabili. Le uniche tracce sono rintracciabili in “Sex and the City” o in “The Bold Type”; per il resto la sviluppatissima capacità di comprendere gli altri, la sensibilità e l’emotività che caratterizzano il gentil sesso sembra vengano più spesso utilizzate per individuare il punto debole delle rivali e ferire con un colpo ben assestato.

Raccontare questa impopolare verità può sembrare estremamente cinico, ma io ritengo che sia anche piuttosto onesto. E sempre per amor di onestà, è giusto sottolineare che, seppure le donne non hanno uno spiccato spirito di fratellanza, posseggono generalmente così tante altre virtù che se riuscissero ad essere solidali l’una con le altre sarebbero praticamente perfette.

E perfezione, si sa, tende ad essere tremendamente noiosa. Quindi, continueremo ad insultarci, a guardarci in cagnesco, a diffondere pettegolezzi, a giudicarci severamente, ma saremo sempre straordinariamente, incredibilmente, meravigliosamente divertenti!

Libera di essere libera

Sono stata privata della mia libertà in nome dell’amore, fino a quando ho compreso che l’amore non fa prigionieri ma rende liberi.  Sono stata schiava dei bisogni di chi mi stava vicino, finché non ho capito che dovevo prima soddisfare i miei. Sono stata prigioniera della necessità di piacere agli altri, finché non ho sentito l’esigenza di piacere prima a me stessa.  Sono stata ostaggio dei sensi di colpa finché non ho percepito che erano semplicemente un dono che mi facevano gli altri.  Sono stata attanagliata, assediata dalla paura, fino a quando non ho capito che la vita in sè è un rischio con cui confrontarsi, per crescere, formarsi, per arricchirsi e migliorare. 

Ho imparato con fatica a dire sempre quel che penso e a pensare sempre di testa mia. 

Ogni mia piccola libertà è una grande conquista.  Per chi mi vuole ancora prigioniera ho cicatrici da far vedere, catene spezzate da mostrare e distanze da mantenere. Oggi più che mai ho diritto di volare.  Libera di essere LIBERA. 

Siamo tutti responsabili

SIAMO TUTTI RESPONSABILI.

Stiamo insegnando ai nostri giovani che tutto è permesso, che non esistono regole, che la libertà è un valore assoluto che appartiene a noi e a nessun altro. Stiamo insegnando ai nostri giovani che per ottenere quel che vogliono possono calpestare e passare avanti, che la responsabilità del male è sempre degli altri, che è lecito alzare voce e toni, insultare, bullizzare, che saranno sempre protetti dai “grandi” i quali daranno loro sempre e comunque ragione. Che il rispetto è una opzione, che le nostre idee e i nostri pareri sono sempre quelli giusti. Stiamo gettando le basi per una società triste, malata, pericolosa, per famiglie sempre più fallimentari in cui questa pessima educazione sarà reiterata, e, se possibile, peggiorata.
Stiamo creando uomini e donne che saranno sempre più egocentrati.
Soli.
Tristi.
Disillusi.
Nevrotici.
Ciclotimici.
Schizofrenici.

Per questo, ormai, non mi meraviglio più di nulla.
Ma ciò niente toglie alla mia crescente paura per il futuro….

Photo web

Sono fatta di anima ed emozioni

Sono fatta di anima ed emozioni.

Sono fatta di anima, emozioni e pensieri.

Sono fatta di anima, emozioni, pensieri e parole.

Sono fatta di anima, emozioni, pensieri, parole e gesti.

Non potrei fare a meno di nessuna delle cose di cui sono fatta.

Anche se rischiassi di usare troppa anima, troppe emozioni, troppi pensieri, troppe parole, troppi gesti.

Perché sono fatta così e non so nascondermi.

Nel bene e nel male, che piaccia o dispiaccia.

Sono sempre io e chi sa come sono sa anche che non può aspettarsi nulla di diverso: nessuna scorrettezza, nessuna finzione, nessun silenzio.

Sa che non ho paura a mostrare l’anima, non ho timore dei pensieri che non posso arginare,che ho il coraggio delle parole che non riesco ad arrestare e che mi assumo la responsabilità dei gesti che non riesco a trattenere.

Perché sono fatta di anima, emozioni, pensieri, parole e gesti.

E poi c’è il cuore…

Le donne difficili

Sono le donne difficili quelle che hanno più amore da dare, ma non lo danno a chiunque.
Quelle che parlano quando hanno qualcosa da dire.
Quelle che hanno imparato a proteggersi e a proteggere.
Quelle che non si accontentano più.
Sono le donne difficili, quelle che sanno distinguere i sorrisi della gente, quelli buoni da quelli no.
Quelle che ti studiano bene, prima di aprirti il cuore.
Quelle che non si stancano mai di cercare qualcuno che valga la pena.
Quelle che vale la pena.
Sono le donne difficili, quelle che sanno sentire il dolore degli altri.
Quelle con l’anima vicina alla pelle.
Quelle che vedono con mille occhi nascosti.
Quelle che sognano a colori.
Sono le donne difficili che sanno riconoscersi tra loro.
Sono quelle che, quando la vita non ha alcun sapore, danno sapore alla vita.
— Mara Bagatella

Un po’ più donna

Non importa quanto sei abituata alla lotta, non importa se hai vinto tante battaglie; non conta quante volte ce l’hai fatta e se sai con certezza che hai dentro una forza insospettabile. 

Capita comunque di sentirti impaurita e sola.

Impaurita e sola. 

Sola con la paura e con la paura di essere sola. 

È un momento, un passaggio fra un atto di coraggio ed un altro, ma quando ti prende ti avvolge tanto che sembra che sia finita, che non ne esci più. 

Ti dici e ti ripeti che ce la farai anche stavolta, che non è da te cedere, che stai deludendo te stessa prima ancora che gli altri. 

Ma paura e solitudine non lasciano scampo, non offrono via d’uscita, non danno tregua, non concedono respiro. 

Hai un’unica possibilità,  una sola occasione di salvezza: desistere, consegnarti a loro, rinunciare alla lotta, astenerti dallo scontro. 

Guardare in faccia il disagio, viverlo a fondo per superarlo, per sconfiggerlo, per vincere il turbamento.  

Solo quando avrai la forza di cedere, di soccombere, di accondiscendere, lentamente darai inizio alla risalita. 

Solo conoscendo il coraggio delle tue debolezze sarai di nuovo pronta per lottare ancora. 

Un po’ più forte. Un po’ più risoluta. Un po’ più grande. 

Un po’ più donna. 

Crisi e CambiaMENTI

Perché a volte non si riesce a scrivere? Difficilmente non si ha niente da dire. 

Forse, anzi, non si scrive perché si direbbe troppo. 

Troppo di se stessi, troppo di altri. 

Per chi, come me, la scrittura ha un valore terapeutico; per chi, come me, non riesce a nascondersi neanche dietro ad un foglio, reale o virtuale che sia; per chi, come me, la scrittura è un fatto molto personale, scrivere in certi momenti rischia di essere pericoloso, azzardato o probabilmente sconveniente. 

Significherebbe non lasciare nulla nascosto. Non tanto agli altri, quanto a se stessi. Solitamente è nei momenti di “crisi” che si scrive troppo o troppo poco. 

Sia ben inteso, con la parola crisi non mi riferisco necessariamente qualcosa di negativo, ma al significato originario del termine greco.

La crisi è un  momento di cambiamento e quindi di scelta. 

Non c’è cambiamento e non c’è scelta, per chi ha sensibilità e intelligenza, per chi è capace di introspezione, di analisi ed autocritica, che non implichi anche riflessione, disorientamento e, perché no, anche paura. Per questo la crisi, anche se è positiva perché porta ad una evoluzione, ad un miglioramento, è sempre un momento delicato: quando si attraversa si è vulnerabili, per certi versi insicuri, almeno indecisi, ed esporsi sarebbe poco opportuno. 

Per questo, saggiamente, si sceglie di stare un po’ più in disparte, un po’ più indietro, in una attesa che non esclude comunque intima partecipazione. Sono momenti in cui è più intelligente confondersi in mezzo agli altri, essere “una in mezzo a tanti” per evitare il rischio di non essere capiti o di non capirsi, per assaporare il gusto della propria nuova esistenza. Non c’è mancanza di coraggio in questo, nè ci vuole chissà quale intelletto sopraffino. È semplicemente giusto rimanere nello sfondo mentre si cerca di recuperare chi si è, pur aspettando il cambiamento. 

Generalmente, io diffido di chi smette di vivere “le crisi”. Di chi sa sempre chi è, dov’è, che cosa vuole; di chi si sente arrivato. La vita é un percorso: mentre si cammina si cresce, si cambia; è un disegno: si creano figure, si cancellano, si ricompone, si colora. È un libro: una pagina dopo l’altra, la storia si dipana, si svolge, si evolve, si presentano colpi di scena, senza i quali si rischierebbe la noia, il disinteresse, il piattume. 

Adoro le certezze che conquisto dopo crisi profonde e adoro le mie crisi che mi portano a nuove consapevolezze, a miglioramenti che mi fanno credere di più in me stessa e negli altri. Anche quando la crisi è innescata da eventi poco gradevoli che ti portano a riadattarti, ti costringono a una reazione che spesso è comprensione più profonda, è passione e compassione, apertura verso prospettive diverse. 

Starò bene finché sarò in continuo mutamento; finché avrò sempre da imparare; finché non smetterò di crescere; finché avrò sempre nuovi obiettivi; finché continuerò a scoprire chi sono e, soprattutto, chi posso e voglio essere.

“Niente è più pericoloso di un’idea quando questa idea è l’unica che si ha.”

 

Sofferenza e dignità

“….in un particolare momento della mia vita è iniziata la sofferenza fisica. Dolorosa, pungente e opprimente.

Anche la sofferenza è uno specchio che fa riemergere i lati oscuri della propria personalità. Per esempio l’impazienza, l’irritazione, un falso senso di ingiustizia, la sete di guarigione, le estenuanti preghiere, la difficoltà ad accettare le nuove condizioni di vita.

Il calvario è stato lungo ed ancora continua ad incidere sulla mia salute, ma ho imparato quanto sia importante reinventarsi la vita, adeguandola alle proprie forze fisiche…”

(Francesco Zenzale)

La sofferenza, e il motivo per cui devi conviverci, è difficile da accettare. Ci passi giornate intere, non ci dormi la notte per cercare il motivo per cui la tua vita, proprio la TUA, l’unica che hai, sia dovuta andare così, segnata, spesso per sempre, da un dolore che non ti vuole lasciare. Un dolore senza soluzione, spesso senza ragione, sicuramente senza colpa. Davvero vengono fuori le tue debolezze, la tua rabbia, la tua incapacità di accettare e, soprattutto, la difficoltà di farti comprendere da chi preferisce ignorare, nel migliore dei casi restarne fuori, nei peggiori addirittura giudicare.

Anche quando tu finisci per fartene una ragione, finisci per capire ed accettare, ti rimane addosso il peso di far comprendere agli altri che la tua vita non è, non può essere,  come quella degli altri, ma che vuoi continuare a difendere quel che ti spetta, che spetta a tutti: il diritto alla dignità.

Io ci provo a sopportare, io ci provo ad accettare, ci provo ad adattare la mia vita alle mie nuove esigenze.

Lasciatemelo fare, vi prego, senza togliermi la dignità.

Photo Daniele Deriu

 

 

Quello che conta sono i pezzi di cuore

Quello che conta nella nostra vita sono i pezzi di cuore, non i pezzi di carta.
Anche se sono fruscianti banconote.

Io so che quel che dico (o scrivo) trova molti d’accordo in teoria, ma pochi in pratica, e ammetto che faccio fatica anche io, in certi casi.
Potrei ispirarmi a saggi ormai lontani nel tempo, ma sarebbe un discorso che discriminerebbe chi è talmente ignorante da non conoscere gli illustri personaggi che potrei citare.

Sono consapevole che il mio semplice pensiero non ha la stessa incisività di quello dei grandi nomi della cultura, ma ho sicuramente il coraggio delle mie idee, e, soprattutto, in confronto a certuni, ho LE MIE IDEE, e questo in alcuni casi fa davvero la differenza.

Abbiamo aspettato sorridendo l’estrazione del biglietto vincente della lotteria (la prima volta in più di otto anni che abbiamo tentato la fortuna) e quando, come ci aspettavamo, abbiamo scoperto di aver investito male 5 euro, abbiamo fatto spallucce. Non perché navighiamo nell’oro, anzi! Qualcuno di quei “pezzi di carta” avrebbe fatto comodo, ma crediamo che, avendo di che vivere, e per certi versi (uno di quei versi che sempre CERTUNI potrebbero non capire) anche di più, ci barcameniamo con quel che abbiamo.

Forse aver avuto ed avere altri ben più grandi dispiaceri apre cuore e cervello verso i valori che contano sul serio, ma se mai qualche rapporto si è incrinato, nella mia vita, se mai ho avuto discussioni, allontanamenti, non è certo stato per il denaro o per qualcosa di materiale. Non che non ce ne sia stata occasione: avrei potuto lottare per avanzare diritti, creare almeno dissapori, a volte anche fratture, ma ho sempre preferito le PERSONE, gli affetti, la serenità, la PACE.
Ci sono cose che davvero non hanno prezzo: l’amore non ce l’ha; le persone care, la famiglia, gli amici, gli affetti, la salute non ce l’hanno. Preferirei vivere con qualche stento in più, piuttosto che perdere, per questioni di mera convenienza, le persone amate.

AMATE.

Forse sta proprio lì, il problema. Se si ama davvero, non si vendono i propri sentimenti per qualche euro in più o in meno. E l’amore non è subordinato a nulla, neanche agli altri, neanche agli “oggetti dell’amore stesso”, quando c’è ti prende e non puoi frenarlo per niente e nessuno.

Quando sono stata coinvolta, per lavoro o in famiglia, nell’educazione dei più giovani, ho sempre cercato di trasmettere esattamente questi principi.
CERTUNI, evidentemente, credono il contrario (chissà da quante generazioni). Io al posto loro, me ne vergognerei. Ma proprio tanto, tanto.

Ho visto persone come loro, piangere lacrime di sangue per aver perso tempo, opportunità, occasioni per amare “gratuitamente” quando non ne hanno più avuto modo, per svariati motivi.
In casa nostra, nella nostra vita, contano i pezzi di cuore.
Con certi pezzi di carta (e non solo le fruscianti banconote) ci puliamo……. i vetri; ci puliamo i vetri, che è un ottimo sistema. Avete provato mai?😇

 

 

Dolori e dolori

Ci sono persone e persone. Ci sono dolori e dolori. Ci sono amori ed amori. Spesso le persone che vivono grandi dolori imparano ad amare di più.
Di dolori ( e quando parlo di dolori, mi riferisco a dolori veri ) ne ho attraversati tanti e tanti ne ho superati.
Ognuno di essi ha lasciato una cicatrice e mi ha fatto prendere maggiore consapevolezza di me, delle mie possibilità, ha fatto sì che io crescessi, migliorassi, o, almeno, mi conoscessi meglio. Ho perso tanto e ho guadagnato altrettanto. Ho sicuramente conosciuto tutte le emozioni possibili, in tutte le intensità immaginabili. Non sono una eroina, ma sicuramente sono una che ha imparato a combattere e a non arrendersi tanto facilmente. Non lo farò neanche adesso, né contro chi pensa, opera e agisce con cattiveria (gente che non mi provoca neanche rabbia, ma solo pena: deve esser triste davvero non avere percezione e conoscenza del BENE), né contro certe angosce in cui mi trovo immersa, mio malgrado. Lotterò con amore: l’unica “arma” contro cui non ci sono scudi, difese, resistenze. Ma soprattutto lotterò per amore. Perché ho imparato ad amare certe persone più di quanto ami me stessa e per loro sono capace di affrontare qualsiasi battaglia.
E nessuno, dico NESSUNO, su questa terra potrà impedirmi di proteggere chi amo, per nessuno motivo al mondo.
“Stringo i pugni e rido ancora, che la vita è questa sola…..
Sai che ogni notte io faccio una preghiera a Dio….con la certezza che ci sia una realtà che va al di là di questa comprensione mia…”