Questione di tette.

Qui lo dico e qui lo ripeto. Io le tette non me le rifaccio.  Con buona pace di chi mi consiglia il contrario, dicendo che se non voglio farlo per me devo farlo per “l’omo mio”. A parte il fatto che “l’omo mio” mi ha trovato con queste tette e non mi pare se ne sia fatto un problema, io di interventi per salvarmi la pelle ne ho fatti già otto. Ogni volta stavo lì a pregare il Buon Dio che andasse tutto bene e adesso dovrei entrare, per altro alla mia veneranda età, in una sala operatoria per stupida vanità? No, scusatemi, ma mi tengo le tette che ho. O che non ho, se preferite. Senza considerare che, se avessi dovuto rifarmi qualcosa, avrei cominciato dal mio naso, che bello non è di certo e sta lì, proprio in mezzo alla faccia senza possibilità di non essere notato. Di quello sì, mi sono fatta un cruccio quando il mio ex storico, anima bella, mi diceva che mi avrebbe voluto più bene se avessi avuto un naso alla francese. Ora ringrazio il Cielo che lui, che Dio l’abbia in gloria (no, non è morto ma per me è da un pezzo che è “trapassato”), non c’è più e che il mio naso sia rimasto com’è.

Non è bello per una donna avere le tette della dimensione di due brufoli e anche io, non invidiosa ma “nostalgica”, mi incanto davanti ad un bel seno prosperoso. Ma vogliamo pensare ai vantaggi di un seno piccolo? A parte che il mio sta bene nelle famose coppe di champagne, mentre quello di altre trasborderebbe senza rimedio, se hai il seno piccolo puoi indossare qualsiasi scollatura senza rischiare di essere volgare. Non hai problemi con le camicie che si chiudono senza lasciar intravedere nulla. Questa l’avete già sentita, ma garantisco che è vero: gli uomini ti guardano negli occhi quando ti parlano e sembra addirittura che stiano attenti a quel che dici. Puoi andare in bicicletta, correre, saltare senza che le bocce ti sballonzolino in maniera sconsiderata arrivando fino al mento e se dimagrisci o vai avanti con l’età non ti calano fino all’ombelico (in realtà questo non accade comunque se le hai piene di plastica). Puoi stare facilmente a pancia in giù sempre che tu non abbia problemi di cervicale e, finte per finte, puoi in caso di necessità (io lo faccio costantemente e senza vergogna) ricorrere ai push up. Che sia fatto santo subito chi li ha inventati. Ce ne sono di tutti i tipi: con imbottitura sotto la tetta, con imbottitura laterale in caso di seno ascellare, coi pesciolini da applicare al bisogno, sia in cotone che in silicone. Neanche coi costumi ci sono più problemi. Certo, devi strizzarti bene le tette mentre esci dall’acqua, magari cercando di non dare all’occhio e non far vedere la quantità di acqua che hanno assorbito, se non vuoi passare gocciolante in mezzo alla folla della spiaggia e stare ore ed ore ed ore stesa al sole prima che si asciughino; ma l’effetto, giuro, è strepitoso.

Se hai già un compagno che sa che le tue fanno al massimo tenerezza, il problema non sussiste, neanche dopo che ti sarai “smontata”. Se sei al primo appuntamento, potrebbe essere imbarazzante spiegare all’illuso poveraccio che le tue tette stanno sul comodino.

Certo, è un po’ sgradevole quando vai a comprare i vestiti e la commessa ti dice “signora, magari mette sotto un push up!” e tu sei già imbottita a dovere; ma col tempo ti abitui anche a quello.

E se azzardano qualche considerazione sul fatto che tua madre è ben dotata, puoi sempre rispondere come me: “Io ho preso tutta da papà!”

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Siamo donne. Oltre le quote rosa c’è di più.

Conosco una donna, che non me ne voglia se la prendo ad esempio, che nella vita ne ha fatta di strada. È la mia ginecologa. Suppongo che abbia studiato, si sia data da fare, e oggi si è fatta un nome e una posizione. Gira il mondo, parla l’inglese, l’italiano, il tedesco, il russo, il francese e lo spagnolo. È responsabile di diversi gruppi medici e ogni giorno cerca di salvare le donne da malattie e sofferenza. È riuscita pure a metter su famiglia e sembrerebbe anche con successo, dato il figlio è stato premiato per le sue ricerche “sull’impiego delle nanotecnologie nella lotta contro tumori della pelle e melanoma”, che non so esattamente che cosa significhi ma sembra una cosa davvero importante.  Non credo si trovi dov’è, la mia dottoressa, perché ha goduto di privilegi di alcun genere legati al fatto di essere donna. Ha delle qualità, le ha sapute sfruttare, certamente ne ha avuto la possibilità ed ha avuto successo.

Nel mondo politico esistono le quote rosa. Se vado a votare mi obbligano, per tutelare la parità di genere, ad esprimere la preferenza, almeno una delle due che ho disponibili, per una donna. Se non voglio, posso scrivere solo un nome. Non importa se quella persona è valida, se è intelligente, se merita, se è degna di fiducia. La cosa importante è che sia dotata di “patatina” (o fiorellino, o farfallina o come pare a voi).

Io trovo che le quote rosa siano la discriminazione più mortificante per le donne e ritengo che è umiliante che un Paese ne abbia bisogno. Trovo avvilente che una donna debba ricoprire una carica non perché è valida, o almeno non solo per quello, ma perché lo impone una legge che, così facendo, ne decreta ufficialmente l’inferiorità. Non credo sia gratificante, per una donna, occupare un posto perché lo vuole la legge. Non credo sia soddisfacente per il “gentil sesso” che nello stilare le liste elettorali si vada elemosinando la presenza femminile solo perché, altrimenti, mancherebbero voti o perché si sarebbe “fuori norma”.

Le donne devono avere quel meritano se e quando lo meritano, senza tutele, riguardi, riserve e agevolazioni. Solo allora si potrà parlare di “parità”.

E magari anche quando, all’indomani dell’elezione di una donna per il governo di una città, la questione più importante non sarà se chiamarla “sindaca” o “sindachessa”.

La mia dottoressa ( insieme ad altre donne, per fortuna) dimostra che, seppure può essere arduo e faticoso, non è impossibile.

Siamo donne, oltre le quote rosa c’è di più!

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Attenti alle donne che hanno sofferto.

Io vi avverto: state ben attenti a non far del male alle donne che hanno sofferto. Sono sensibili, le donne che hanno sofferto, ma sono forti, tenaci, coraggiose, risolute. Possono apparire stanche, indebolite, sfiancate, spossate, ma non vi arrischiate a trarre giovamento dalla loro apparente vulnerabilità. Le donne che hanno sofferto hanno conosciuto la lotta, il dolore, il male, la sofferenza, l’angoscia, la disperazione, la tristezza e non hanno più paura: hanno imparato a combattere, a lottare, a difendersi, a superare le avversità, ad imporsi sul male, a non arrendersi. E ce l’hanno fatta.  Le ferite che portano addosso testimoniano quanto è stata dura la battaglia e sono segni della loro perseveranza. Non provate a vincere con le donne che hanno sofferto, non ve lo permetteranno. Abbiate, semmai, riguardo per loro, donate loro attenzioni e rispetto. Imparate da loro. Ma, vi avverto, state ben attenti a non far del male alle donne che hanno sofferto.

 

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