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De Andrè

Sotto le ciglia chissà

I diari


-«Da anni lavoriamo sulle carte dell’archivio di Fabrizio De André, eppure siamo costantemente sorpresi da nuove scoperte e costretti a confessarci ogni volta che “era molto più curioso” di noi. Leggere le sue carte significa scorrere quaderni, fogli sparsi, libri, agende, buste, sacchetti per rifiuti messi a disposizione da compagnie aeree… vuol dire sfogliare qualsiasi pezzo di carta sul quale potesse appuntare un’immagine nell’istante stesso in cui affiorava. Un caleidoscopio di frasi all’apparenza casuali che tuttavia ci restituiscono il ritratto della sua fede laica nella pietas umana, l’anarchia di chi è libero dagli abusi di potere e il sarcasmo ironico tipicamente ligure. Sorridiamo con le sue rime goliardiche o i “pensierini” scritti per puro gusto del divertimento. Siamo costretti a fermarci e riflettere quando invece “il pensiero e la scrittura diventano grido, insulto o lacrime di rabbia”. O, a parer nostro, sollievo. Fabrizio annotava in maniera istintiva e quasi maniacale impressioni, ricordi, detti popolari imparati nei carruggi di Genova o appresi dai contadini della Gallura, ricette, citazioni. In questo mare di appunti si trovano le idee che avrebbero dato vita alle sue canzoni, trasformate poi nelle parole che potevano essere collocate negli “spazi stretti” lasciati dalla musica grazie ad un lavoro di artigiano meticoloso e alla ricerca di un solo termine, il migliore e più agile, in grado di restituire tutta l’idea originale. I discorsi che pronunciava sul palco, le risposte ai giornalisti o i versi delle canzoni erano tutti frutto di un lavoro lungo e complesso originato dal desiderio di comunicare senza equivoci: tra i suoi appunti infatti si leggono riflessioni a volte contraddittorie, numerose varianti della medesima frase così come l’annotazione nitida di tutti i “saluti pubblici a privatissimi affetti” da fare durante la tappa di un tour. Le pagine di questo libro, quindi, sono una selezione che speriamo possa suscitare lo stesso nostro senso di sorpresa. –

Un libro adatto a chi è un appassionato di Fabrizio De Andrè. Se non si conosce e non si ama il personaggio, può risultare pesante. Io l’ho letto volentieri, perchè ho sempre adorato il De Andrè cantante e, per quel che è dato sapere, anche Faber uomo.

CITAZIONI

  • La meta non è arrivare: è navigare; contro il tempo, malgrado il tempo, a favore del tempo, nonostante il tempo, in mezzo al tempo.
  • Dimostro di aver avuto, sia da giovane che da anziano, pochissime idee ma in compenso fisse.
  • Perchè scrivo? Per paura. per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.
  • Questo nostro mondo è diviso in vincitori e vinti, dove i primi sono tre e i secondi tre miliardi. Come si può essere ottimisti?
  • Le vere domande e le vere risposte non sono fatte di parole: sono fatte di azioni, di gesti, di atti, di opere in cui possono anche essere comprese le parole.
  • La solitudine non esiste; nel senso che la solitudine non consiste nello stare soli, ma piuttosto nel non sapersi tenere compagnia.
  • Mentre lui le insegnava a far l’amore…lei gli insegnava ad amare.
  • Quando l’ansia di perderti si addolcì in sicurezza di averti.
  • La felicità? La gioia? Diciamo che sono stati trascurabili incidenti di una interminabile sfiga.
  • Si può barattare un così lungo dolore con un brevissimo abbraccio?
  • Chi trova un nemico, trova un bersaglio.
  • Madame De stael diceva, alla fine del 700: “Sono molto contenta di non essere un uomo, altrimenti mi sarebbe toccato di sposare una donna”.
  • La passione non è che un sentire più acuto, più folle, ma il cuore ama battere a lungo e non consumarsi nel rogo di un giorno.
  • E’ un po’ di tempo che non riesco a sognare e la notte è una prigione.
  • In questo mondo senza giustizia solo i cosiddetti perdenti sono dalla parte giusta.
  • L’amore è un equivoco della ragione, un momento di ebbrezza euforica che poco per volta si trasforma e ci si rende conto che in effetti è un equivoco.
  • Tendo a pensare che all’interno di una gioia si nasconda un dolore e viceversa.
  • Ho cercato di voler bene a tutti. Non posso dire di esserci riuscito.
  • Ma com’è difficile far passare il passato. ma il passato non passa. Perchè lo chiamiamo passato se non passa mai?
  • La solitudine può portare a straordinarie forme di libertà.
  • Chi non accetta una sfida l’ha già perduta e nel modo peggiore.
  • La vita il bene più importante? dipende dalla sua qualità.

 

DIEGO DE SILVA

Mancarsi

Dal risvolto di copertina:

Diego De Silva fa un passo a lato, si allontana dalle irresistibili vicende di Vincenzo Malinconico e ci regala una semplice storia d’amore. Semplice per modo di dire, perchè la scommessa è tutta qui: nel nascondere la profondità in superficie, nel tratteggiare desideri e dolori, speranze e rovine, con poche parole essenziali, dritte e soprattutto vere. […] Irene vuole essere felice e quando il suo matrimonio inizia a zoppicare se ne va. Nicola è solo, confusamente addolorato dalla morta di una donna che aveva smesso di amare da tempo. […] Sarebbero destinati ad una grande storia, se solo si incontrassero una volta nel bistrot che frequentano entrambi…….-

Un libro di meno di 100 pagine: si legge in un sol fiato. Io adoro De Silva, il suo particolare modo di scrivere, le sue acute riflessioni, la sua originalissima ironia. Personalmente ho trovato i suoi libri, non solo questo, irresistibili. “Mancarsi” è un libro insieme malinconico e divertente: racconta una storia che potrebbe essere quella di ognuno di noi intima e coinvolgente. Io lo consiglio!

CITAZIONI

  • Siamo piuttosto ignoranti in materia d’infelicità, soprattutto della nostra.
  • Chi ha pensieri sghembi e si permette addirittura di esprimerli, si complica la vita. Rischia di non piacere. Di essere frainteso, o rifiutato. Di offendere, addirittura.
  • È piuttosto volgare, il buonsenso. Abbassa il livello delle aspirazioni, valuta le possibilità di successo e soprattutto quelle di fallimento, calcola.
  • È così che ci si perde per strada, che si diventa brutte copie di se stessi. Smussandosi, modificando il senso delle cose che si fanno (come ridere  per non parlare, appunto), tradendo le proprie convinzioni o lasciando che l’altro le offenda o le svaluti, praticando la mansuetudine.
  • Non siamo buoni docenti di noi stessi e le lezioni che crediamo di imparare sono imprecise e, in buona misura, truccate.
  • Vogliamo che la persona che amiamo ci dica d’essersi innamorata di noi perché un giorno, senza neanche pensarci, l’abbiamo toccata in un punto in cui non sapeva di essere sensibile, come certe carezze che arrivano molto in fondo per conto loro.
  • Chi pianifica e si muove solo al termine di un’attenta valutazione dei pro e dei contro, chi realizza soltanto quello che progetta, di fatto si perde la parte più interessante, e lo sa. Anche nello scegliere responsabilmente c’è una quota d’irresponsabilità, la messa in conto di una perdita. Forse si agisce sempre a costo di qualcosa.
  • Non è vero che la vita ti sorprende. Quello che fa, soprattutto, è confermarti al tuo posto. Farti sentire dov’eri. Ribadire la felicità che ti è concessa.
  • C’era qualcosa di miserevole nel dilapidare la libertà. Usarla le toglieva valore, la involgariva, la abbassava di livello. La faceva diventare un potere qualsiasi. Trovava che il bello della libertà era minacciare di servirsene.
  • Lì per lì la parola ti da sollievo. Una schiarita la vedi. Poi scatta qualcosa, s’indietreggia. Una parte di te si rintana, si difende, cerca la via d’uscita più vicina.
  • La sincerità è sintetica, a volte telegrafica, e perciò spietata. Riassume anni in poche battute di dialogo, azzera le complicazioni, viene al punto.
  • C’innamoriamo di minuzie, di riflessi in cui vediamo l’altra persona come pensiamo che nessuno l’abbia mai vista e mai la potrà vedere.

 

Terapia di coppia per amanti

risvolto di copertina

Terapia di coppia per amanti è un romanzo a due voci, maschile e femminile, che si alternano a raccontare la loro storia mentre la vivono, perché «ci sono fasi dell’amore in cui la realtà diventa un punto di vista, generalmente quello di chi lo impone». Due adulti sposati (non tra loro) che si ritrovano uniti da una passione incontrollabile e da un amore coriaceo, particolarmente resistente alle intemperie. Viviana è sexy, vitale e intrigante, e ha un notevole talento per i discorsi intorcinati. È combattuta fra restare amante e alleviare così le infelicità matrimoniali o sfasciarsi la vita per investire in un’altra. Modesto è meno chic, decisamente più sboccato e sbrigativo nella formulazione dei concetti, ma abilissimo nell’autoassoluzione. Spara battute a sproposito per svicolare, e fa pure ridere. Moderatamente vigliacco, aspirerebbe alla prosecuzione a tempo indeterminato della doppia vita piuttosto che a un secondo matrimonio, visto che già il suo non è che gli piaccia granché. È nella crucialità del dilemma che Viviana trascina Modesto dall’analista, cercando una possibilità di salvezza per il loro rapporto ormai esasperato da conflitti e lacerazioni continue. Il dottore è spiazzato nel trovarsi di fronte una coppia non ufficiale, libera da vincoli matrimoniali e familiari, che non ha nulla da perdere al di là del proprio amore. Accetterà l’incarico per questa ragione, trovandosi nel mezzo di una schermaglia drammatica e ridicola insieme, e rischiando di perdere la lucidità professionale. Tenero e cinico, divagante, vero, capace di usare la leggerezza come arma contundente, Terapia di coppia per amanti è un’immersione nelle complicazioni dei sentimenti, nei conflitti che apriamo continuamente per la paura (che tutti conosciamo per averla provata almeno una volta) di affidarci all’amore e dargli mandato a cambiarci la vita.

quarta di copertina

Che cosa sono esattamente gli amanti? Quella che formano è una coppia imperfetta o un’unione più ambiziosa, che non desidera niente al di fuori di ciò che ha? Viviana e Modesto arrivano al punto di affidare il loro tormento a un analista, spiazzato e perfino contagiato da quel duetto paradossale che si interroga sull’amore drammatizzando e ridendo di sè. “C’è un momento, diciamo intorno al primo anniversario di una relazione clandestina, in cui pieghi la testa, stringi gli occhi come cercassi qualcosa di minuscolo che si muove nell’aria, e vedi in filigrana il casino in cui ti trovi. Questo è amore, ti dici senza mezzi termini, altro che chiacchiere”.

 

CITAZIONI

  • Non mi convincono quelli che passano da un amante a un altro senza sforzo.
  •  I genitori sono uffici stampa, servizio transfer, assistenza scolastica, psicologica e legale h24, colpevolizzati e rimbecilliti nelle piú naturali espressioni che la condizione di madri e padri gli assegna: la vera ansia da prestazione dell’uomo moderno non è sessuale ma genitoriale.
  • Io ho un’ansia da prestazione nei confronti della vita che mi fa sembrare tutto urgente.
  • Perché il sesso – diciamo le cose come stanno, una buona volta – ripulisce la coscienza come niente al mondo. L’idea che possa generare sensi di colpa è una perversione, una negazione della naturalità del desiderio, una roba da malati. È il non farlo che dà rimorso, mica il contrario.
  • Una vera amica, per me, è quella che sa tenere un segreto che non le hai rivelato.
  • Il corpo della persona che ami è anche una tua invenzione, credo. Una scoperta che richiede passione e dedizione, quindi tempo. È la ragione per cui ho sempre preferito fare cento volte l’amore con lo stesso uomo che una volta con cento uomini.

 

La donna di scorta

quarta di copertina

S’incrociano in una mattina di pioggia, su un marciapiede scivoloso. Dorina che fa tesi a pagamento e Livio che fa l’antiquario. Subito s’innamorano. Dorina, una giovane single, e Livio, un uomo sposato… Ma i ruoli di quella che potrebbe sembrare un’ordinaria relazione fra amanti clandestini s’invertono fin dall’inizio. Livio, radicato in una solida vita matrimoniale, si trova invischiato in un rapporto privo di gerarchie che la sua normalità non può reggere. Perché Dorina non vuol prendere il posto di sua moglie. Non chiede niente più di quello che Livio è disposto a darle. Accetta la sua condizione di marito e di padre con una naturalezza che sconvolge l’assetto ordinato della vita di lui. Tanto da fargli montare dentro l’ossessione di sapere se il silenzio di Dorina, la sua mancanza di domande, la sua tranquillità ogni volta che lo vede tornare in famiglia, la luce tiepida e rassegnata che raddolcisce lo sguardo siano cicatrici o espressioni naturali della sua persona.

CITAZIONI

  • Ormai conosceva tutto di lei, anche i graffi sulle mani, eppure quando la cercava col pensiero non c’era verso di prenderla.
  • Lo aveva accolto nella sua vita senza riserve. Non gli aveva chiesto rinunce. Gli aveva aperto la casa, l’ufficio, perfino le carte del lavoro. Un altro, al posto suo, e soprattutto lui stesso, pensava, avrebbe fatto i salti di gioia. Invece Livio si sentiva privato di una cosa importante. Ad ogni incontro con lei si accorgeva di dipendere un altro po’ dalla sua bocca chiusa, da quel secondo posto accettato con naturalezza.
  • Succede continuamente. Ogni giorno, in ogni parte del mondo qualche milione di persone dice al milione che ha incontrato: «Non so perché sto raccontando tutte queste cose proprio a te, che ti conosco appena». E invece sa benissimo quello che fa.
  • È curioso il modo che ha il destino di venire sotto forma di tempo. Anzi lo sarebbe, se non fosse che ce l’ha per vizio. Se uno, al momento del fatto che gli cambia la vita, buttasse l’occhio all’orologio, vedrebbe le lancette che ripartono da uno zero fatto apposta per lui.
  • Viviamo nell’attesa permanente di un estraneo a cui consegnarci mani e piedi.
  • Una faccia così doveva essere passata per un dolore importante. Era rassegnata. Era spigolosa e dolce. Aveva rughe recenti.
  • Il caso non è casuale. Fa quello che non gli viene impedito.
  • Da anni mandava in giro l’opinione che il dolore deve essere costruttivo, e visto che la frase riscuoteva un certo successo, ne faceva legittimamente uso.
  • A che serve sapere tutto l’uno dell’altro? Guarda che nessuno è un gran che, una volta che lo conosci.
  • Da quel bisogno di lei mai veramente appagato, nasceva il desiderio.

 

i libri dell’avvocato Malinconico

De Silva è uno scrittore che sa parlare di emozioni forti e di sentimenti profondi, che riesce a scandagliare fra le pieghe dell’animo umano con originale ironia e in  modo assolutamente geniale. lo fa attraverso uno dei suoi personaggi più conosciuti ed amati, l’avvocato Vincenzo Malinconico, un uomo apparentemente perdente che conduce la sua vita fra un fallimento ed un successo, vissuti come se fossero, in fondo, la stessa cosa. come sempre De Silva affascina con la sua scrittura simpatica e colta, con la sue divagazioni, di cui avverte subito il lettore, che lontane dal confondere, provocano divertimento e sorrisi. Ancora un volta De Silva si conferma come uno dei miei autori preferiti.

Non avevo capito niente

descrizione

Vincenzo Malinconico è un avvocato napoletano che finge di lavorare per riempire le sue giornate. Divide con altri finti-occupati come lui uno studio arredato con mobili Ikea, chiamati affettuosamente per nome, come fossero persone di famiglia. È stato appena lasciato dalla moglie, ma cerca con ogni mezzo di mantenere un legame con lei e i due figli adolescenti. Un giorno viene improvvisamente nominato difensore d’ufficio di un becchino di camorra detto “Mimmo ‘o burzone” e, arrugginito com’è, deve ripassarsi il Bignami di diritto. Ma ce la fa, e questo è solo il primo dei piccoli miracoli che gli capitano. Il secondo si chiama Alessandra: la pm più bella del tribunale, che si innamora di lui e prende a riempirgli la vita e il frigorifero. E intanto Vincenzo riflette sull’amore, la vita, la delinquenza, la musica: su tutto quello che attraversa la sua esistenza e la sua memoria, di deriva in deriva.

Quarta di copertina:

Prendete la persona più simpatica che conoscete. Poi quella più intelligente. Adesso quella più stupida ed infantile. Più generosa. Più matta. Mescolate bene. Ecco, grosso modo, il protagonista di questo libro. Un po’ Mr Bean, un po’ Holden, un po’ semplicemente se stesso. Vincenzo Malinconico è un avvocato semi-disoccupato, un marito semi-divorziato, e soprattutto un grandioso, irresistibile filosofo naturale.

CITAZIONI

  • Dicono che la felicità si trova nelle piccole cose. Sapeste l’infelicità.
  • Certe volte penso che quando alzi la testa, e cominci a muovere le cose e a chiedere, invece di subire tutto praticando il minimo sindacale di resistenza (che poi è il mio modo di vivere), la realtà ti nota.
  •  Non c’è gradualità nell’accadere delle cose. Le cose, quando capitano, capitano. E non è nemmeno che puoi accompagnarle, impedire che ruzzolino trascinandoti con loro. Non si possono far andare piano le cose che capitano. Non si possono controllare o gestire. Nemmeno capirle, si può.
  • Quando t’innamori diventi un qualunquista di merda, peggio: un cafone arricchito.
  • Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico rallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati.
  • Mi domando perché le decisioni si debbano sempre prendere su due piedi. La risposta è semplice: perché è così che si decide. Chi si concede del tempo per decidere sta solo rinviando il momento della decisione, venuto il quale deciderà comunque su due piedi.
  • Siamo fatti di banalità e d’intelligenza, e passiamo da una naturalezza all’altra con una costa. Sí, insomma, da una costa all’altra con naturalezza.
  • È chiaro che quando non hai alternative cominci a travisare la realtà disponibile.
  • E vaffanculo.È questa la parola che viene istintiva quando ti capita di sentirti inaspettatamente felice, tutt’a un tratto.
  • Parlare non risolve i problemi, semmai gli dà una lisciatina. Non si può fare affidamento sulle parole, questo è tutto.
  • Lo vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d’amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi.
  • Le cose, quando capitano, capitano.
    E non è nemmeno che puoi accompagnarle, impedire che ruzzolino trascinandoti con loro.
    Non si possono far andare piano le cose che capitano.
    Non si possono controllare o gestire.
    Nemmeno capirle, si può.
  • Spesso la gente non ha le emozioni chiare, altro che le idee.

Mia suocera beve

quarta di copertina:

Ti fa ridere proprio tanto, e non sempre sai perché. 
Certo, è simpatico, ma il punto è che ti pare scemo e geniale, leggero e profondo ogni volta che parla portandoti dove vuole. E trascinandoti in un vortice di pensieri bislacchi che vanno e vengono dalla sua testa alla tua con assoluta naturalezza, spiazzandoti.
Alla fine gli vuoi bene davvero, a Vincenzo Malinconico, avvocato d’insuccesso: «un uomo che sposerei non una ma due volte, sbagliando tutt’e due», ha detto qualcuna. 
Dall’autore di Non avevo capito niente, un altro pirotecnico romanzo costruito intorno alle divagazioni di un personaggio irresistibile.

CITAZIONI

  • Io non sono emotivamente attendibile. sono uno dalla rabbia labile. Per dirla in altri termini, soffro di capitolazione veloce.
  • Non ci tengo a sapere i fatti miei.
  • Per noi,adesso,l’amore è uno scambio di colpe.
  • Tanto per dire, non ho mai lasciato una donna. Il che non significa che non abbia prestato la mia collaborazione passiva affinché un rapporto si estinguesse a fuoco lento.
  • Al diavolo la retorica della vita che vale la pena anche quando è sofferenza. Io,se posso, la sofferenza la evito.
  • Io non sono un duro. Non lo sono mai stato. In vita mia, se devo essere completamente sincero, credo di non aver mai preso una decisione. Non mi piacciono molto le decisione. Per decidere devi essere convinto, e io non sono convinto quasi di niente. Sono più un tipo da opzioni, ecco.
  • Il bello del parlare con mia suocera, stavo dicendo, è che con lei non devi mai giustificarti di nulla. Lo so che suona un po’ strano, ma se ci pensate su, la maggior parte dei rapporti umani è fatta in larga misura di giustificazioni.
  • Ci sono baci che si danno per ricordare com’erano. Per capire se hanno ancora quel sapore che ti piaceva tanto. Se funzionano, sono i migliori.

 

Sono contrario alle emozioni

quarta di copertina

Quando Malinconico fa l’avvocato di se stesso si difende come può, ubriacandosi di domande e avvalendosi della facoltà di non rispondere. Perché mentre ascoltiamo le nostre canzoni preferite ci assalgono vampe gratuite d’autostima, il desiderio improvviso di prenderci un cane o una nostalgia divorante delle polpette della nonna? E come fa Sharon Stone a disegnare nell’aria, semplicemente muovendosi, delle curve piú belle delle sue?
La verità è che Malinconico ha un problema e non dice quale. Soprattutto non lo dice al suo psicoterapeuta, che si trova davanti un pessimo paziente: bugiardo, logorroico, reticente, provocatore sino allo sfinimento. Che fa e disfa da solo la sua terapia digressiva. Non sappiamo se le sue acute stupidaggini siano soltanto un campionario di alibi, ma il bello è che, ridendo, pagina dopo pagina siamo d’accordo con lui.
Bisogna immaginarselo, Vincenzo Malinconico che va dallo psicoterapeuta e non è capace di fare il paziente.
Bisogna immaginarselo fuori dallo studio, per strada, o a casa, mentre vive la sua vita e si fa le domande piú eccentriche e peregrine, e trova le risposte piú folli e piú logiche. Tagliarsi la lingua leccando una busta è o meno un infortunio che la racconta piú lunga di quel che sembra? Ci siamo interrogati abbastanza sulla portata avanguardistica di Raffaella Carrà? Perché guardare una palma mozzata sul lungomare può falsificare in un attimo il bilancio di un’esistenza intera?
È una gioia stargli dietro, seguire la sua testa tortuosa e cristallina mentre formula teoremi, aforismi e vanvere, variazioni sul tema dell’amore, dell’emotività e dei sentimenti; improvvisi interrogativi su parole che a un tratto perdono di senso; recensioni estemporanee di vecchie canzoni, di strani film, di eventi e persone; appunti sulla vita che assomigliano agli spilli di un entomologo instancabile.
Nei suoi tentativi di analisi fai-da-te per ricomporre il senso di una storia finita, Vincenzo nasconde se stesso e il suo problema, per dirci molto di piú. Un romanzo vorticoso, fatto di pezzi brevi, comici, filosofici, sempre folgoranti, dove la scrittura si palesa al lettore in una delle sue versioni piú artigianali: quella di strumento per capire come la pensiamo sulle cose.
 

CITAZIONI

  • Sono abbastanza vecchio da aver capito che non ci sono problemi risolvibili. Se no non si spiegherebbe com’è che non ho mai risolto un solo problema in vita mia.
  • Accettarti per quello che sei è il contentino che ti dai quando non ti accettano gli altri.
  • Sei ovunque, tranne dove vorrei che fossi. Indovina dove.
  • E sì, mi manca ancora. Per quanto incomprensibile possa essere, sento ancora la sua mancanza. La sento soprattutto in questo tipo di situazione, quando esco, quando mi siedo in un ristorante con qualcuno, quando viene un po’ di sole dopo che ha piovuto, quando la gente intorno parla del più e del meno, quando la normalità incalza.
  • Io non mento a me stesso per ingannarmi. Mento a me stesso per crederci. So come mi sento e perché.
  • La verità, che conosco anche troppo bene, è che non ho più un amico a cui raccontare le cose che mi capitano. Che in giro non si trova più niente di gratuito.
    E io sono così stanco di pagare tutto.
  • Quando mi sembra di cominciare a rilassarmi, finalmente, vengo subito attaccato dal solito stormo di piccoli ricordi felici che vuole portarmi via da dove sto.
  • Appena ti penso mi si solleva una tale qualità d’interrogativi che mi ci vorrebbero un paio di lauree ad hoc solo per cominciare ad approcciarne qualcuno. Per cui faccio quel che posso. Tocco con mano la mia ignoranza.

Divorziare con stile

risvolto di copertina

Mentre vive, Vincenzo Malinconico cerca di capire come la pensa. Per questo discetta su tutto, benché nessuno lo preghi di farlo. Abilissimo nell’analizzare i problemi ma incapace di affrontarli, dotato di un’intelligenza inutile e di un umorismo autoimmune, si abbandona alla divagazione filosofica illuminandoci nell’attimo in cui ci fa saltare sulla sedia dal ridere. Malinconico, insomma, è la sua voce, che riduce ogni avventura a un racconto infinito, ricco di battute fulminanti e di digressioni pretestuose e sublimi. Puri gorgheggi dell’intelletto. Questa volta Vincenzo e la sua voce sono alle prese con due ordini di eventi: il risarcimento del naso di un suo quasi-zio, che in un pomeriggio piovoso è andato a schiantarsi contro la porta a vetri di un tabaccaio; e la causa di separazione di Veronica Starace Tarallo, sensualissima moglie del celebre (al contrario di Malinconico) avvocato Ugo Maria Starace Tarallo, accusata di tradimento virtuale commesso tramite messaggini, che Tarallo (cinico, ricco, spregiudicato e cafone) vorrebbe liquidare con due spiccioli. La Guerra dei Roses tra Veronica e Ugo coinvolgerà Vincenzo (appartenente da anni alla grande famiglia dei divorziati) molto, molto piú del previsto. E una cena con i vecchi compagni di scuola, quasi tutti divorziati, si trasformerà in uno psicodramma collettivo assolutamente esilarante. Perché la vita è fatta anche di separazioni ricorrenti, ma lo stile con cui ci separiamo dalle cose, il modo in cui le lasciamo e riprendiamo a vivere, è – forse – la migliore occasione per capire chi siamo. E non è detto che sia una bella scoperta.

CITAZIONI

  • L’indignazione non dice: questo sì, quello no. Non la mette sul personale. Se la prende con tutti.
  • Che belli i tempi in cui credevamo di essere felici.
  • Viviamo in una società isterica che cova rancore e desiderio di rivalsa ma non lo dice, non produce alcun linguaggio antagonista ma mistifica e mente.
  • Perchè uno dovrebbe perdere di vista un amico a cui vuol bene? Nessuno lo sa. Eppure succede continuamente.
  • Sono il ritratto del rancore, la personificazione del risentimento.
  • Quando il mio inconscio farà un salto di qualità e mi darà anche l’indirizzo delle persone con cui prende appuntamento  a mia insaputa, quello sarà il giorno in cui potrò iniziare a preoccuparmi.
  • Chissà se esistono dei farmaci che impediscono all’inconscio di prendersi tutte queste libertà. Degli inconscio-soppressori, ecco.
  • Magari sbaglio, ma dopo tanto sbattere la testa mi sono convinto che quando sei dalla parte del torto l’unica speranza di uscirne è rimanerci e investire in buona condotta in attesa di un condono.
  • Che cosa fa il destino quando gioca? Nega se stesso. smentisce le previsioni. Rovescia. Si accanisce sui vincitori, li disarma e li consegna ai perdenti.
  • Se tra noi non fosse finita qui, ora che ci diamo le spalle e lei va via, conterei i secondi per sentirla chiamar il mio nome e voltarmi, e la troverei lì, a metà strada, spaurita e inchiodata sui suoi passi, a chiedermi con gli occhi perchè non riesce ad andarsene.

 

WULF DORN

La psichiatra

 

DAL RISVOLTO DI COPERTINA

Lavorare in un ospedale psichiatrico è difficile. ogni giorno la dottoressa Ellen Roth si scontra con un’umanità reietta, con la sofferenza più indicibile, con il buio della mente. Tuttavia, a questo caso non era preparata: la stanza numero 7 è satura di terrore, la paziente rannicchiata ai suoi piedi è stata picchiata, seviziata. Mugola parole senza senso. Dice che l’Uomo Nero la sta cercando. E quando il giorno dopo la paziente scompare dall’ospedale senza lasciare traccia, per Ellen comincia l’incubo. Nessuno l’ha vista uscire, nessuno l’aveva vista entrare. Ellen la vuole rintracciare a tutti i costi ma viene coinvolta in un macabro gioco da cui non sa come uscire. Chi è quella donna? Cosa le è successo? E chi è veramente l’uomo nero?

“Quando Wulf Dorn, con una calibrata strategia della suspense, fa tirare il fiato al lettore, è solo per trascinarlo meglio più giù, verso l’inferno” (Il Messaggero)

NON CREDERE A NESSUNO, NON FIDARTI NEMMENO DI TE STESSO. NON CERCARE LA VERITA’, SARA’ LA VERITA’ A TROVARE TE.

Uno psico-thriller da togliere il fiato, una lettura ad alta tensione emotiva. “La psichiatra” è uno di quei libri che ti prende subito e non ti lascia più andare, fino alla fine. La scrittura è chiara, veloce; l’autore è capace di trattenere nella lettura con frequenti colpi di scena che aumentano la suspense e disorientano il percorso verso personali possibili soluzioni. Ho apprezzato molto questo libro, tanto da leggerlo tutto d’un fiato, anche se a volte il coinvolgimento emotivo è stato eccessivo (ma magari è stato un “problema” mio). Già a metà del libro, con grande soddisfazione finale, avevo intuito la soluzione del mistero. Che sia forse un po’ scontata?

Lettura assolutamente consigliata agli amanti del genere.

CITAZIONI

  • La camera numero 7 era in fondo al corridoio. Era una delle tre camere singole del reparto 9, riservate ai casi particolarmente difficili (…) Qualcuno aveva chiuso le tende. i pochi raggio di sole che riuscivano a filtrare creavano una penombra spettrale.
  • La cosa peggiore, tuttavia,era il puzzo che riempiva la stanza in maniera quasi tangibile (…) E’ paura, pensò Ellen. E’ l’odore della paura.
  • Molte erano bambole senza vita. come se la loro coscienza avesse intrapreso un viaggio senza ritorno. Altre si erano inventate una realtà del tutto personale. (…) Ma a spaventarmi di più erano proprio quelle che sembravano impietrite. Si capiva che la oro mente era in subbuglio. come una pentola a pressione che ad un certo punto esplode se non si lascia uscire il vapore gradualmente.
  • A volte è facile trarsi fuori dagli impicci lasciando un numero telefonico. E’ un po’ come rilanciare la palla. Un biglietto da visita o un numero annotato su un pezzo di carta, la sostanza del messaggio è sempre la stessa: non mi sento pronto ad espormi per te. Vedi di farcela da solo. Ma, per scaricarmi la coscienza, ti do il mio numero.
  • Doveva esserci una logica, si disse. Il tizio era sì uno psicopatico, soprattutto per quanto riguardava il suo rapporto con le donne, ma non era completamente pazzo.
  • Il vuoto nella sua testa non era tenebra. Era più simile all’azzurro tenue di una superficie perfettamente liscia, come un lago ghiacciato. E sul quel vuoto aleggiava una sorta di rintocco, come se qualcuno a grande distanza stesse pizzicando la orda di un’arpa.
  • Devi proteggermi da lui, quando verrà a prendermi.

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