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CHIARA GAMBERALE

Per dieci minuti.

Dal risvolto di copertina:

Dieci minuti al giorno. Tutti i giorni. Per un mese. per fare una cosa nuova, mai fatta prima. Dieci minuti fuori dai soliti schemi, Per smettere di avere paura. E tornare a vivere. Tutto quello con cui Chiara era abituata ad identificare la sua vita non esiste più. Perché, a volte, capita.  Capita che il tuo compagno di sempre ti abbandoni. Che tu debba lasciare la casa in cui sei cresciuto. Che il tuo lavoro venga affidato ad un altro. Che cosa si fa, allora? Rudolf Steiner non ha dubbi: si gioca.-

Un libro leggero che racconta una donna di oggi, ma non moderna. Una donna in carriera, ma non emancipata. un libro che ci insegna che a volte, mettersi in gioco, in tutti i sensi, può essere la soluzione all’insofferenza verso se stessi, alla staticità della vita. Di dieci minuti in dieci minuti. Un romanzo leggero, che scorre via veloce, piacevole e simpatico.

CITAZIONI

  • Si diventa così sordi,quando la paura di perdersi supera la voglia di trattenersi.
  • Le ossessioni non si offendono se le si trascurano…anzi:trascurarle è l’unico modo per mandarle via.
  • La paura che ci ritroviamo quando troviamo la felicità. A quel punto c’è solo da stare bene,no? E magari non ne si è capaci.
  • E piangevo perchè lui,mentre parlava,non somigliava più all’uomo di cui sono stata innamorata. Di cui sarò sempre innamorata.
  • Il tempo passa,insomma,e lui no. Non passa.
  • Perchè è davvero perverso l’amore. Quando c’è,parli con una sola persona di tutte le altre. Quando entra in crisi,parli con tutte le altre si una sola persona.
  • Va a finire che invischiamo tutto noi stessi proprio con chi,in qualche parte remota del nostro cuore,non ci convince pienamente.
  • O dentro o fuori. Ma se stai sulla porta mi blocchi il traffico.
  • Conoscere qualcuno è qualcosa di talmente fatale che quando succede è per sempre.
  • Chissà perchè certi abbandoni sono così netti e certe riconquiste così vaghe.
  • Purtroppo o per fortuna,però,bisogna essere in due a voler essere in due.
  • “Finchè morte non vi separi…” E invece ci ha separati la vita.
  • E’ faticoso non essere a disposizione di chi amiamo,ma a volte ci tocca. Quella disponibilità infinita non aiuta noi e non aiuta loro.
  • Non resistere al cambiamento. Buttati.
  • E’ una persona con cui vorrei passare il resto della mia vita a vedere ridere.
  • Da quando la mia vita è vuota non mi ero mai accorta che fosse così piena.
  • Gli altri sono la nostra grande occasione,certo:ma sono anche la nostra più infinita fonte di guai,la nostra disperazione,una tremenda rottura di palle.

Andrea Torquato Giovanoli

La sindrome del panda

descrizione dell’autore:

-Volevo scrivere un libro che parlasse all’uomo, dell’uomo, da uomo.
Ma che parlasse anche alla donna, dell’uomo, da uomo.
Un libro che parlasse dell’uomo e della donna, agli uomini ed alle donne, da uomo.Volevo scrivere un libro che ricordasse all’uomo il bello d’essere uomo ed alla donna il bello d’essere donna, ma che riconducesse anche entrambi a riscoprire il bello dell’essere fatti l’uno per l’altro e non l’uno contro l’altro.Volevo scrivere un libro che parlasse del maschio e della femmina e del loro essere meravigliosamente unici e complementari: definitivamente non-intercambiabili. Un libro serio, ma non barboso, che fosse piacevole da leggere, anzi persino divertente. Volevo scrivere un libro politicamente scorrettissimo e per farlo non serviva altro che parlare di cose ovvie, del tutto banali, cose vecchie come il cucco, ma altrettanto vere, che però oggigiorno non si conoscono più, ed anzi dà scandalo parlarne. Volevo scrivere un libro, un bel libro, che parlasse di quella relazione tra ruoli capace di muovere il mondo, ma che di questi tempi è stata talmente pasticciata da essere quasi irriconoscibile, da renderla talmente triste che si preferisce rifuggirla nella vita vera, per scimmiottarla in quella virtuale. Ma soprattutto volevo scrivere un libro che desse un po’ la sveglia a quella generazione d’uomini che si sono lasciati rubare il senso buono e bello della vita, in particolare di quella di relazione, e seguendo il più facile richiamo di falsi slogan si sono lasciati instradare sulla via dell’estinzione. E manco se ne accorgono più, tanto sono impegnati a cercare pokémon anziché figa.Volevo scrivere un libro che fosse vero ed irriverente, ortodosso ed originale, serio e faceto insieme, e con dentro anche qualche parolaccia, così: tanto per sentirmi un po’ trasgressivo.

Ecco: volevo scrivere un libro così.

E niente: alla fine l’ho scritto.

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