Il Berlusca.

Il primo motivo per cui Berlusconi mi è stato simpatico è stato perché ha portato Candy Candy nelle nostre case. Poi ho capito che sarebbe stato meglio se non ci fossimo depresse fin dall’infanzia con le vicende di quella ragazza sfigatissima. Il secondo motivo per cui lo ho avuto in simpatia é stato perché lo credevo in grado di fare dell’Italia, come aveva fatto della sua azienda, un florido impero, se non fosse stato perseguitato da magistrati politicizzati ed ingiusti. Da brava italiana, mi sono messa dalla parte della “vittima”. Poi, una sera d’estate, ho ascoltato le intercettazioni delle telefonate fra lui e le…..”gentili donzelle” con cui si accompagnava. Allora ho capito che sarebbe stato meglio se un tizio con certe malsane abitudini non fosse a guida di un Paese. Ciò nonostante, mi dispiace che adesso stia male e e stia soffrendo, come mi dispiacerebbe per qualsiasi essere umano. E gli auguro di vivere ancora a lungo. PERCHE’ SE SCASSANO I CABASISI DALLA MATTINA ALLA SERA ALLA TV, ALLA RADIO, INCIELOINTERRAINOGNILUOGO, CON LA CRONACA DETTAGLIATA DI TUTTO IL DECORSO DELLA MALATTIA, SE MUORE, FRA RICORDI E COMMEMORAZIONI COME MINIMO ARRIVIAMO A NATALE!!!!! ooooohhhhhhh………

Scrivo. Dunque sono.

Nella mia vita ho usato la scrittura per diversi scopi. Nella maggior parte dei casi, scrivere era- ed è ancora- un modo per dire a me stessa le cose che ho dentro, come se vedere poi i miei stati d’animo appoggiati sul  foglio mi sollevasse dalle ansie e dalle preoccupazioni, aiutandomi a prendere coscienza di emozioni che rimanevano, fino a quel momento, inconsapevoli ed incoscienti. Altrettanto spesso, scrivere è stato per me il modo preferito di comunicare con gli altri, perché ho sempre avuto la sensazione che le parole dette non riuscissero a esprimere fino in fondo pensieri e sentimenti.
La scrittura è stata per me un rifugio, un angolino di paradiso, qualcosa in cui mettere tutta me stessa o, almeno, quello che da me stessa voleva venir fuori.E ho sempre invidiato chi aveva qualcosa da raccontare e conosceva il modo giusto per farlo. A me è sempre mancata l’idea “geniale”, quel “quid” che può rendere ai miai occhi quel che scrivo particolarmente gradito ed interessante. Del resto nella mia vita di interessante non è che ci sia stato mai granchè, né ho mai avuto modo di viaggiare, di vedere posti nuovi, di trovare ispirazioni in vicende o luoghi che avessero la capacità di suscitare particolari emozioni, tanto particolari da volerle comunicare a quanta più gente possibile. Per questo il mio sogno è sempre rimasto lì, talmente in fondo al classico cassetto da non vederlo neanche più. Un desiderio che, in mezzo a tanti altri, aveva smesso di essere desiderato. Questa è stata, per molti versi, una costante della mia via. Tutto quello che da bambina o da adolescente ho sognato, tutto quello che nella mia mente ancora in formazione era fondamentale per la vita, si è scontrato, un po’ alla volta, con una realtà completamente diversa da come me la ero immaginata. Sono sempre stata una sognatrice. Ogni cosa ed ogni persona che ha attraversato la mia vita, ha messo in moto la mia immaginazione e i miei sogni, e quelli che fai da sveglia, quando si allenta semplicemente un po’ il controllo della coscienza, sono sempre positivi, belli, e diventano desideri. Non ho mai smesso questa mia abitudine o attitudine, ma già da un po’ di anni, da quando i sogni della mia gioventù si sono dimostrati null’altro che delle divagazioni del pensiero razionale, ho smesso di crederci, di sperare e li vivo semplicemente come sogni, senza permettere loro di trasformarsi in desideri. Questo forse, ad oggi, è il mio limite più grande.
Il fatto di leggere molto, di nutrire nei confronti della scrittura degli altri un amore spesso incondizionato, di sentire profonda ammirazione per quegli autori che sono riusciti a farmi estraniare totalmente dalla mia realtà per condurmi laddove loro avevano previsto che io arrivassi, non ha fatto che sminuire ai miei stessi occhi le mie possibilità di ottenere il risultato che ottenevano loro con me: portare il lettore in un “posto altro”, sia fisico che mentale. Ho preferito fruire piuttosto che produrre, consapevole, spesso in maniera esagerata, dei miei limiti, delle mie capacità e della mia ristrettezza di pensiero, inventiva, fantasia. A quarant’anni suonati ( e suonati da un pezzo) ho scoperto, però, che anche nella banalità, ci può essere quel qualcosa che può rendere speciale una storia. E quel qualcosa, credo, sia il fatto che quella vita qualcuno l’ha vissuta e lo ha fatto sulla propria pelle e a proprie spese.
Ho scoperto che spesso la lettura di esperienze altrui nelle quali rivedermi, ritrovarmi, trovare similitudini con le mie, mi ha appassionato ancora di più. E addirittura mi ha insegnato. Mi ha fatto facilmente comprendere come volevo o non volevo essere. Nelle vita di ciascuno di noi c’è qualcosa di unico, ma che può essere condiviso e condivisibile. C’è quell’esperienza di cui anche altri possono far tesoro e che può consigliare qualcosa, se si è disponibili ad “entrarci dentro”. Perfino nella mia, di vita, è possibile che ci sia questo qualcosa. Perché ho scoperto, con fatica e dolore, che nella banalità e in quella che credevo la normalità, c’è qualcosa di speciale che rende la mia vita degna di essere ripensata e perfino raccontata.

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Maestra Marisa

Momenti…..il mio lavoro è fatto di momenti. Quelli in cui ti viene voglia di mollare tutto, perché sei bistrattato, umiliato, mortificato. Quelli in cui sei stanco e ti chiedi perché ci metti anima e cuore. Quelli in cui pensi che infondo sia tutto inutile, perché quello che fai va a scontrarsi con una società sempre più malata e non rimarrà niente di quello che tu hai cercato di seminare. E poi ci sono altri momenti, QUESTI momenti, nei quali trovi forza, voglia, motivazione e capisci che questo lavoro è soprattutto AMORE. E in amore, si Sa, è meglio dare che ricevere…..

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Follia

Il mio conterraneo Pirandello, in una sua opera (Enrico IV) racconta di un uomo che, dopo un trauma, perde coscienza di sé e che, anche dopo essere guarito, preferisce continuare a fingersi pazzo, perché  lo ritiene  più conveniente e perché, probabilmente, è questo che la società si aspetta da lui. Colui che è considerato folle è per l’autore agrigentino quello che ha davvero il contatto con la realtà. Grande Pirandello e grande chi ha il coraggio, in questo mondo falso ed ipocrita, dietro la maschera di una apparente pazzia, di fare quello che altri, per convenzione, non fanno. Stupidi semmai quelli che non capiscono la verità di certi gesti, cercando giustificazioni logiche solo per loro ed emettendo giudizi inadatti, perchè legati ad una stupida convenzione. La mia stima per il folle..la mia pietà per gli stupidi.

Cultura.

Quando parlo di cultura non mi riferisco ai titoli di studio. La cultura è qualcosa di diverso, è attitudine alla curiosità, è flessibilità mentale, è creatività, è pensare in modo divergente, è vedere il mondo attraverso occhi diversi dai tuoi, è la capacità di vivere in modo “altro” rispetto al tuo, è sapienza, saggezza. Tutto ciò si acquisisce non con le lauree, ma con la naturale propensione a conoscere , con la lettura, con la voglia di allargare i propri orizzonti, succede quando hai voglia di traslocarti in tempi diversi, in modi di pensare diversi, per accettarli e farli tuoi o per criticarli. Ma gli ignoranti tutto questo non possono capirlo….

Lettera a mio padre

Ciao Papà. So che non mi senti più, che non puoi ascoltarmi nè vedermi più. Eppure voglio fare finta di parlarti, oggi. Sapendo che parlo a me stessa o a questo bizzarro pubblico virtuale. Volevo dirti, papà, che sto imparando tanto andando avanti con gli anni. Il mondo non è sempre così bello come tu mi hai insegnato e oggi capisco perché volevi starmi sempre accanto per proteggermi. Forse tu lo sapevi che il male si nasconde dietro ogni angolo , che nella vita non sempre hai quello che meriti, che la vita stessa a volte è ingiusta e ti regala sofferenza e forse non hai voluto dirmelo chiaramente perché non volevi spaventarmi e ti limitavi ad evitarmi di trovarmi faccia a  faccia con le brutture come e quando potevi. Poi tu te ne sei andato via e con te la metà del mio sostegno , del mio conforto, della mia forza. Adesso c’è mamma, ma anche lei da quando non ci sei più tu, è un po’ “a metà”. E da quando non ci sei più, la vita, insieme a grandi gioie mi ha dato anche tanti e gravi dolori. E anche tante lezioni. Ultimamente sai che cosa ho imparato, papà? Di solito ci insegnano che dobbiamo ringraziare chi ci fa del bene. Io adesso so che dobbiamo anche ringraziare chi ci fa del male. A ben guardare, Papero, sono in minoranza. Se vado a ritroso con la memoria e arrivo fino ad oggi, sono pochi quelli che mi hanno regalato solo male. Alcuni li hai conosciuti e li hai vissuti anche tu, altri hanno attraversato solo la mia vita. Però bisogna dire grazie a loro quanto ai “buoni”. Sai perché, papà? Perché mi hanno insegnato come e cosa non voglio essere e mi fanno apprezzare chi è positivo e generoso. Perché mi hanno insegnato che c’è gente che soffre davvero tanto più di me (solo questa può essere  la giustificazione alla cattiveria) , mi hanno insegnato che dietro alla tracotanza, alla aggressività, alla prepotenza si nasconde tanta debolezza. Mi hanno insegnato la pietà, la carità e, spero di arrivarci presto, anche la capacità di perdonare. Quella ci hai provato pure tu ad insegnarmela, papà, ma la vita è una maestra più severa e mi sta facendo sforzare di fare del mio meglio. Mi hanno insegnato a pregare per loro, oltre che per me, perché se solo riuscissero a cambiare quanto sarebbe più bello il mondo! Tranquillo papà: non riusciranno mai a farmi diventare altrettanto cattiva, mai disonesta, mai sleale. Piuttosto imparo a difendermi, ma i valori che mi avete trasmesso tu e mamma…quelli no, non me li toglierà mai nessuno. Spero che, se fossi ancora in vita, saresti fiero di me. Questo è un buon motivo per rimanere sana dentro, come tu mi hai insegnato. Ciao , Papero.

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Il Dio Denaro

“Il denaro é un ottimo servo è un pessimo padrone.”

Che tristezza mi danno coloro che pensano che esser felici equivalga  al possedere denaro, coloro che vendono il loro essere come le peggiori meretrici, , che misurano l’amore con moneta sonante. Prima o poi la vita li smentirà e capiranno che cosa davvero conta: la purezza, la sincerità, i sentimenti. Se non mi facessero tanta pena, potrei addirittura disprezzarli.

“Fai del denaro il tuo Dio e ti tormenterà come il diavolo”. (Henry Fielding)image

Chi é Marisa?

Siciliana fino al midollo, trapiantata a Bracciano per amore del mio uomo, sono una quarantacinquenne insegnante di sostegno alla scuola primaria. Sono giusta e sbagliata, ansiosa, cerebrale, contorta, curiosa, emotiva, estroversa, fragile, gelosa, paziente, incoerente, infantile, ingenua, insicura, lunatica, malinconica, nervosa, sentimentale, sognatrice, ossessiva, testarda, sincera, determinata…..sempre e comunque vera.

Amo un abbraccio, l’altruismo, la generosità, le emozioni, l’atmosfera natalizia, la pioggia e la neve, le canzoni che mi fanno emozionare, chi mi conosce davvero, chi sa che ci vuol poco a ferirmi o a farmi felice, le fotografie, i libri, le patatine, la pizza, il caffè, il tè al limone coi biscotti , il camino, il mio divano, l’odore della persona che amo, i miei nipoti, il mio cane, il mio lavoro, i miei principi, sentirmi protetta, ridere!

Odio gli arrivisti, la cattiveria, chi non dice quel che pensa, chi mi dice che tutto passa, chi non ha rispetto per gli altri, gli ipocriti, dipendere da qualcuno, il fissare il cellulare in attesa di una chiamata che non arriva, gli addii, ingrassare,  le imposizioni, le malelingue, le occasioni perse, le persone viscide, quello che non capisco, lavare i piatti, gli snob, non poter mettere i tacchi, la pietà. image