Maestra Marisa

Momenti…..il mio lavoro è fatto di momenti. Quelli in cui ti viene voglia di mollare tutto, perché sei bistrattato, umiliato, mortificato. Quelli in cui sei stanco e ti chiedi perché ci metti anima e cuore. Quelli in cui pensi che infondo sia tutto inutile, perché quello che fai va a scontrarsi con una società sempre più malata e non rimarrà niente di quello che tu hai cercato di seminare. E poi ci sono altri momenti, QUESTI momenti, nei quali trovi forza, voglia, motivazione e capisci che questo lavoro è soprattutto AMORE. E in amore, si Sa, è meglio dare che ricevere…..

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Follia

Il mio conterraneo Pirandello, in una sua opera (Enrico IV) racconta di un uomo che, dopo un trauma, perde coscienza di sé e che, anche dopo essere guarito, preferisce continuare a fingersi pazzo, perché  lo ritiene  più conveniente e perché, probabilmente, è questo che la società si aspetta da lui. Colui che è considerato folle è per l’autore agrigentino quello che ha davvero il contatto con la realtà. Grande Pirandello e grande chi ha il coraggio, in questo mondo falso ed ipocrita, dietro la maschera di una apparente pazzia, di fare quello che altri, per convenzione, non fanno. Stupidi semmai quelli che non capiscono la verità di certi gesti, cercando giustificazioni logiche solo per loro ed emettendo giudizi inadatti, perchè legati ad una stupida convenzione. La mia stima per il folle..la mia pietà per gli stupidi.

Cultura.

Quando parlo di cultura non mi riferisco ai titoli di studio. La cultura è qualcosa di diverso, è attitudine alla curiosità, è flessibilità mentale, è creatività, è pensare in modo divergente, è vedere il mondo attraverso occhi diversi dai tuoi, è la capacità di vivere in modo “altro” rispetto al tuo, è sapienza, saggezza. Tutto ciò si acquisisce non con le lauree, ma con la naturale propensione a conoscere , con la lettura, con la voglia di allargare i propri orizzonti, succede quando hai voglia di traslocarti in tempi diversi, in modi di pensare diversi, per accettarli e farli tuoi o per criticarli. Ma gli ignoranti tutto questo non possono capirlo….

Lettera a mio padre

Ciao Papà. So che non mi senti più, che non puoi ascoltarmi nè vedermi più. Eppure voglio fare finta di parlarti, oggi. Sapendo che parlo a me stessa o a questo bizzarro pubblico virtuale. Volevo dirti, papà, che sto imparando tanto andando avanti con gli anni. Il mondo non è sempre così bello come tu mi hai insegnato e oggi capisco perché volevi starmi sempre accanto per proteggermi. Forse tu lo sapevi che il male si nasconde dietro ogni angolo , che nella vita non sempre hai quello che meriti, che la vita stessa a volte è ingiusta e ti regala sofferenza e forse non hai voluto dirmelo chiaramente perché non volevi spaventarmi e ti limitavi ad evitarmi di trovarmi faccia a  faccia con le brutture come e quando potevi. Poi tu te ne sei andato via e con te la metà del mio sostegno , del mio conforto, della mia forza. Adesso c’è mamma, ma anche lei da quando non ci sei più tu, è un po’ “a metà”. E da quando non ci sei più, la vita, insieme a grandi gioie mi ha dato anche tanti e gravi dolori. E anche tante lezioni. Ultimamente sai che cosa ho imparato, papà? Di solito ci insegnano che dobbiamo ringraziare chi ci fa del bene. Io adesso so che dobbiamo anche ringraziare chi ci fa del male. A ben guardare, Papero, sono in minoranza. Se vado a ritroso con la memoria e arrivo fino ad oggi, sono pochi quelli che mi hanno regalato solo male. Alcuni li hai conosciuti e li hai vissuti anche tu, altri hanno attraversato solo la mia vita. Però bisogna dire grazie a loro quanto ai “buoni”. Sai perché, papà? Perché mi hanno insegnato come e cosa non voglio essere e mi fanno apprezzare chi è positivo e generoso. Perché mi hanno insegnato che c’è gente che soffre davvero tanto più di me (solo questa può essere  la giustificazione alla cattiveria) , mi hanno insegnato che dietro alla tracotanza, alla aggressività, alla prepotenza si nasconde tanta debolezza. Mi hanno insegnato la pietà, la carità e, spero di arrivarci presto, anche la capacità di perdonare. Quella ci hai provato pure tu ad insegnarmela, papà, ma la vita è una maestra più severa e mi sta facendo sforzare di fare del mio meglio. Mi hanno insegnato a pregare per loro, oltre che per me, perché se solo riuscissero a cambiare quanto sarebbe più bello il mondo! Tranquillo papà: non riusciranno mai a farmi diventare altrettanto cattiva, mai disonesta, mai sleale. Piuttosto imparo a difendermi, ma i valori che mi avete trasmesso tu e mamma…quelli no, non me li toglierà mai nessuno. Spero che, se fossi ancora in vita, saresti fiero di me. Questo è un buon motivo per rimanere sana dentro, come tu mi hai insegnato. Ciao , Papero.

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Il Dio Denaro

“Il denaro é un ottimo servo è un pessimo padrone.”

Che tristezza mi danno coloro che pensano che esser felici equivalga  al possedere denaro, coloro che vendono il loro essere come le peggiori meretrici, , che misurano l’amore con moneta sonante. Prima o poi la vita li smentirà e capiranno che cosa davvero conta: la purezza, la sincerità, i sentimenti. Se non mi facessero tanta pena, potrei addirittura disprezzarli.

“Fai del denaro il tuo Dio e ti tormenterà come il diavolo”. (Henry Fielding)image

Chi é Marisa?

Siciliana fino al midollo, trapiantata a Bracciano per amore del mio uomo, sono una quarantacinquenne insegnante di sostegno alla scuola primaria. Sono giusta e sbagliata, ansiosa, cerebrale, contorta, curiosa, emotiva, estroversa, fragile, gelosa, paziente, incoerente, infantile, ingenua, insicura, lunatica, malinconica, nervosa, sentimentale, sognatrice, ossessiva, testarda, sincera, determinata…..sempre e comunque vera.

Amo un abbraccio, l’altruismo, la generosità, le emozioni, l’atmosfera natalizia, la pioggia e la neve, le canzoni che mi fanno emozionare, chi mi conosce davvero, chi sa che ci vuol poco a ferirmi o a farmi felice, le fotografie, i libri, le patatine, la pizza, il caffè, il tè al limone coi biscotti , il camino, il mio divano, l’odore della persona che amo, i miei nipoti, il mio cane, il mio lavoro, i miei principi, sentirmi protetta, ridere!

Odio gli arrivisti, la cattiveria, chi non dice quel che pensa, chi mi dice che tutto passa, chi non ha rispetto per gli altri, gli ipocriti, dipendere da qualcuno, il fissare il cellulare in attesa di una chiamata che non arriva, gli addii, ingrassare,  le imposizioni, le malelingue, le occasioni perse, le persone viscide, quello che non capisco, lavare i piatti, gli snob, non poter mettere i tacchi, la pietà. image