Violenza in ambulatorio

Questa lettera è stata riveduta per garantire anonimato ai protagonisti.

L’anno scorso sono stata male, non mi reggevo in piedi e mi batteva forte il cuore. Ho avuto paura, il mio medico curante non era in sede e ho fissato un appuntamento urgente con un cardiologo. Mi ha ricevuto nel suo studio in un orario al di fuori dell’apertura, eravamo io e lui da soli. Ovviamente ha deciso di fare un elettrocardiogramma, me l’aspettavo. Per farlo però mi ha fatto lasciare addosso solo le mutandine, mi è sembrato strano, ma ho pensato che ogni medico ha i suoi metodi. Dopo la visita e i controlli ha dichiarato che si trattava solo di ansia e mi ha prescritto dei calmanti. Però mi ha detto che intanto avrebbe provato lui a farmi rilassare un po’. Siccome aveva detto che faceva pure agopuntura e altre pratiche di medicina alternativa, ho pensato che si riferisse a quello. Mi ha fatto girare sul lettino a faccia in giù, e mi ha detto che avrei sentito una sensazione di freddo. Poi ha chiuso la finestra, ha spento la luce e poi io non vedevo che cosa stava facendo. Si è avvicinato e con un olio ha iniziato a massaggiarmi, io non me lo aspettavo, perché lui non mi ha chiesto se io volevo, però sono stata zitta mentre lui mi spiegava che mi stava massaggiando per calmarmi. Però eravamo quasi al buio, e il suo massaggio diventava sempre più intimo, tanto che appoggiandosi il mio piede sentivo la sua eccitazione. Ero terrorizzata, tanto da non riuscire a muovermi, mi scendevano le lacrime ma non ero capace di fare niente. Mi ha fatto girare, nella penombra non vedeva le mie lacrime. Continuava a massaggiarmi, mi diceva che avevo un bel corpo, mi parlava di strane pratiche orientali che coinvolgevano il sesso. Io pensavo a come fare a scappare, ero nuda, come potevo fuggire velocemente? Allora ho deciso che dovevo provare a difendermi almeno con le parole e ho cominciato a dire quanto una donna possa sentirsi male quando si fida di qualcuno, tipo un prete, un medico o un professionista di qualsiasi tipo e poi subisce molestie, che se fosse capitato a me avrei reagito male, che avrei potuto uccidere, e cose del genere. Lui di colpo ha sollevato le mani e mi ha detto di rivestirmi. Io ho indossato velocemente i vestiti, ho pagato di corsa e sono scappata via. Sono corsa a casa, mi sono infilata sotto la doccia e piangendo ci sono rimasta finché non ho cancellato ogni traccia di olio e quella sensazione delle sue mani addosso. È stato terribile e da allora non riesco più ad andare dal nessun medico da sola, ho paura e sento ancora tanto schifo… una amica mi ha detto che avrei dovuto denunciare, ma che cosa? Sarebbe stata sempre la sua parola contro la mia, lui avrebbe detto che mi stava solo facendo un massaggio, ma io so lo schifo che ha fatto, come spingeva la sue mani. È stato terribile, come è terribile non poter fare nulla o dirlo a nessuno.

 

(e-mail ipezzidivoi@gmail.com )

Un commento su “Violenza in ambulatorio”

  1. Si fa un gran parlare di violenza; tante pagine di cronaca sono occupate da casi eclatanti di molestie e di maltrattamenti nei confronti delle donne. Esiste, però, una forma di violenza molto subdola che viene esercitata nel silenzio, in luoghi dove non ti aspetteresti mai che possa accadere, perpetrata da persone solitamente “insospettabili” che è altrettanto dolorosa e pericolosa; un tipo di violenza difficile da denunciare, da portare alla luce, da punire. In verità, spesso, non viene neanche considerata “violenza” nel senso classico del termine, perché non lascia segni, non viola in maniera profonda in corpo ed è difficilissima da dimostrare. Eppure fa male, come qualsiasi altro maltrattamento: sporca corpo e anima, fa sentire indifese, deboli, disarmate, a volte perfino colpevoli. Questo tipo di violenza è tanto fisica quanto psicologica: è tradimento della fiducia, è un “prenderti alle spalle”, approfittando di un ruolo importante contrapposto ad una posizione di debolezza e di influenzabilitá e di “dipendenza”. È la violenza dei vigliacchi, dei pusillanimi, dei vili, di chi nasconde l’orco che ha dentro dietro un camice…o una tonaca, per ricordare una mia esperienza tanto simile a questa. La prima cosa che verrebbe da dire è “perché non hai reagito subito? Perché non lo hai bloccato? Perché non lo hai colpito?” Io non te lo dirò, perché so quanto sia disarmante essere presi alla sprovvista, quanto sia paralizzante la paura, quanto sia immobilizzante la sensazione di inferiorità e debolezza. Hai fatto quel che hai potuto, e alla fine hai fatto bene, perché sei comunque riuscita a bloccare il “mostro”. Poi ti si potrebbe rimproverare che il tuo silenzio non impedirà a questo “professionista” di fare ad altre quello che ha fatto a te, ma concordo sul fatto che non avresti potuto dimostrare nulla, saresti passata per sciocca visionaria, col risultato che lui sarebbe diventata la vittima e tu saresti stata ridicolizzata. Non posso neanche dirti di dimenticare, perché una donna non può dimenticare certe esperienze, certe sensazioni: lo sdegno, l’indignazione, la rabbia, il disgusto. Posso dirti di andare avanti, di fare tesoro di questa vicenda, imparando ad essere più attenta,a tutelarti di più. Ricorda sempre che tu sei la vittima e lui il maniaco criminale. Tu sei pura e sana e lui corrotto ed immorale. Insieme a te spero che nessun’altra donna debba vivere esperienze simili e spero che la tua vicenda (assieme alla mia che, chissà, magari un giorno racconterò) possa rendere le donne più consapevoli e attente. Ti abbraccio. Forte.
    Marisa

Lascia un tuo pensiero!