Riflessione semi-seria…

…poco semi e molto seria.

 

In questi giorni la cronaca ci ha regalato un bel po’ di notizie, la maggior parte delle quali molto sgradevoli, in cui la protagonista principale è stata lei, la “signora con la falce”.

Morti a Berlino, donne uccise a coltellate, morto George Michael, giusto per ricordare i fatti salienti degli ultimi giorni.

Su Berlino, beh… c’è poco da dire, se non constatare che potrebbe dimostrarsi poco intelligente pubblicare volti, nomi, indirizzi di chi, facendo niente altro che il proprio dovere, ha fatto fuori un terrorista appartenente all’ISIS che, come noto, non è esattamente una organizzazione che predica la pace ed il perdono.

Sulla morte di George Michael mi piacerebbe che calasse un pietoso silenzio. È morto un artista, un uomo ancora giovane (a dieci anni l’avrei considerato “Matusalemme”, ma si sa che più si va avanti con gli anni, più si allunga l’età della giovinezza), un idolo da ascoltare ma da non imitare come uomo (Io personalmente non gli perdono “Careless whisper”, ma le motivazioni sono assolutamente personali). Non perché fosse gay, ci mancherebbe, ma per quegli eccessi che lo hanno portato a volerla fare finita. In ogni caso, credo che anche su questo sia necessario tacere, perché, per quanto mi risulti inspiegabile che successo, soldi, fama, bellezza, agi e quanto altro possano uccidere (Vedasi la Huston, Winehouse, Robin Williams, ecc.) evidentemente il bel George aveva dentro una sofferenza così grande che merita comunque rispetto e non impietosi giudizi.

La notizia bizzarra mi pare essere, invece, quella che riguarda sempre un morto, ma un morto “scaduto”, non fresco, non recente, insomma, ma che sta facendo discutere non poco: Rocco Sollecito, boss ucciso in Canada, vittima, pare, di una guerra fra ‘ndrangheta e mafia.

Don Michele, parroco di Grumo Appula, decide di celebrare, contro il parere del questore, una messa per la salvezza dell’anima del boss, io (personalmente) ritengo finanziato e sollecitato dalla famiglia preoccupata per la vita eterna del caro estinto.

Scoppia lo scandalo! Il questore impedisce la messa, la chiesa rimane chiusa, il parroco si incavola e rivendica il suo diritto di pregare e fare pregare per l’anima di chiunque!

E io sono d’accordo con lui! Cioè, io in realtà non sono per niente d’accordo, ma nell’ottica del prete lo sono eccome! Ok, ricomincio che credo di essere stata molto poco chiara.

Io so con assoluta certezza e ne ho pure le prove che quando un cristiano (inteso come persona) muore si addormenta e basta, in attesa che arrivi il Buon Padre a risvegliarlo e, eventualmente, a giudicarlo con tutto quel che ne consegue. Io so con assoluta certezza e ne ho le prove che quando un cristiano muore non va in Paradiso né all’inferno (che non esistono) e men che meno in Purgatorio, in attesa che i parenti sovvenzionino le chiese e rimpinguino le casse dei preti per “corrompere” il giudice che, dietro richiesta, promuove l’anima sospesa e la fa diventare Beata (le prove, per chi lo gradisce, posso fornirle in separata sede). Per questo motivo condanno il mercimonio legato alla morte di qualcuno e promosso dalla Chiesa Cattolica, che si tratti dell’anima di un ottimo padre di famiglia o di un serial killer.

Premesso questo, se entro nell’ottica cattolica (e ci sto strettissima, ma mi sforzo) il prete e chi lo ha, diciamo, invogliato ed incoraggiato, ha ragione da vendere. Perché non pregare per l’anima di un assassino? Chi siamo noi, questore in primis, per decidere che quell’uomo lì non ha diritto alle preghiere? Non è questo forse l’anno della Misericordia (che se fosse ogni anno, poi, sarebbe pure meglio)? La logica oltretutto mi dice che proprio perché quell’uomo si è macchiato delle peggiori nefandezze ha bisogno di più preghiere di uno “normale”! O no?

Se per l’anima di un peccatore “medio” sono necessarie un tot di messe a pagamento (chi stabilisce quante, poi, io non lo so, ma nel dubbio meglio andare avanti finché si può) e un tot di gente che va a pregare, per esempio, che so, i familiari e qualche amico, per un peccatore incallito come potrebbe essere un boss mafioso, immagino sia necessario non solo un numero notevole di messe, pure ben pagate, ma pure almeno un paese intero di 13.000 abitanti tutti riuniti!

Don Michele, quindi, non avrebbe fatto altro che il suo dovere di prete e non capisco perché il vescovo, anzi addirittura l’Arcivescovo, di indigni così tanto per una pratica che, insieme dell’orrore delle indulgenze, è così tanto utile alla Chiesa Cattolica. Manifesti a parte, che sono forse l’unico errore del caritatevole parroco, è più giusto, sano, misericordioso il gesto di Don Michele che degli alti prelati che si indignano per il fatto che Dio dovrebbe e potrebbe provvedere alla salvezza dell’anima di Don Rocco.

Per dirimere la questione, nella quale è intervenuto (ovviamente contro il Parroco, mi pare chiaro) anche il sindaco, il questore avrebbe deciso che la messa si può celebrare, ma alle 6 del mattino. E anche questa cosa non mi è chiara. Meglio alle 6 così ci va poca gente e l’anima deve penare più a lungo o perché è fuori dall’orario d’ufficio di chi deve eventualmente intercedere?

Ma quel questore, quel sindaco, quell’Arcivescovo potrebbero occuparsi di cose più serie e smettere di decidere chi e quando deve pregare per chi o per cosa? Non sarebbe bastato, per una questione di “decenza” far rimuovere eventualmente i cartelli, ammesso che dessero proprio tanto fastidio a quella cittadinanza (magari la stessa che se incontrava Don Rocco gli faceva tanto di cappello) e smetterla di fare tutto questo teatrino?

Se davvero fosse in qualche posto e potesse vedere, il Boss si starebbe scompisciando dalle risate, ne sono certa!

Un po’ come vien da ridere a me. Adesso, qui, da viva.