Il mistero delle donne

Che bello.
Mi ha scritto un uomo con una strana richiesta: di scrivere al maschile.
“In che senso e, soprattutto, perché?” Sono state le domande più ovvie e spontanee che potessero venirmi in mente.
Perché, essendo donna e conoscendo le donne, ha sostenuto, potrei fornire agli uomini un punto di vista nuovo ed illuminante sul variegato e complicato universo femminile.

 
A parte un pensiero un po’ contorto (non me ne voglia il caro amico), anche leggendo una donna che parla da donna di donne si potrebbe tentare di comprendere qualcosa, sempre che qualcosa si POSSA comprendere.
Perché sinceramente, e l’ho spiegato al geniale lettore, io sono donna, penso da donna, convivo con me stessa da una vita, ma non posso dire di conoscere me stessa o le mie….colleghe femminucce.

 
Sì, si può provare in linea di massima ad interpretarne pensieri e atteggiamenti, si possono rintracciare caratteristiche particolarmente evidenti e comuni, ma cercare di comprendere il variegato e complesso mondo femminile è praticamente impossibile, sia che ci provi una donna, sia che, peggio ancora, si cimenti in questa impresa un uomo.

 
In verità qualcosa sull’argomento ho già scritto, delineando differenze fra il gentil sesso e quello “forte” (e già a me questa definizione fa scompisciare dalle risate), ma solo pensare di poter fare un discorso generale sulle donne mi pare davvero una impresa titanica.
A parte che, come gli uomini, non siamo tutte uguali, anche i tratti che ci accomunano sono così complessi e variegati, perché no anche contorti ed intrigati, che provare a tracciarli a me, personalmente, da donna, sembra impossibile.

 

E, nell’assurda ipotesi di poter spiegare agli uomini il mondo delle donne,  perché dovrei togliere loro il piacere di scoprire che cosa si nasconde dentro le graziese testoline femminili (e  non solo lì) ?

 
Nel dubbio, caro amico, fidati di chi ci ha fatto un gran successo e ricorda che…
“Siamo così, dolcemente complicate,
Sempre più emozionate, delicate”…

E tu, per non sbagliare

“Nelle sere tempestose, portaci delle rose,
Nuove cose
E ti diremo ancora un altro sì”….

 

In bocca al lupo, amico mio….

Arrivata a questo punto…

Arrivata a questo punto della mia vita non posso e non voglio permettermi di essere tollerante con chi non merita la mia tolleranza, di essere compiacente con chi è falso e ipocrita, di essere gentile con chi non sa che cosa sia il rispetto e l’educazione.

Arrivata a questo punto della mia vita, non posso più trascurare le mie esigenze per chi pensa solo al suo profitto; per chi vuole manovrarmi, controllarmi; per chi non è leale, trasparente, per chi è troppo concentrato su se stesso e non riesce a muoversi oltre i propri interessi.

Arrivata a questo punto della mia vita, non posso più acconsentire ad essere ferita, afflitta, turbata da chi non ha niente da dare se non perfidia, malanimo e meschinità.

Non posso più subire senza ribellarmi, senza oppormi, senza insorgere contro l’egoismo, l’avidità e l’avarizia di sentimenti.

Arrivata a questo punto della mia vita, non posso lasciarmi scalfire da parole indegne, da gesti ignobili, da azioni spregevoli.

Non posso compiacere richieste eccessive, esigenze esasperate, bisogni eccedenti.

Arrivata a questo punto, non ho tempo da perdere con chi non è degno del mio tempo, non ho vita da sprecare con chi non è all’altezza della mia vita.

Sono arrivata fin qui con affanno, lottando con caparbietà, ostinazione, con cocciutaggine, con la costanza di chi insegue un sogno col coraggio della speranza. Ci sono arrivata tamponando mancanze, sanando ferite, ricucendo strappi, sanando rotture. Superando, da sola, sconforto, umiliazioni, delusioni.

Per questo, arrivata a questo punto della mia vita, sono disposta ad amare unicamente me stessa e chi mi ama.

 

 

Una donna così

Una donna così non ti farà mai del male. Conosce il dolore, porta cicatrici e, proprio per questo, non ferisce mai per prima.
Una donna così, forse, non la potrai mai capire, ma di certo la potrai amare.
È una donna che si è trovata sola, senza sostegno, senza aiuto, senza un riferimento, e ha vissuto la svolta.
Quando una donna finisce di lasciarsi guidare, istruire, di lasciarsi vivere, comincia a pensare con la sua testa, a camminare con le sue gambe, a lottare con le sue unghie e a farcela, da sola.

 

Allora cambia tutto. Cambia prospettiva, cambia carattere, cambia la vita. E finalmente capisce che ha una forza, dentro, che stava semplicemente nascosta, sopita, addormentata.

Poco importa se è necessario un dolore per svegliare quella forza. Quel che conta è che da quel momento in poi nulla sarà più uguale, né per lei, né per chi la incontrerà sulla sua via.

 

Una donna così è una che ce l’ha fatta, che sa di poter stare da sola, è una donna che può bastare a se stessa. Per questo, una donna così non si da al primo che capita ma se ti sceglie ti da anima e cuore.

È una con cui condividere, mai più una su cui prevalere.
È una donna che ha tirato fuori quel carattere che non sapeva di avere e che per niente e nessuno potrebbe o vorrebbe ricacciare indietro. È se stessa senza alternative.

Se la trovi, una donna così, non lasciartela scappare.

 

La regola dello stronzo.

Mi pare fosse una battuta di un film: “Se c’è uno stronzo nell’arco di chilometri, io lo trovo e gli dico: <<masticami e sputami!>>”

Molte donne subiscono il fascino del bello e dannato, di quello che si vede lontano un miglio che non potrà mai darti la felicità, di quello che ti farà soffrire.

E tu, nonostante i segni ci siano tutti, rifiuti l’evidenza e ti ci lanci dentro, a quella storia con la parola “Fine” scritta fin dall’inizio.

In realtà si può pure essere ingannati da un atteggiamento quasi dimesso da parte dell’uomo, ma solo al principio e solo per pochissimo tempo. Un giorno o due, al massimo.

Poi lui comincia a mostrare i sintomi della sua stronzaggine. Non ti cerca, non ti chiama, ha sempre qualcosa di importante da fare se gli chiedi di incontrarlo, si fa desiderare manco fosse James Dean. E più lui fa così, più tu, donna con la sindrome della missionaria, gli fornisci alibi, giustificazioni, e più ti innamori, ti sottometti, cominci a “inzerbinarti”, nella convinzione (e il problema è che ci credi davvero) che tu sarai in grado di cambiarlo.

E invece no. Gli uomini non cambiano. E gli stronzi meno degli altri. Loro sono soddisfatti di mostrarsi imbattibili, invincibili, irraggiungibili, inafferrabili, indomabili. Vantano donne ed esperienze a iosa, il che li rende anche più appetibili, e ti fanno intendere che non sei certo la loro unica o ultima chance. E questo ti mette una agitazione addosso che conquistare (figuriamoci poi addirittura farlo innamorare) uno del genere diventa una sfida alla quale non puoi rinunciare, anche se non sei sicura di essere all’altezza di una impresa così ardua. Ma questo rende l’avventura anche più intrigante ed interessante.

Tanto che ti scordi del rischio che puoi rimanerci ferita, fregata, scottata, lacerata. A volte proprio squarciata.

Perché lui non cambierà.

Se ha l’abitudine alla menzogna, mentirà sempre e su tutto quello che riterrà opportuno, che sia una sciocchezza o qualcosa di importante. E non servirà a nulla fargli i sermoni su quanto è bella la sincerità, su quanto tu sia onesta con lui, dimostrargli che si capisce bene quando mente perché non guarda negli occhi o perché alza il sopracciglio destro. Lui continuerà a mentire, perchè è uno stronzo.

Se è portato a pensare solo a se stesso, continuerà a farlo inesorabilmente, sia che si tratti del programma da guardare in tv, sia che si tratti di prendere decisioni importanti per entrambi: il suo benessere verrà sempre prima del tuo. Perchè è uno stronzo.

Se gli piace andarsene in giro la sera, con la scusa del calcetto o per la birretta con gli amici, non riuscirai a farlo smettere, magari facendoti trovare afflitta e sconsolata, avvolta in un plaid, infreddolita sul divano perché, proverai anche questa, hai paura ad andare a letto da sola. Lui continuerà ad uscire e a fare quel che gli piace di più, senza preoccuparsi troppo di te. Perché è un stronzo.

Se un uomo ha l’abitudine di tradire, non lo farà solo una volta e poi, siccome è stato scoperto e si mostra pentito, magari ricominciando un corteggiamento che non vedevi dai primi giorni in cui vi siete conosciuti, smetterà. Non è mai solo una “sbandata”, uno scivolone, una tentazione a cui non ha saputo resistere: diventerà un vizio. E non varranno le tue lacrime, non servirà riversargli addosso tutto il tuo dolore, tentare la carta del vittimismo. Lo rifarà ancora, magari cercando di stare un po’ più attento, cosa che, per altro, agli uomini riesce anche male.

E tu, tu non potrai neanche protestare più di tanto, perché lui non te lo hai mai nascosto di essere uno stronzo.

Allora puoi scegliere se rimanere a soffrire senza via di scampo o mollare tutto e lasciare spazio alla prossima. Tanto l’uomo stronzo la trova sempre, la prossima.

Nella speranza, ci spera chiunque abbia avuto a che fare con uno così, che per una volta becchi una donna più stronza di lui, tanto stronza che lo disorienti e, togliendogli ogni certezza, lo faccia capitolare e gli renda tutto quello che lui ha fatto a te.

Intanto tu, donna, scappa, scappa lontano e va a cercare l’uomo giusto per te.

Il bravo ragazzo: forse meno intrigante, forse meno stuzzicante, ma altrettanto interessante e coinvolgente. E soprattutto capace di amarti senza ferirti. Vedrai che c’è. Magari neanche tanto lontano da te.

In bocca al lupo, donna….

stronzo

Mettiti davanti allo specchio e sorridi

“Mettiti davanti allo specchio e sorriditi-dicono- e la giornata andrà meglio.”

Davanti allo specchio, ho guardato i miei occhi. E ho visto.

Ho visto una bambina dai capelli rossi, nata “nell’Africa d’Italia”, giocare sotto un albero a far torte di fango, impiastricciando terra e sogni. L’ho vista correre, sbucciarsi un ginocchio e rifugiarsi nel posto più sicuro che ci fosse al mondo: le braccia di suo padre.

L’ho vista cambiare assieme ai suoi capelli diventati più scuri, crescere piano piano nella sicurezza di un mondo che non esiste più. L’ho vista mentre ascoltava le storie dell’anziano contadino,quando, seduti insieme su sedie intrecciate a mano, prendevano a morsi rossi pomodori appena raccolti accompagnati dal pane fresco cucinato dalla moglie, che lui conservava in ruvide tovaglie intessute dalle anziane signore del paese.

L’ho vista leggere libri che parlavano solo d’amore e l’ho vista sognarlo quell’amore, aspettarlo. L’ho vista credere che avrebbe preso per mano un uomo e che sarebbe stato per sempre.

L’ho vista innamorata e poi delusa, stupidamente ostinata a rincorrere il sogno di una casa calda e accogliente piena d’amore, di gioia e di risolini di bambini lentigginosi e con gli occhi azzurri come quelli delle sue nonne.

L’ho vista piangere, quando la vita le ha strappato i sogni ad uno ad uno, mentre anche il corpo cominciava a tradirla, per un male che, infido e subdolo, provava a toglierle voglia di vivere e speranze.

L’ho vista donna, arrabbiata con la vita e con il mondo, cercare di sconfiggere sconforto e frustrazione mordendo i giorni che trovava davanti a sé, per non crollare, per non capitolare, per non cedere.

L’ho vista rinunciare, abbassare le armi, abbattuta, piegata, persa.

Poi l’ho vista risvegliarsi, riemergere, rinnovarsi e tornare alla vita. Con testardaggine, caparbietà, irriducibilità ed ostinazione.

L’ho vista credere ancora in un sogno, investire e rischiare se stessa e la

 

 

vita nella voglia di ritornare ad essere, ad esistere.

Davanti allo specchio, adesso, mi sorrido e rido, rido forte, rido di più, rido irrefrenabilmente.

Perché quando hanno provato a distruggermi, alla fine, a sorpresa, ce l’ho fatta io!

Tu conosci bene il dolore

Lo hai guardato in faccia, lo hai sfidato, hai ingaggiato contro di lui una lotta che ti ha visto triste, avvilita e disillusa, arrabbiata e addirittura furiosa. Una guerra che ti ha trasformata, svuotata, depressa, abbattuta, indebolita, spesso scoraggiata.

Ti ha fatto tremare, trasalire, impallidire.

Tu il tuo dolore lo conosci bene.

È fatto di sogni infranti, di vita sbiadita, sfocata, sospesa, interrotta, spezzata.  Di improvvise deviazioni, di inattese direzioni, di impreviste solitudini, di respiri impediti, di profondi abissi, di baratri oscuri. Di perfidi tradimenti, di impensate meschinità, di sorprendenti abbandoni.

Ha fatto di tutto per metterti all’angolo, per disarmarti, per toglierti ogni via d’uscita, per lasciarti intendere che il tempo era scaduto, che non meritavi una speranza.

Lo hai avuto sempre accanto, invisibile ma presente, persecutore, oppressore, persistente.

Talmente durevole ed ininterrotto che hai dovuto fartelo amico, per non permettergli di spegnerti il sorriso.

Sai che non c’è niente di bello in lui, che non lo avresti mai scelto se avessi avuto anche solo una possibilità; sai che quella che rende migliori è solo una squallida ed inutile bugia, inventata da chi il dolore lo ha sfiorato appena ma non ne è stato attraversato.

Non ti consideri certo speciale: sei semplicemente una donna che ha dovuto e voluto sopravvivere, che ha scelto di esserci finché ci sarà vita, col cuore stropicciato e le piaghe nell’anima.

Ferita ma non ancora sconfitta.

Tu il dolore lo conosci bene. Troppo.

dolore

Non tornare….

Non tornare, sulle rovine della mia vita, a ricordarmi che ci sei stato.

Non tornare, ora che hai capito che sono il tuo più grande rimpianto, a dirmi che non hai mai potuto fare a meno di me.

Non tornare per raccontarmi quanto mi hai amato, quanto mi hai voluto, quanto adesso hai bisogno di me.

Mi amavi, dici.

Ma te ne ricordavi quando passavi da una donna all’altra, quando mi lasciavi ad aspettarti, quando mi mettevi all’angolo, quando mi stordivi di menzogne, quando riempivi la mia vita di promesse che non mantenevi?

Non ti ricordavi di amarmi quando mi facevi sentire inadeguata e colpevole di non essere all’altezza, quando mi umiliavi, quando le tue mani colpivano il mio viso e le tue parole mi trafiggevano il cuore?

Forse lo dimenticavi, quando le mie lacrime erano per te motivo di orgoglio, quando mi ferivi per il piacere di farlo e poi sulle ferite mettevi il sale, quando mi regalavi dolore, sicuro che mi avresti sempre ritrovata.

Quando manipolavi perfino i miei pensieri, quando pretendevi senza dare, quando mangiavi sulla mia pelle, ti nutrivi dei miei sentimenti, risucchiavi la mia esistenza e godevi nell’esercitare un perverso potere.

Tu torni.

Egoista come sempre, torni.

E speri che io ti tenda la mano, per tirarti su dal nulla in cui sei precipitato, dalla melma in cui ti sei invischiato, per liberarti dalla prigione che ti sei creato. Per cacciare via la tristezza dalla tua vita, per porre rimedio ad una realtà che ti vede sconfitto.

Ma adesso, vedi, in ginocchio ci sei tu.

Io sono in piedi e potrei spingerti giù, più in fondo all’orrore che tu stesso hai costruito; ma si perderebbe quella sana differenza fra te e me.

Giro le spalle e vado per la mia strada. Indifferente, serena, libera.

Libera da te, dal tuo ricordo e da ogni desiderio di vendetta.

“Buona vita”.

non tornare

 

Ahi mì amor

Lo negherò sempre perfino con Dio che a volte il pensiero vagando di suo
ritorna a cercarti esulta al ricordo.
Poi torna a sfinirmi cattivo e testardo.
E penso alla notte che sola dormivo
e tu pur sapendo che sola morivo,
chissà da che braccia non sei più tornato
e allora mi dico non mi hai mai amato.
E canta il cuore non era amore.
Ahi, mì amor di quella nostra storia io,
Ahi, mì amor non capirò mai niente
Ahi, mì amor con questo dubbio resterò
tutta la vita non saprò
se mi hai amato oppure no.
Ricordo Dicembre la neve la gente,
e tu che nel traffico lento, irritante
bloccando la strada hai spento il motore
per dirmi mi vedi io muio d’amore.
I clacson suonavano come impazziti,
noi fuori dal mondo ci siamo baciati,
neppure a tre ore da quel capodanno
a cui non venisti giocando d’inganno.
E insinua il cuore non era amore.
Ahi, mì amor di quella nostra storia io,
Ahi, mì amor non capirò mai niente
Ahi, mì amor con questo dubbio resterò
tutta la vita non saprò
se mi hai amato oppure no.
E poi lunghi mesi in cui stavo male,
in cui non sapevo dormire o pregare
diceva il dottore è lei che lo vuole
c’è un filo diceva tra mente ed il cuore
E allora di colpo ti ho visto vicino.
la notte ed il giorno un lungo cammino
E quando ho ripreso a sorridere ancora
ho girato la testa ma ero già sola.
E insiste il cuore non era amore.
Ahi, mì amor di quella nostra storia io,
Ahi, mì amor non capirò mai niente
Ahi, mì amor con questo dubbio resterò
tutta la vita non saprò
se mi hai amato oppure no.

(Serrat- Limiti)

 

Mia libertà

Ho strappato via le sbarre della prigione del conformismo e sono io. Da quell’ apertura entra luce e libertà. Anzi, esco io; io che sono diversa e non me ne dispiaccio.

Io che non vivo di fatti, ma di emozioni. Io che la vita la attraverso sentendola sulla pelle e col cuore.

Io, che mi commuovo per una poesia, che rido di gioia, piango di dolore, che non dico quasi mai la cosa giusta. Che nascondo la vulnerabilità dietro l’ironia, che travesto la debolezza di risolutezza solo per salvarmi dalla meschinità, per difendermi dalla malignità, per sopravvivere alle canagliate.

Sono io, che non riesco a vedere il lato oggettivo della vita, che cerco il senso nascosto di tutto e in tutti.

Io, che le parole non le ascolto solamente, le viviseziono, le analizzo, le scompongo, le anatomizzo, ci faccio i giri intorno per vederne tutte le sfumature, per coglierne tutti i significati.

Io, che preferisco il calore della famiglia alle serate ipocrite di finte amicizie, che mi prendo cura delle persone che amo, che nel tempo libero faccio quello che mi piace davvero, che so di non essere migliore, ma che mi sforzo di non essere inferiore.

Io che odio andare dal parrucchiere, che più dei miei chili di troppo non sopporto le gallette di riso, che non vado in palestra e, quando ho freddo, metto i pigiamoni di pile e i calzettoni.

Io, piacevole, brillante, allegra, divertente ma anche terribilmente lunatica, nervosa, inquieta, suscettibile e irritabile, a volte isterica, talvolta infantile. Egocentrica e, perché no, egoista. Un po’ lagnosa, piena di manie. Intollerante, malinconica e in alcuni casi pessimista.

Sono io, incontrollata ed incontrollabile, istintiva, impulsiva e, può capitare, poco saggia. A volte presuntuosa, saccente e tracotante, altre dimessa e remissiva. Prepotente e, quando è il caso, arrogante.

Io che non faccio parte del gruppo, che non sopporto il branco; per questo forse irrimediabilmente destinata all’incomprensione e all’isolamento.

Ma adesso che ho strappato via le sbarre della prigione del conformismo e ho assaporato la libertà,  non torno indietro e scelgo, ancora, di essere me stessa e di non uniformarmi ad una massa inconsapevole.

Sono io e sono libera.

libertà

 

 

Solo per oggi

Solo per oggi sarò completamente felice.

Non me ne starò raggomitolata ad un angolo della vita a leccarmi le ferite del passato e ad avere paura del futuro.

Mi prenderò cura di me, ascolterò i miei bisogni e agirò per soddisfarli.

Solo per oggi prenderò il mio cuore tra le mani e lo accarezzerò, farò quel che mi piace e sarò servizievole e gentile con me stessa, amerò il mio corpo e mi occuperò di lui.  Sarò una donna meravigliosa e me lo ripeterò tante volte da crederci e montarmi la testa.

Andrò contro le convenzioni, riderò senza motivo fino alle lacrime e non mi preoccuperò di non essere compresa.

Agirò con cortesia verso me stessa, sarò prodiga di complimenti per quel che sono, scorderò i miei difetti e sospenderò ogni critica nei miei confronti.

Solo per oggi mi perdonerò gli errori della mia vita e mi parlerò con indulgenza, delicatezza e benevolenza.

Mi sorriderò ogni volta che mi incontrerò in uno specchio o nei pensieri.

Occuperò tutto lo spazio che mi è necessario, crederò nei miei sogni e nelle mie capacità di realizzarli.

Solo per oggi toglierò ogni ombra di tristezza e di malinconia e dipingerò la mia vita di colori allegri e vivaci.

Per oggi non avrò fretta, godrò di ogni piccola cosa e di ogni attimo della mia giornata.

Prenderò senza dare in cambio nulla e non sentirò la colpa di pensare solo a me.

Solo per oggi mi concederò di vivere “solo per oggi”…..

 

oggi