Donne per cui non vale la pena

Ci sono donne che diventano così non perché lo ha voluto la vita. Diventano così non perché un evento importante le ha cambiate. Ci diventano per scelta, per puro opportunismo. La loro condizione non è loro prerogativa. Non hanno neanche il pregio dell’originalità: ne esiste parecchia di gente come loro, quelle che stanno un gradino più in alto della semplice falsità.

Forse però hanno un alibi: sanno di non essere sufficienti, quindi hanno bisogno di apparire. Essere è troppo, non ne sono capaci.

Fanno in modo che la loro vita sembri perfetta. Perfetti i genitori, perfetto il compagno o marito, perfetti figli, perfetti gli amici, perfetti pure gli animali di casa. Perfette loro, ostentando valori che infondo sanno sarebbe opportuno avere ma che non sono capaci di praticare. Tutto deve giocare a favore di questa perfezione, e se qualcuno (quel compagno- marito, quei figli, genitori, amici, cane, gatto…) fa qualcosa che possa far notare che quel mondo che si sono costruite è solo menzogna, tirano fuori il peggio, ma nell’intimità di quel rapporto, senza che nessuno, fuorché chi è vittima della loro ira, ne abbia notizia.

Se dovesse trapelare qualcosa, abituate come sono a recitare una vita, piuttosto che viverla, mettono in scena un altro copione, che certamente le vedrà vittime indifese.

Pensano di essere appagate perché altri come loro tengono il gioco, in un valzer di ipocrisia e finzione che generalmente dura l’espace du matin, considerato quanto spesso e velocemente periscano amicizie e amori.

Permangono nella schizofrenia di chi è qualcuno e vive come qualcun altro, col vuoto dentro, in assenza di una forza di gravità che le tenga legate a qualcosa di solido: loro stesse.

Sono le donne per cui non vale la pena……

 

falsità

Il rotolo della carta igienica

Stavo cambiando il rotolo della carta igienica. Mi sono ricordata che una volta ho letto che le donne sistemano il rotolo della carta igienica con la parte da tirare sempre verso il muro e gli uomini invece esattamente al contrario. Io odio il rotolo della carta igienica con la parte da tirare verso il muro.

Certamente vorrà dire qualcosa.

Ma non è difficile da capire. In realtà l’esser donna non mi ha mai entusiasmato troppo. Eh, lo so. Sono una voce fuori dal coro, in un momento storico in cui non devi neanche provare a dir male di una donna: anche se cretina, demente e mentecatta, chiunque si salva e viene esaltata purché sia dotata di “chitarrina, passerottina, fisarmonica, patonza o anonima sequestri” per dirla alla Benigni. Per me, invece, l’essere donna non è mai stato un così grande privilegio. A cominciare da quando ero ragazzetta e l’estate toccava sempre a me e mai a mio fratello friggere le melenzane per la pasta, passando dal fatto di essere stata detentrice per 45 anni di utero ed ovaie, che più che inutili sono stati causa di grossi guai, fino ad arrivare ad oggi, che mi trovo a combattere con la menopausa.

Sì, signori miei, la M E N O P A U S A.

Non capisco bene perché al giorno d’oggi si va in giro mezze nude, si portano le tette al vento, si dicono miliardi di parolacce al giorno, non ci si scandalizza più di nulla, ma guai a pronunciare la parola menopausa.

Si fa sempre sottovoce, quasi ci si dovesse vergognare. Come fosse un tabù.

Amici, la fine del ciclo prima o poi tocca a tutte, è un fatto naturale e fisiologico e in Italia al momento sono stimate circa dieci milioni di donne in menopausa. Anche precoce e drasticamente indotta come la mia. È previsto, siamo programmate così, abbiamo una sorta di “data di scadenza”: prima o poi, zac! Finisce tutto. E potrebbe pure essere una gran bella cosa, se non fosse che anche in questo caso ci toccano effetti collaterali.

Cominciamo.

Se vedete una donna di una “certa età” (Che sia chiaro che io la sto vivendo prima del previsto!) che all’improvviso comincia a toccarsi il viso, raccogliersi i capelli, tirare giù la scollatura della maglia e, mentre cerca affannosamente un ventaglio in borsa, inizia a cambiare il colore della pelle dal collo in su come in un cartone animato giapponese, ecco: quella è una donna in menopausa.

Sta affrontando una vampata di calore. Niente di speciale o di tragico, verrebbe da pensare. Verissimo. Ma quel calore non è un calore normale. Si sente salire dal centro dello stomaco piano piano non fino a sopra i capelli ma proprio dentro alla testa. Spinge a perdere il controllo di sé, a catapultarsi fuori, anche se ci sono 0 gradi; ad abbracciare il ventilatore; ad infilarsi cubetti di ghiaccio dentro i vestiti.

Poi passa.

E anche se non sei andata fuori a 0 gradi, se non hai abbracciato il ventilatore e non ti sei infilata i cubetti di giaccio nei vestiti, il tuo corpo che tanto improvvisamente si è surriscaldato, altrettanto improvvisamente congela. Se si è a letto, durante la notte è il momento più bello. Ci si scopre prese dall’improvviso impeto della vampa e magari ci si riaddormenta. Quando si comincia a sognare di trovarsi immersi nella neve o di essere all’Antartide (giuro che non scherzo, a me capita davvero) allora ci si sveglia tremanti e si tirano su le coperte cercando di rialzare la temperatura corporea. Anche 4 o 5 volte a notte.

E da qui nasce un altro problema di questa fase della vita di una donna. I disturbi del sonno. Si dorme di meno, ci si sveglia ripetutamente durante la notte, la sera ci si addormenta sul divano quando c’è il film che si aspetta di vedere da una vita e poi, quando si va a letto, si è così sveglie da poter leggere una delle tre Cantiche della Divina Commedia e tanto lucide da capirla pure.

Ma la cosa più detestabile, sia per la donna che per chi le vive accanto, sono le paturnie, quelle elegantemente definite “disturbi dell’umore”. In un quarto d’ora sperimenti tutti gli stati d’animo che un essere umano può provare: passi dal pianto disperato per qualsiasi sciocchezza ad una euforia incontenibile. Fino ad un attimo prima il tuo compagno ti parlava ed eri una donna assolutamente adorabile e amabile, quando all’improvviso ti trasformi in Regan dell’Esorcista e cominci a vomitare improperi contro quel pover’uomo o contro chiunque ti si ponga davanti.

Sarebbe molto triste per me, ex magrissima, parlare anche dei chili che ci si ritrova addosso quasi subito dopo la…cessazione dell’attività, ma consiglio alle donne che non sono ancora entrate in questo periodo della vita, di prepararsi anche ad una pancetta un po’ più pronunciata. Giusto un po’….

Dicono che non per tutte sia così, che alcune donne non si accorgono neanche del cambiamento.

Io che non mi son fatta mancare niente, non potevo rinunciare a vivere appieno anche questa esperienza, giusto per ricordarmi della meraviglia di esser donna.

Per fortuna L’âme n’a pas de sexe…

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Cooling fan

 

 

Compagno di viaggio

Ti svegli la mattina ed è la prima cosa di cui ha percezione. Una volta è attaccato al basso ventre, una volta al fianco, un’altra alla gamba, sulla schiena o solo un po’ più in là. Non vuoi che vinca lui, che ti trattenga in quel letto, lo sfidi, ti alzi e inizi la tua giornata, facendo quel che devi, almeno quel che devi, difficilmente ciò che vuoi.

Ti guardi intorno e vedi le altre donne che si muovono, chiacchierano, camminano, corrono. Non hanno quella tua stessa smorfia perenne sul volto. Lo senti che torna. Arriva. Mentre stai parlando, stai lavorando, stai cercando di fare qualcosa, una qualunque. A lui non importa. Lo senti arrivare e il cuore accelera, il respiro si blocca, i muscoli si irrigidiscono, ti senti paralizzare. Ma non puoi fermarti. Non VUOI fermarti. Non vuoi che gli altri sappiano, che si accorgano. Allora fingi, dissimuli, ma lui è lì con te, è sempre lì. Ormai non sai più che cosa voglia dire dimenticarsene, vivere senza di lui. Forse non ci speri neanche più. Forse speri solo in alcuni, pochi momenti in cui puoi sperimentarne l’assenza.

A volte ti senti quasi in colpa per la sua presenza, quasi dovessi chiedere perdono agli altri, a chiunque ti sia vicino.

No.

Non devi, perché nessuno, né chi sa e fa finta di non vedere, né chi non sa e non si accorge di te, chiederà mai perdono a te.

Nemmeno quell’insensato, infinito, interminabile, implacabile, spietato dolore.

 

(Photo dal web)
(Photo dal web)

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Io, lui e Belen

Io, lui e Belen. Io e lui a letto. Belen in tv, semmai fosse necessario specificare.

Mi viene fuori una domanda di quelle che solo la mente di una donna può concepire, una di quelle da gag di Brignano. “Amore- dico- ma se per assurdo tu ti trovassi con Belen e lei fosse, diciamo così, disponibile -(avevo già detto che sarebbe assurdo)- tu che faresti?” Ho come l’impressione che lui sia entrato nel panico, come se sapesse che non esiste risposta esatta ad una domanda del genere e che in qualsiasi modo avesse risposto ne avrebbe pagato le conseguenze, e immagino decida di essere sincero: “Amore mio -il ruffiano- credo che mi verrebbe davvero difficile dire di no…” Gli sferro un calcio degno della Mondaini sotto le lenzuola e mi metto di “quartaccio” (me sto a romanizzà pur’io….per gli italiani normali  “mi giro di botto e gli do le spalle”). Non gli parlo più fino al mattino seguente, quando gli rivolgo la parola solo per rinfacciargli il tradimento, per quanto solo immaginato.

Belen un po’ rappresenta il prototipo di bellezza oggettiva, che che ne dica il mio fisioterapista al quale, sostiene lui, non fa né caldo né freddo- eppure non è gay!

Qualcuno, invece, sostiene che la bellezza oggettiva non esista: è bella la donna che si sente bella, la bellezza non è un fatto fisico, la seduzione è movimento. È una questione di suggestione e di autoimmagine. Certo questa sarebbe una spiegazione al fatto che anche donne che non sono esattamente bombe sexy abbiano trovato qualcuno disposto a condividere il talamo con loro, e certamente è una speranza per chi è non dico un po’ cessa, ma almeno nella media.

Però io la vedo Belen sui social e sembra sempre uscita da un salone di bellezza, è sempre da copertina, è sempre una gnocca da paura! Se è una questione di autosuggestione, mi dico, allora basta che io mi senta come lei, che mi atteggi come lei. Ci vuole un grande sforzo di immaginazione, ma ok. Inizio a seguire il consiglio di chi dice che bisogna ripetersi come un mantra “Io sono una seduttrice…io sono una seduttrice…” e già lì mi sento sufficientemente cretina. Poi comincio l’immedesimazione.  Guardo le sue foto ancora nel letto appena sveglia. Posa da panterona a parte, o la truccano mentre ancora dorme o le hanno tatuato la faccia. Io come tutte le persone normali appena sveglia vado in bagno e, anche se in 45 anni dovrei ormai essermi abituata, passando davanti allo specchio rischio un infarto ogni mattina. Provo a superare questa fase, mi metto un filo di trucco (ma forse un filo non basta) e vado a far colazione. Ma perché io sembro Mafalda e lei se sorseggia un caffè è capace di suscitare…..”ammirazione” in chiunque la guardi? Proviamo a fare una foto davanti allo specchio. Lei le fa in ascensore, io non ce l’ho: provo in camera da letto.  Bocca a “culetto di gallina”, sguardo languido, scatto…e niente, lei è sempre bellissima, a me sembra che mi sia venuta una paresi facciale. I piedi, no dico, perfino la foto dei suoi piedi è capace di scatenare chissà quali fantasie! Io li giro, li rigiro, li metto in posa, cambio angolazione, do lo smalto alle unghie, applico tutti gli effetti che l’app mi permette, ma vedo sempre due normalissimi, banalissimi piedi per niente eccitanti.  Anzi, pure un po’ bruttini.

Allora inizio con gli alibi. Lei non ha neanche 30 anni, io ormai sono in menopausa (ma se avessi scelto come modello Meg Ryan o Charize Theron sarebbe forse andata meglio?). Lei fa ginnastica, io c’ho (oltre tutto il resto) un’ernia e quando ho provato a stare una giornata in piscina, l’acqua mi ha fatto venire l’infezione all’ombelico. Tutta questione di fortuna! Lei ha le tette rifatte ed io no (questo ormai lo sapet tutti, vero?casomai leggetevi “Questioni di tette”) e ha soldi a palate da spendere in trattamenti di bellezza. Quando a me hanno chiesto 254 euro per una crema antirughe alla bava di lumaca, che di per sé farebbe pure un po’ schifo, mi stava venendo una sincope.

E poi, mi dico, quando mai può capitare al mio uomo di trovarsi davanti Belen? E francamente, premesso che io lo adoro così com’è, neanche lui somiglia tanto a De Martino o a Patrick Dempsey!

Ma sì, noi abbiamo una marcia in più, siamo BELLI DENTRO. Peccato, come disse un comico siciliano, non poter andare in giro “aperti”…

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belen

 

Donne che amano troppo

Scriveva Elster che “l’altruista ha bisogno di egoisti insani che prendano ciò che lui dà”. Le donne che amano troppo lo cercano fino a trovarlo, l’egoista che prende fino all’eccesso. E gli danno tutto ciò che possono, gli consegnano loro stesse, gli mettono fra le mani la loro vita.

Per anni, ogni giorno, ogni istante, sottraggono alla loro stessa vista la devastazione della propria esistenza e rinunciano alla loro identità, confondendo i propri desideri con quelli dell’altro, modificandosi per combaciare e combinarsi con l’uomo che hanno accanto.  Fino a non capire che cosa vogliono o non vogliono, fino a diventare la brutta copia di loro stesse.

Riducono il valore e l’importanza dei loro desideri, delle loro passioni, negandosi di vivere la propria vita secondo le naturali propensioni. Ingannate da promesse di felicità, assumono un atteggiamento di condiscendenza inerte, suggestionate da una “forza maligna” che acquisisce subdolamente il controllo della loro mente. Spesso qualcosa da dentro sussurra loro, infido, che non valgono nulla, che sanno far poco, che sole non potrebbero tanto. E allora strisciano ai piedi del loro “aguzzino”, mettendo a tacere l’istinto che suggerirebbe loro di prepararsi alla fuga.

Ma quando l’anima è minacciata per troppo tempo, sovente si ribella e assume il compito di essere vera, rivelando che praticare la mansuetudine a scapito degli aspetti più autentici di noi stessi non rende la vita più lieta. Allora si ricomincia a “prendersi sul serio”, a stare attente a ciò che non si vuole, ad accorgersi che è sbagliato che “qualcuno conti più della felicità” (De Silva).

Ed è allora che le donne che amano troppo fanno quel che trovano il coraggio di fare una sola volta, in un istante che se scappa poi non torna più: preservano la loro identità e cominciano ad amarsi. Ritrovano la strada verso la libertà e la imboccano, partendo dalla parte sconosciuta, ma sana, di loro stesse.

Io ce l’ho fatta. Tante altre, purtroppo, no.

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donne che amano troppo

(“Donne che amano troppo” è il titolo di famoso libro di R. Norwood, che se sei una donna che ama troppo dovresti leggere. Almeno l’ultimo capitolo…)

http://www.marisacalvitto.it/2016/06/21/attenti-alle-donne-che-hanno-sofferto/

Questione di tette.

Qui lo dico e qui lo ripeto. Io le tette non me le rifaccio.  Con buona pace di chi mi consiglia il contrario, dicendo che se non voglio farlo per me devo farlo per “l’omo mio”. A parte il fatto che “l’omo mio” mi ha trovato con queste tette e non mi pare se ne sia fatto un problema, io di interventi per salvarmi la pelle ne ho fatti già otto. Ogni volta stavo lì a pregare il Buon Dio che andasse tutto bene e adesso dovrei entrare, per altro alla mia veneranda età, in una sala operatoria per stupida vanità? No, scusatemi, ma mi tengo le tette che ho. O che non ho, se preferite. Senza considerare che, se avessi dovuto rifarmi qualcosa, avrei cominciato dal mio naso, che bello non è di certo e sta lì, proprio in mezzo alla faccia senza possibilità di non essere notato. Di quello sì, mi sono fatta un cruccio quando il mio ex storico, anima bella, mi diceva che mi avrebbe voluto più bene se avessi avuto un naso alla francese. Ora ringrazio il Cielo che lui, che Dio l’abbia in gloria (no, non è morto ma per me è da un pezzo che è “trapassato”), non c’è più e che il mio naso sia rimasto com’è.

Non è bello per una donna avere le tette della dimensione di due brufoli e anche io, non invidiosa ma “nostalgica”, mi incanto davanti ad un bel seno prosperoso. Ma vogliamo pensare ai vantaggi di un seno piccolo? A parte che il mio sta bene nelle famose coppe di champagne, mentre quello di altre trasborderebbe senza rimedio, se hai il seno piccolo puoi indossare qualsiasi scollatura senza rischiare di essere volgare. Non hai problemi con le camicie che si chiudono senza lasciar intravedere nulla. Questa l’avete già sentita, ma garantisco che è vero: gli uomini ti guardano negli occhi quando ti parlano e sembra addirittura che stiano attenti a quel che dici. Puoi andare in bicicletta, correre, saltare senza che le bocce ti sballonzolino in maniera sconsiderata arrivando fino al mento e se dimagrisci o vai avanti con l’età non ti calano fino all’ombelico (in realtà questo non accade comunque se le hai piene di plastica). Puoi stare facilmente a pancia in giù sempre che tu non abbia problemi di cervicale e, finte per finte, puoi in caso di necessità (io lo faccio costantemente e senza vergogna) ricorrere ai push up. Che sia fatto santo subito chi li ha inventati. Ce ne sono di tutti i tipi: con imbottitura sotto la tetta, con imbottitura laterale in caso di seno ascellare, coi pesciolini da applicare al bisogno, sia in cotone che in silicone. Neanche coi costumi ci sono più problemi. Certo, devi strizzarti bene le tette mentre esci dall’acqua, magari cercando di non dare all’occhio e non far vedere la quantità di acqua che hanno assorbito, se non vuoi passare gocciolante in mezzo alla folla della spiaggia e stare ore ed ore ed ore stesa al sole prima che si asciughino; ma l’effetto, giuro, è strepitoso.

Se hai già un compagno che sa che le tue fanno al massimo tenerezza, il problema non sussiste, neanche dopo che ti sarai “smontata”. Se sei al primo appuntamento, potrebbe essere imbarazzante spiegare all’illuso poveraccio che le tue tette stanno sul comodino.

Certo, è un po’ sgradevole quando vai a comprare i vestiti e la commessa ti dice “signora, magari mette sotto un push up!” e tu sei già imbottita a dovere; ma col tempo ti abitui anche a quello.

E se azzardano qualche considerazione sul fatto che tua madre è ben dotata, puoi sempre rispondere come me: “Io ho preso tutta da papà!”

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Attenti alle donne che hanno sofferto.

Io vi avverto: state ben attenti a non far del male alle donne che hanno sofferto. Sono sensibili, le donne che hanno sofferto, ma sono forti, tenaci, coraggiose, risolute. Possono apparire stanche, indebolite, sfiancate, spossate, ma non vi arrischiate a trarre giovamento dalla loro apparente vulnerabilità. Le donne che hanno sofferto hanno conosciuto la lotta, il dolore, il male, la sofferenza, l’angoscia, la disperazione, la tristezza e non hanno più paura: hanno imparato a combattere, a lottare, a difendersi, a superare le avversità, ad imporsi sul male, a non arrendersi. E ce l’hanno fatta.  Le ferite che portano addosso testimoniano quanto è stata dura la battaglia e sono segni della loro perseveranza. Non provate a vincere con le donne che hanno sofferto, non ve lo permetteranno. Abbiate, semmai, riguardo per loro, donate loro attenzioni e rispetto. Imparate da loro. Ma, vi avverto, state ben attenti a non far del male alle donne che hanno sofferto.

 

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(Photo #Danielederiu Daniele Deriu #scarsoflife )

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