Errando discitur.

Errando discitur. Sbagliando si impara.
Etimologicamente il termine errore (diverso da sbaglio) deriva da errare, che vuol dire vagabondare, gironzolare.

Quindi l’errore è un allontanamento dalla verità, dal giusto.
“Evitare gli errori è un ideale meschino”, scriveva il mio adorato Popper.
Rassegnarsi all’errore però è difficile, perché equivale ad accettare la propria fallibilità, che pure è tratto caratteristico della nostra condizione di uomini, ed esige che si assuma una particolare posizione di umiltà, per essere consapevoli che l’errore è parte fondamentale, e come tale inevitabile, della vita di ciascuno. Pensare di essere infallibili è solo una utopia, nessuno è pieno di verità e “chiunque tenti di fare il magistrato della verità – scriveva Einstein- viene travolto dalla risate degli dei.”
Ma l’errore ha una valenza ed un significato diverso in base al campo o al settore nel quale si esamina.
In campo scientifico, l’errore ha una valenza decisamente positiva, ma il discorso può variare quando si vuole applicare il principio alla vita quotidiana, alle scelte della nostra vita.
Un notevole contributo in questo senso è stato apportato dalla psicanalisi che ha permesso di conoscere l’errore nelle diverse sfaccettature e quindi non solo come fatto tecnico, ma anche come fatto affettivo in cui vengono coinvolte molte parti emozionali della persona.
L’errore è connaturato, è fisiologico nell’uomo, è inevitabile, costituzionale, tanto che, come è noto, se Oscar Wilde scriveva che esperienza è il nome che diamo ai nostri errori, Bachelard ha sostenuto che “l’esperienza è nè più nè meno che il ricordo degli errori rettificati”.
Io non riesco a vivere i miei innumerevoli errori come “felix culpa”. Sarà che sono vittima di forze emotive che mi impediscono di accettare i miei errori, che fanno prevalere l’angoscia e la frustrazione, ma odio il fatto di aver commesso e di commettere errori. Che siano scelte sbagliate, errori di valutazione, una parola o un gesto di troppo, non mi piacciono e soprattutto non riesco a vantarmene. Soprattutto di quelli che non si camuffavano neanche da “cose giuste” , anzi si palesavano quasi urlando “sono la scelta sbagliata!!!”.

Nella maggior parte dei casi i miei errori hanno coinvolto solo me stessa, sono stati autolesionistici, per cui non mi porto appresso troppi sensi di colpa per aver rovinato altre persone o altre vite, eppure non riesco a farmene vanto.
Se esiste un apprendimento dai proprio errori, generalmente ho appreso una inconfutabile verità: di essere stata un’idiota. C’è poco da andarne fieri.
Mi stupisco, allora, quando sento, e soprattutto leggo, di gente che sostiene la validità, l’importanza e la positività di quelle che nel linguaggio comune si chiamano “cavolate” (per usare un eufemismo), soprattutto quando queste hanno coinvolto anche altre persone (magari pure indifese), e giulivi e felici benedicono le…”cadute” (spesso anche di stile) che hanno portato, a loro dire, ad una felicità tutta tutta meritata. Che poi era la stessa che veniva vantata anche in precedenza, mentre si commetteva l’errore appena trascorso.

Ovviamente questo è un mio parere. Ma…”I may be wrong”…

©MarisaCalvitto

Errore

 

Il sole oltre la notte

Appena sveglia, ancora assonnata e spettinata, appoggiata allo stipite della porta della cucina con in mano la mia tazza del caffè, lo guardo mentre, seduto sul divano del soggiorno, sorseggiando il suo cappuccino, gioca con il cane, che aspetta speranzoso qualcosa da mangiare. Lo guardo, ed è così sereno, illuminato dal tiepido sole ormai autunnale che entra dall’ampia vetrata.

Istintivamente sorrido. Mi sento felice, gioiosa, beatamente appagata e tranquilla.

Sarebbe facile se la mente funzionasse a compartimenti stagni. Basterebbe chiudere i pensieri negativi, le angosce, le ansie, i dolori in una parte del cervello e tirarli fuori solo quando necessario, così da godersi il più possibile gli attimi di felicità senza che questi siano contaminati da pensieri negativi.

Forse si potrebbe impazzire per troppa felicità, e per questo esistono i piccoli e grandi dolori, quelle angosce che disturbano la vita. Tanto è vero che non esiste nessuno senza problemi, che in assenza di grandi dolori ognuno si crea affanni e preoccupazioni che potrebbero davvero sembrare fole a chi i problemi, quelli veri, li conosce bene.

Ogni essere umano aspira alla felicità, alla tranquillità, alla serenità, ma, e non credo che sia semplicemente una consolazione per una persona che il dolore lo ha conosciuto così bene da portarselo cucito addosso come una seconda pelle, anche gli eventi negativi sono utili nella vita.

I problemi di salute ti insegnano ad apprezzare davvero i momenti di benessere, ti insegnano a dare il giusto peso e la giusta importanza a tutte le altre vicende poco gradevoli, ti insegnano a godere di quello che hai con la consapevolezza che potresti avere decisamente di meno.

Gli altri dolori, le delusioni, le relazioni sofferte, le fratture con affetti consolidati, la frustrazione per le esperienze negative ti insegnano a riconoscere i pericoli, a proteggerti, a stringerti forte a te per non permettere a nessuno, nemmeno a te stessa, di farti rivivere situazioni sgradevoli e critiche.

Senza che sia necessario chiudersi ad ogni possibilità di relazioni affettuose, sincere, schiette, appaganti. Perché, proprio grazie a quel dolore cocente, a quelle ferite dolenti, a quelle cicatrici, a quelle debolezze, si impara ad individuare e distinguere il rischio, la minaccia, l’eventualità di ulteriori tribolazioni. E ad evitarli.

Mi porto appresso fantasmi del passato, mi porto sensi di colpa nei confronti di me stessa, mi porto sulla pelle e dentro il corpo le conseguenze di un male che ancora non mi abbandona. Ma non voglio negarmi la gioia di questi momenti in cui penso di avere tutto ciò di cui ho bisogno, tutto ciò che ho desiderato e che ho potuto avere. Un meraviglioso uomo che sorride sorseggiando il cappuccino, che mi guarda felice anche se sono assonnata e spettinata, un cane dolcissimo e giocherellone, e una fantastica luce autunnale che entra nella nostra casa a ricordarci che c’è sempre il sole oltre la notte.

sole

“La mia vita..ed altri difetti ” 2-Scelte..

Si dice che la nostra vita futura dipenda dalle scelte che facciamo. Io, in certi casi, la possibilità di scegliere ce l’ho avuta e ho imboccato la strada sbagliata. E tutta la vita è davvero stata condizionata da quelle scelte.
Non ho mai conosciuto nella mia esistenza un cretino che fosse consapevole di esserlo. Che lo riconoscesse, che lo ammettesse. Anzi, al contrario, più un cretino è tale, meno dubita della sua intelligenza. Probabilmente io non smentisco la regola. Perché mi sono sempre considerata una persona intelligente, ma ho trascorso una grande parte della mia vita comportandomi da deficiente.
Numerose ricerche sull’intelligenza hanno dimostrato che questa è la capacità di adattarsi all’ambiente, di muoversi con consapevolezza nelle diverse situazioni. Non solo a me questa capacità, che ha poco a che fare con il più conosciuto QI, è mancata, ma ho sempre avuto una innata propensione all’errore. Ho cercato di consolarmi e confortarmi con le teorie  di K.R.Popper, che si è ostinato a considerare l’errore un fatto del tutto positivo, ma io pragmaticamente sono arrivata alla conclusione  che l’errore ci dice solo che siamo sulla strada sbagliata ma non ci indica quella giusta. Insomma, gira e rigira ci si ritrova sempre al punto di partenza. Un po’ come credere che l’esperienza insegni qualcosa. Siamo adulti, abbiamo vissuto, abbiamo capito come sono andate le cose. Eppure continuiamo a sbagliare e se non lo facciamo è solo per fortuna sfacciata.
Fra i tanti errori che ho commesso nella vita, almeno un paio hanno un nome ed un cognome. La cosa che aggrava la mia situazione, già abbastanza compromessa dalla sopraggiunta dalla consapevolezza di aver sbagliato, è che tante persone, compresa anche la mia famiglia, spesso hanno provato a farmi capire che stavo prendendo un abbaglio, ma io ho proceduto ostinata lungo la mia strada senza nemmeno lasciar spazio al dubbio che probabilmente qualcuno di loro poteva addirittura aver ragione. Sì, perché fra i miei difetti –ed io i miei difetti li conosco uno per uno, e me li tengo cari…non si sa mai possa correre il rischio di migliorare- c’è anche la testardaggine: se mi metto in testa una cosa non me la togli nemmeno a picconate, dovessi rimetterci la faccia e la reputazione!
In certi casi mi sono resa così ridicola che dovrei ancora, dopo tanto tempo, correre a nascondermi in un angolino. O dovrei mettermi da sola in punizione dietro la classica lavagna e per giunta in ginocchio sui ceci – come se poi già solo averle vissute, certe situazioni, non sia stata una punizione abbastanza grande! Purtroppo, però, “Con i se e con i ma la storia non si fa”. Tanto vale accettare quel che è stato e semplicemente cercare di ricordare quando serve e dimenticare laddove è necessario.  (continua? Chissà…)

http://www.marisacalvitto.it/2016/06/18/la-mia-vita-ed-altri-difetti/

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