Un po’ più donna

Non importa quanto sei abituata alla lotta, non importa se hai vinto tante battaglie; non conta quante volte ce l’hai fatta e se sai con certezza che hai dentro una forza insospettabile. 

Capita comunque di sentirti impaurita e sola.

Impaurita e sola. 

Sola con la paura e con la paura di essere sola. 

È un momento, un passaggio fra un atto di coraggio ed un altro, ma quando ti prende ti avvolge tanto che sembra che sia finita, che non ne esci più. 

Ti dici e ti ripeti che ce la farai anche stavolta, che non è da te cedere, che stai deludendo te stessa prima ancora che gli altri. 

Ma paura e solitudine non lasciano scampo, non offrono via d’uscita, non danno tregua, non concedono respiro. 

Hai un’unica possibilità,  una sola occasione di salvezza: desistere, consegnarti a loro, rinunciare alla lotta, astenerti dallo scontro. 

Guardare in faccia il disagio, viverlo a fondo per superarlo, per sconfiggerlo, per vincere il turbamento.  

Solo quando avrai la forza di cedere, di soccombere, di accondiscendere, lentamente darai inizio alla risalita. 

Solo conoscendo il coraggio delle tue debolezze sarai di nuovo pronta per lottare ancora. 

Un po’ più forte. Un po’ più risoluta. Un po’ più grande. 

Un po’ più donna. 

Una donna così

Una donna così non ti farà mai del male. Conosce il dolore, porta cicatrici e, proprio per questo, non ferisce mai per prima.
Una donna così, forse, non la potrai mai capire, ma di certo la potrai amare.
È una donna che si è trovata sola, senza sostegno, senza aiuto, senza un riferimento, e ha vissuto la svolta.
Quando una donna finisce di lasciarsi guidare, istruire, di lasciarsi vivere, comincia a pensare con la sua testa, a camminare con le sue gambe, a lottare con le sue unghie e a farcela, da sola.

 

Allora cambia tutto. Cambia prospettiva, cambia carattere, cambia la vita. E finalmente capisce che ha una forza, dentro, che stava semplicemente nascosta, sopita, addormentata.

Poco importa se è necessario un dolore per svegliare quella forza. Quel che conta è che da quel momento in poi nulla sarà più uguale, né per lei, né per chi la incontrerà sulla sua via.

 

Una donna così è una che ce l’ha fatta, che sa di poter stare da sola, è una donna che può bastare a se stessa. Per questo, una donna così non si da al primo che capita ma se ti sceglie ti da anima e cuore.

È una con cui condividere, mai più una su cui prevalere.
È una donna che ha tirato fuori quel carattere che non sapeva di avere e che per niente e nessuno potrebbe o vorrebbe ricacciare indietro. È se stessa senza alternative.

Se la trovi, una donna così, non lasciartela scappare.

 

Le donne forti

 

Anche le donne forti si stancano: si stancano di reggere il ruolo, si stancano di essere più di quel che sono.

Spesso si caricano, come fosse un dovere affidato loro dalla Natura, dei pesi propri e di quelli degli altri, offrendo sostegno mentre sono loro stesse a sentirsi vacillare.

C’è sempre qualcuno più importante, c’è sempre un male maggiore di quello che le affligge.

Che ci sia un compagno che ha bisogno di un aiuto, un figlio a cui risolvere un problema, un anziano genitore che ha bisogno di assistenza, un’amica che necessita di un appoggio, ad una donna forte non è mai concessa una tregua.

La donna forte deve sempre comprendere, mettersi da parte, ricacciare giù tristezza, lacrime e sfinimento, scavarsi dentro con violenza e senza pietà per recuperare l’energia che viene meno e regalare agli altri quello di cui hanno bisogno.

Se accenna un cedimento, se si mostra prossima ad una caduta, appare non credibile e subisce pure la farsa della rabbia.

No, non è ammesso per una donna forte mostrare debolezza, non è concesso neanche immaginare un crollo, non è consentito avvicinarsi all’abisso dello sconforto dove tutti sembra possano precipitare.

La donna forte deve stare sul ciglio del baratro, ad afferrare le mani di chi si concede il lusso di sprofondarci dentro, per tirare su, per salvare, per strappare al pericolo chi la implora come è solito fare, fosse anche allo stremo delle forze, anche se si sentisse tanto infiacchita, logorata, debilitata da volere che per una volta lo strattone degli altri fosse tanto forte da tirarla giù con loro.

Per trovare tregua nella tristezza, per vivere una sosta, per trovare la quiete del pianto. Per poter rivivere la fragile umanità che sente dentro come gli altri, come tutti.

Le donne forti si abbracciano da sole, piangono senza lacrime, si curano le ferite, si consolano, si regalano un gesto d’affetto prima di indossare trucco, sorriso e vigore. Prima di andare in soccorso degli altri, di offrire appoggio e protezione a chi lo chiederà, a chi lo esigerà, a chi lo darà per scontato.

Prima di dimenticare la stanchezza. Prima di dimenticarsi di loro stesse.

 

Illumino spesso gli altri ma io rimango sempre al buio.

– Alda Merini

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Compagno di viaggio

Ti svegli la mattina ed è la prima cosa di cui ha percezione. Una volta è attaccato al basso ventre, una volta al fianco, un’altra alla gamba, sulla schiena o solo un po’ più in là. Non vuoi che vinca lui, che ti trattenga in quel letto, lo sfidi, ti alzi e inizi la tua giornata, facendo quel che devi, almeno quel che devi, difficilmente ciò che vuoi.

Ti guardi intorno e vedi le altre donne che si muovono, chiacchierano, camminano, corrono. Non hanno quella tua stessa smorfia perenne sul volto. Lo senti che torna. Arriva. Mentre stai parlando, stai lavorando, stai cercando di fare qualcosa, una qualunque. A lui non importa. Lo senti arrivare e il cuore accelera, il respiro si blocca, i muscoli si irrigidiscono, ti senti paralizzare. Ma non puoi fermarti. Non VUOI fermarti. Non vuoi che gli altri sappiano, che si accorgano. Allora fingi, dissimuli, ma lui è lì con te, è sempre lì. Ormai non sai più che cosa voglia dire dimenticarsene, vivere senza di lui. Forse non ci speri neanche più. Forse speri solo in alcuni, pochi momenti in cui puoi sperimentarne l’assenza.

A volte ti senti quasi in colpa per la sua presenza, quasi dovessi chiedere perdono agli altri, a chiunque ti sia vicino.

No.

Non devi, perché nessuno, né chi sa e fa finta di non vedere, né chi non sa e non si accorge di te, chiederà mai perdono a te.

Nemmeno quell’insensato, infinito, interminabile, implacabile, spietato dolore.

 

(Photo dal web)
(Photo dal web)

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