Sono fatta di anima ed emozioni

Sono fatta di anima ed emozioni.

Sono fatta di anima, emozioni e pensieri.

Sono fatta di anima, emozioni, pensieri e parole.

Sono fatta di anima, emozioni, pensieri, parole e gesti.

Non potrei fare a meno di nessuna delle cose di cui sono fatta.

Anche se rischiassi di usare troppa anima, troppe emozioni, troppi pensieri, troppe parole, troppi gesti.

Perché sono fatta così e non so nascondermi.

Nel bene e nel male, che piaccia o dispiaccia.

Sono sempre io e chi sa come sono sa anche che non può aspettarsi nulla di diverso: nessuna scorrettezza, nessuna finzione, nessun silenzio.

Sa che non ho paura a mostrare l’anima, non ho timore dei pensieri che non posso arginare,che ho il coraggio delle parole che non riesco ad arrestare e che mi assumo la responsabilità dei gesti che non riesco a trattenere.

Perché sono fatta di anima, emozioni, pensieri, parole e gesti.

E poi c’è il cuore…

Fatevene una ragione

Fatevene una ragione.
Io sono quello che sono e sono fiera di esserlo.

I miei difetti sono sorprese solo per voi. Io li conosco tutti e bene. Non è necessario che me li ricordiate: ci convivo da troppo. Ma non provate ad attribuirmene di diversi, ve li rimando indietro con gli interessi.

Potete provare ad ingannarmi, a bisbigliare, a fingere, ma difficilmente mi si raggira.
I gesti, i movimenti, gli occhi mi dicono molto di più di quanto possiate pensare.
So che cosa aspettarmi quando giro le spalle: le pugnalate non giungono inattese.

Schietta, sincera, mi ribello alla falsità e alle ingiustizie.

Se credo in un’idea vado fino in fondo e se so di aver ragione metto il mondo sottosopra.
Dei giudizi di chi si crede superiore, me ne faccio un baffo: prima o poi ci penserà la vita a ridimensionare chi deve occupare il suo piccolo posto nel mondo.

Se vi sto antipatica, evitatemi pure: spesso la cosa è reciproca. Vivrete meglio voi e non dovrò fare nemmeno io la fatica di sopportavi.
Abbiate, però, il coraggio dei vostri pensieri e delle vostre azioni. Non ho problemi a discutere e a dire ciò che penso.

Non sapete il godimento che mi offrite quando vedo sui vostri volti quegli sguardi misti ad invidia e risentimento: se davvero non mi sopportate, evitate di girarmi intorno e darmi certe soddisfazioni.

Non è cattiveria, capite bene. È che la guancia che ho offerto dopo che mi avete colpito la prima era l’ultima che avevo.
Non ho più mantelli e tuniche da farmi rubare, ma solo una gastrite nervosa per i bocconi amari che ho dovuto inghiottire.

Non vi odio, tranquilli. Ci vorrebbero troppe energie: mi basta dirvi quel che penso e andare oltre.
Oltre la grettezza, la aridità, la stupidità, la limitatezza, la meschinità in cui vi muovete ignari.

Vi lascio lì, nell’illusione di sapere anche quel che non conoscete, nella presunzione di conoscere anche quello che ignorate.

Parafrasando una nota canzone
“mandarvi a quel paese è un piacere tutto mio,
Prima di genuflettermi nell’ora dell’addio….”