Un po’ più donna

Non importa quanto sei abituata alla lotta, non importa se hai vinto tante battaglie; non conta quante volte ce l’hai fatta e se sai con certezza che hai dentro una forza insospettabile. 

Capita comunque di sentirti impaurita e sola.

Impaurita e sola. 

Sola con la paura e con la paura di essere sola. 

È un momento, un passaggio fra un atto di coraggio ed un altro, ma quando ti prende ti avvolge tanto che sembra che sia finita, che non ne esci più. 

Ti dici e ti ripeti che ce la farai anche stavolta, che non è da te cedere, che stai deludendo te stessa prima ancora che gli altri. 

Ma paura e solitudine non lasciano scampo, non offrono via d’uscita, non danno tregua, non concedono respiro. 

Hai un’unica possibilità,  una sola occasione di salvezza: desistere, consegnarti a loro, rinunciare alla lotta, astenerti dallo scontro. 

Guardare in faccia il disagio, viverlo a fondo per superarlo, per sconfiggerlo, per vincere il turbamento.  

Solo quando avrai la forza di cedere, di soccombere, di accondiscendere, lentamente darai inizio alla risalita. 

Solo conoscendo il coraggio delle tue debolezze sarai di nuovo pronta per lottare ancora. 

Un po’ più forte. Un po’ più risoluta. Un po’ più grande. 

Un po’ più donna. 

Panic

Solitamente l’ansia e la paura sono normali meccanismi di difesa. Sono utili e necessari, perché permettono di riconoscere e affrontare una situazione di minaccia, attivando il meccanismo “attacco-fuga”.

Questo quando sono normali, appunto. La mia ansia è, invece, esagerata e spesso diventa, inesorabilmente, una gran bella rottura di gonadi.

La mia ansia è quella che trasforma un semplice mal di pancia in una occlusione intestinale, è quella che mi fa tornare indietro a controllare se ho chiuso il gas, che mi fa alzare nel cuore della notte per verificare se ho chiuso a chiave la porta, che fa diventare una semplice pioggia un uragano che ci travolgerà tutti e che non mi permette di andare ad un concerto o in qualsiasi posto ci sia troppa folla, dove non ci siano immediate vie di fuga e non ci sia un bagno a portata di mano.

Adesso, per esempio, ho quella pre- viaggio in aereo. Pur avendo superato in buona parte la paura di volare, stavolta credo che farò testamento prima di partire. Perché, il rischio è reale, ci saranno almeno un centinaio di terroristi in aeroporto, pronti a farsi esplodere al mio passaggio.

Sto provando ad organizzarmi. Cercherò di superare velocemente i controlli, perché se qualcuno dovesse essere imbottito di esplosivo rimarrà certamente fuori dalla parte “protetta”. Semmai il tizio dovesse accendersi come una miccia, magari se faccio in tempo ad allontanarmi sento solo il botto. Se non mi faranno dei controlli accurati credo che mi metterò a far polemica e mi arrabbierò talmente che arresteranno me, piuttosto che eventuali terroristi.

Nell’attesa dell’imbarco terrò gli auricolari con la musica a palla, almeno non sentirò il pazzo che urlerà “Allah Akbar!!!” e, colta di sorpresa, non mi accorgerò di essere sul limitar di vita. Non devo guardarmi troppo intorno, perché se dovessi vedere qualcuno scuretto di pelle, con un po’ di barba che possa anche solo lontanamente ricordare un attivista islamico, rischio di scatenare il panico in tutto l’aeroporto.

E quando arriverò a destinazione, sia all’andata che al ritorno (se ci sarà un ritorno), bacerò terra come il Papa.

Ecco, la mia ansia non è solo una difesa.

La mia ansia è quella delle gambe molli, del respiro bloccato in gola, degli arti formicolanti, del respiro dentro al sacchetto. È quella del cuore che batte forte, dello stomaco contratto, quella che ti fa venire voglia di vomitare.

La mia ansia è quella che, in alcuni casi, si trasforma in attacchi di panico, che fanno sorridere chi non ne ha mai avuto uno, che mi fanno apparire come una persona con qualche rotella fuori posto, tanto da farmi dire (lo faccio sempre) che tutti, almeno una volta nella vita, ne dovrebbero provare uno.

Che si sappia, però, che sono una “svitata” in buona compagnia: Patty Pravo, Alessandro Gassman, Adele, Madonna, Robin Williams, Carlo Verdone e perfino Barbra Streisand ne hanno sofferto e ne soffrono anche più di me.

Giovanni Allevi ha dedicato agli attacchi di panico perfino un suo brano. A me pare troppo, per un’ansia un po’ stronza come la nostra, però ammetto che il pezzo mi piace…e mi rilassa…

panic