Il mistero delle donne

Che bello.
Mi ha scritto un uomo con una strana richiesta: di scrivere al maschile.
“In che senso e, soprattutto, perché?” Sono state le domande più ovvie e spontanee che potessero venirmi in mente.
Perché, essendo donna e conoscendo le donne, ha sostenuto, potrei fornire agli uomini un punto di vista nuovo ed illuminante sul variegato e complicato universo femminile.

 
A parte un pensiero un po’ contorto (non me ne voglia il caro amico), anche leggendo una donna che parla da donna di donne si potrebbe tentare di comprendere qualcosa, sempre che qualcosa si POSSA comprendere.
Perché sinceramente, e l’ho spiegato al geniale lettore, io sono donna, penso da donna, convivo con me stessa da una vita, ma non posso dire di conoscere me stessa o le mie….colleghe femminucce.

 
Sì, si può provare in linea di massima ad interpretarne pensieri e atteggiamenti, si possono rintracciare caratteristiche particolarmente evidenti e comuni, ma cercare di comprendere il variegato e complesso mondo femminile è praticamente impossibile, sia che ci provi una donna, sia che, peggio ancora, si cimenti in questa impresa un uomo.

 
In verità qualcosa sull’argomento ho già scritto, delineando differenze fra il gentil sesso e quello “forte” (e già a me questa definizione fa scompisciare dalle risate), ma solo pensare di poter fare un discorso generale sulle donne mi pare davvero una impresa titanica.
A parte che, come gli uomini, non siamo tutte uguali, anche i tratti che ci accomunano sono così complessi e variegati, perché no anche contorti ed intrigati, che provare a tracciarli a me, personalmente, da donna, sembra impossibile.

 

E, nell’assurda ipotesi di poter spiegare agli uomini il mondo delle donne,  perché dovrei togliere loro il piacere di scoprire che cosa si nasconde dentro le graziese testoline femminili (e  non solo lì) ?

 
Nel dubbio, caro amico, fidati di chi ci ha fatto un gran successo e ricorda che…
“Siamo così, dolcemente complicate,
Sempre più emozionate, delicate”…

E tu, per non sbagliare

“Nelle sere tempestose, portaci delle rose,
Nuove cose
E ti diremo ancora un altro sì”….

 

In bocca al lupo, amico mio….

Provoloni in offerta…

La questione non è se possa esistere l’amicizia fra uomo e donna. Il problema è capire perché quando un uomo entra in contatto con una donna debba necessariamente vederla quasi esclusivamente come “detentrice di passerina” trascurando tutto quello che può nascondersi dietro un bel lato B o alla possibilità di farsi compagnia in senso prettamente fisico.

Inutile cercare di stabilire se la colpa è delle donne e del loro nuovo modo di porsi che disorienta gli uomini i quali sentono il bisogno di riaffermare il loro ruolo di “cacciatori- conquistatori”, o se è dovuto al fatto che i maschi (almeno molti di loro, concedetemelo) sono “metaforicamente” ermafroditi, nel senso che hanno il sesso maschile fra le gambe e quello femminile nel cervello.

Io tendo a credere che spesso un simile atteggiamento da parte del “provolone” sia dovuto al fatto di essere stato profondamente ferito, di aver perso stima e fiducia nelle donne. Perché l’uomo, si sa, è più fragile e, di fronte al dolore, sia fisico che psicologico, non riesce a reagire in maniera sana, ma comincia dare i numeri e a comportarsi come se fosse l’unico a mondo ad aver provato la sofferenza.

Forse sto concedendo al “piacione” troppi alibi, e spesso è uno stronzo punto e basta, nato, cresciuto e mantenuto stronzo negli anni e senza possibilità di ravvedimento.

Fatto sta che sempre più spesso l’approccio degli uomini alle donne riguarda e si ferma ad un tentativo di abbordaggio esclusivamente fisico. E il rifiuto porta, inesorabilmente, alla chiusura di qualsiasi forma di rapporto.

Hai voglia a dire che può esistere anche un’affinità intellettuale che potrebbe arricchire la vita sia dell’uno che dell’altra. Ti risponderà che se fai l’amore con il cervello, finirà comunque che lo farai anche nel letto.

Hai voglia a dire che puoi essere anche una cara amica, ti risponderà che quando un uomo e una donna si piacciono è impossibile che possano essere amici e che si finirebbe sempre e comunque dentro al letto.

Hai voglia a dire che il confronto potrebbe essere motivo di crescita per entrambi: ti dimostrerà in ogni modo che la crescita che lo interessa non è esattamente quella del suo cervello.

A quel punto, l’unica cosa da fare è dedurre che è meglio tirarti fuori da una conoscenza simile e che sei davanti ad uno dei soliti cretini-feriti-stronzi.

Io però questa cosa sinceramente non la sopporto. Mi dà ai nervi come poche cose al mondo.

Molte donne oltre che ad essere portatrici di organo genitale femminile, sono anche portatrici sane di cervello funzionante, di ottime idee, di simpatia, di arguzia, di intelligenza viva e vivace.

Sono capaci di elargire affetto puro e sincero, di arricchire la vita di quelli che incontrano, uomini o donne che siano, di essere conforto, sostegno, porti sicuri dove poter trovar leggerezza, consigli e serenità.

Tu, uomo che ti fermi al tentativo di accaparrarti una….non so come faccio a dirlo senza risultare volgare, (ma immagino che sia facile da intuire) hai, in gran parte dei casi, perso una splendida occasione.

Perché magari, proprio chi non concede le sue “grazie” così facilmente, ha una storia da raccontare, un vissuto importante, una personalità da scoprire. Forse, dovresti esser grato alla vita che esistano ancora donne che dicono di no, perché altrimenti tutti gli uomini sarebbero “cervi a primavera” e davvero non rimarrebbe a questo mondo un valore che sia uno per il quale vale la pena di vivere.

Stai attento, uomo, che a furia di passare da un letto all’altro, trovi la donna che la pensa come te e quella è la volta, un’altra volta, che ci lasci le penne. E poi, magari, cerchi l’amica, quella che oltre a delle belle forme ha anche un buon cervello. Ma sarai solo. Terribilmente, infinitamente solo.

E ricomincerai da capo. Altro giro, altra corsa….

 

Noi donne usciamo una sera per trovare l’uomo della vita, un uomo passa la vita ad uscire per trovare la donna di una sera.

Geppi Cucciari

Se mi innamoro….

Un uomo ed una donna si incontrano, si piacciono, si innamorano. Si innamorano degli occhi, dei gesti, della fisicità; si innamorano di quel modo particolare di muovere le mani o della strana andatura. Sorridono e ridono, mangiano poco perché lo stomaco è occupato dalle proverbiali farfalle, possono dormire anche solo poche ore a notte per stare a chiacchierare ed avere comunque delle splendide giornate, in cui non sentono stanchezza ma solo quello stato di particolare e caratteristica euforia.

Ma, si sa e non lo dico io ma studi scientifici testati, “l’innamoramento non è amore”, e spesso il passaggio dall’una all’altra fase non è così scontato.

L’innamoramento, dicono, è come una ubriacatura. Senza tirare in ballo le sostanze chimiche che si scatenano, l’amigdala e quant’altro, questo stato di beatitudine, questa gioiosa esaltazione pare duri al massimo per due anni.

Dopo di che l’azzurro del principe scolorisce, il corteggiamento cessa, l’incanto si interrompe.

Il problema è che spesso ci si innamora più dell’idea che ci si fa dell’altro che di come egli sia effettivamente nella realtà. Molto spesso perché non si ha ancora idea, di come sia l’altro nella realtà.

Se è vero che le donne sono quelle che hanno poca aderenza all’oggettività, gli uomini sono bravissimi a sembrare tutti “principi azzurri”, quando sono nella fase del corteggiamento.

Se gli uomini potrebbero adagiarsi in un rapporto comodo, se funzionale alle loro esigenze, le donne continuano a sollecitare quelle attenzioni che man mano vengono meno, non riuscendo a rassegnarsi ad una routine che avevano creduto di non dover mai subire.

Per le donne i complimenti cominciano a scarseggiare, le attenzioni le ricevi solo se monti un palo per la lap dance in camera da letto e i fiori giusto se passi a miglior vita prima di lui, ma al solo al funerale, perché non hai il tempo di diventare cenere che già ha trovato di nuovo compagnia.

Pure i poveri uomini, dal canto loro, rischiano di trovarsi in casa una donna stressata, lamentosa e anche un po’ nevrastenica che ai completini intimi super sexy ha improvvisamente preferito pigiamoni e orribili calzini antistupro.

A quel punto si dovrebbe passare allo step successivo, quello dell’amore. E questo è un passaggio serio e importante.

Se ne frattempo non sono stati fatti gesti e scelte avventate, come matrimonio o figli, vale la pena di fermarsi un attimo e chiedersi che cosa offrono quel rapporto e quella persona, chiedersi che cosa si vuole davvero e che cosa si sente dentro. Tolta l’incoscienza del primo periodo, morte le farfalle, ritrovata la ragione, si dovrebbe essere in grado di capire la persona che si ha accanto, le potenzialità del rapporto e, eventualmente, anche i pericoli di quella storia.

Rientrati in contatto con se stessi, si dovrebbe ristabilire un sano equilibrio fra il proprio benessere e quello dell’altro.

Se la persona che prima vi dichiarava che avrebbe desiderato stare ore a guardarvi nel letto mentre voi dormivate, adesso ronfa dopo trenta secondi che ha appoggiato la testa sul cuscino; se la persona che vi prometteva brividi e sorprese un giorno sì e un altro pure, adesso si fra trovare in tuta di paille; se la persona che vi riempiva di complimenti adesso non ricorda più il vostro compleanno; se la persona che vi ascoltava con occhi languidi, adesso mentre parlate controlla le notifiche su whatsapp; se nonostante tutto questo quella è la persona che vi rende comunque felici e sapete che senza vi sentireste persi, se non potete immaginare vuoto il suo posto accanto a voi, se avete voglia di tollerare le notti in cui russa più forte, se riuscite ancora a ridere insieme, se ogni tanto ritorna la voglia di qualcosa di speciale, se dareste qualsiasi cosa per il suo benessere oltre che per il vostro, allora il passo è fatto, senza sforzo e senza che ve ne siete neanche resi conto: è amore.

Altrimenti, ritornate sulla piazza, e se riuscite a trovare qualcuno disponibile godetevi altri due anni di amorevole follia!

innamoro

 

Uomini e donne

Gli uomini e le donne sono diversi. Talmente diversi che non si capisce perché siano condannati a vivere insieme.

Gli uomini sono fondamentalmente degli esseri semplici, emotivamente e mentalmente. Se un uomo ha un problema da risolvere, si chiude in un silenzio tombale, si chiude in se stesso, non cerca consigli, difficilmente richiede pareri, elabora il suo piano e trova la soluzione. Se non la trova, laddove può  archivia il problema e passa avanti. A nulla valgono le richieste della sventurata moglie o fidanzata che, avvertendo che c’è qualcosa che non va,  mette in atto una vera e propria campagna investigativa che parte da un bersagliamento di domande, fra le quali la più frequente e più odiata dal malcapitato è “Dimmi a che cosa stai pensando”, a cui seguono solitamente “Ho capito che c’è qualcosa che non va”, “perché non vuoi parlarne?”, “magari posso aiutarti”, “ecco, lo vedi non ti fidi di me, non mi stimi, non mi ami, sei un cretino, Dio mio quanto ti odio”. E i problemi dell’uomo a quel punto diventano due.

Le donne, no. Le donne di fronte ad una circostanza non prevista e sgradevole chiamano la madre, le amiche, cercano opinioni, pareri, punti di vita diversi.

La donna ne parla continuamente anche da sola, se proprio non c’è nessuno nel giro di qualche chilometro, attendendo che arrivi lui, nell’illusione che si accorga al primo sguardo che c’è qualcosa che non va e si metta insieme a lei a sviscerare il problema e prospettare milioni di possibili soluzioni. Siccome questo generalmente non accade, cioè l’uomo non si accorge che c’è un problema se non dopo che la donna ha sbattuto qualche porta o gli si è parata davanti con occhi umidi e mento tremolante, e siccome dopo aver ascoltato il problema lui propone serafico la soluzione per lui più ovvia senza considerare tutti i possibili scenari, i risvolti e miliardi di conseguenze, ancora una volta la donna ripropone il suo repertorio: “Tu non capisci, non mi ami, sei un cretino, Dio mio quanto ti odio”.

A far sentire amato un uomo ci vuole tutto sommato poco. Dei gustosi piatti cucinati con attenzione, un divano tutto per lui, non chiedergli di toglier le scarpe prima di entrare a casa, cedergli il telecomando e quindi la libertà di rivedere per la milionesima volta le scazzottate di Bud Spencer, un po’ di buon sesso (e dai, diciamocelo!) e non vorrà molto di più.

Le donne hanno bisogno di cose diverse. Ma proprio molto diverse! Le donne devono sentirsi ammirate e apprezzate, hanno bisogno di essere amate e sostenute, di essere capite (possibilmente senza neanche spiegare) e compatite. Hanno bisogno di attenzioni continue, hanno necessità di essere corteggiate e di sentirsi venerate continuamente. Desiderano bigliettini d’amore attaccati al frigorifero, essere accompagnate a fare shopping perché insieme è più divertente, essere aiutate a lavare i piatti, ricevere un massaggio ai piedi ogni tanto e un paio di messaggi romantici al telefonino a settimana. Hanno bisogno di sentirsi dire che sono belle, che cucinano da Dio, che nessun’altra al mondo potrebbe dare ad un uomo quello che danno loro. Tutto ciò con regolarità, senza possibilità di periodi di “sospensione” e con il dovuto trasporto, pena la solita tiritera “Tu non capisci, non mi stimi, non mi ami, sei un cretino, Dio mio quanto ti odio”.

Gli uomini tendono al successo e alla realizzazione professionale, hanno bisogno di essere apprezzati per quello che fanno soprattutto fuori casa. Quando parlano del loro lavoro, SE parlano, hanno bisogno di sentirsi ammirati e apprezzati per i loro buoni risultati, e dopo che hanno finito di raccontare dei loro successi, passano allo stato catatonico davanti al tg della sera.

Le donne parlano di sentimenti, di emozioni, di desideri e bisogni; praticamente di tutte quelle cose che gli uomini considerano superflue. Non perché non provino sentimenti o emozioni, non perché non abbiano desideri e bisogni, ma semplicemente perché ritengono superfluo parlarne passati tre mesi dall’inizio del rapporto. Per questo, le donne, sentendosi trascurate ricominciano con il solito “Tu non capisci, non mi ami, sei un cretino, Dio mio quanto ti odio”.

Eppure….

Eppure gli uomini non posso stare senza le donne e le donne non riescono a fare a meno degli uomini. Perché al di là delle differenze, al di là dei “Tu non capisci, non mi ami, sei un cretino, Dio mio quanto ti odio”, se due persone si amano, trovano sempre un punto di incontro. Se due si amano, capiscono che il proprio compagno non è perfetto, che il rapporto ha bisogno di cure, ma che, col buon senso, un po’ di compromessi e la disponibilità alla condivisione, con la comprensione delle rispettive necessità, dopo malintesi o disaccordi, si può tornare sempre alla perfetta armonia che ci ha fatto innamorare e a ringraziare la buona sorte che ci ha fatti incontrare.

uomini e donne

Uomini, sono con voi!

 

Sono una delle donne meno femministe che io conosca.

Non è una “malattia” (l’antifemminismo, intendo) che mi è venuta con il tempo, credo di esserci nata. È proprio un fatto esogeno.

La mia è una via di mezzo fra la sfrenata emancipazione /parità e un ritorno al passato.

Del resto a me pare inutile rincorrere una parità non prevista già dal momento della creazione: sarà per un fatto di forza fisica, sarà perché hanno caratteristiche fisiche diverse, ma uomini e donne sono differenti. E noi donne cadiamo in netta contraddizione quando proclamiamo la parità e poi carichiamo i nostri mariti con buste della spesa, quando pretendiamo che siano tanto galanti da aprirci lo sportello della macchina o attenzioni che a questo punto diventano totalmente anacronistiche.

Noi, o le donne diverse da me, proclamiamo la parità e poi ci rifacciamo le tette raccontandoci la bugia che lo facciamo per noi stesse quando l’unico vero obiettivo è attirare sguardi perversi e vogliosi di più uomini possibile! Se avessimo davvero fiducia in noi stesse, non avremmo problemi a farci accettare anche con un paio di tette piccole, puntando sulla personalità o l’intelligenza (per chi ce l’ha) e non avremmo bisogno di “quote rosa”, perché non accetteremmo un posto di prestigio solo perché ci spetta una percentuale, ma solo perché siamo persone valide e capaci. A me non importa chi mi comanda, se uomo o donna, purchè sia una persona in grado di farlo. Devono, le rappresentanti del gentil sesso, lottare e dimostrare di essere persone capaci come tutti.

Le donne non sono superiori agli uomini perché possono essere madri, non sono più intelligenti, non sono né più nè meno, in generale. Sono semplicemente diverse dal genere maschile, come il genere maschile, senza né merito né colpa, è diverso da loro. Le donne non sono speciali solo per il fatto di essere donne.

Tutto questo, però, non vuol dire che io sia una donna “contro” le donne, anche se sembra.

Per esempio, non sopporto che una donna non possa avere un contatto con un uomo, non possa dimostrargli il suo affetto, la sua amicizia, perché lui potrebbe sentirsi autorizzato a metterle le mani addosso. Non per un problema di parità, ma solo di umanità, di sensibilità. E mi ferisce che ancora ci siano uomini che se ti vedono sorridente nei loro confronti, se ti vedono affettuosa, magari solo perché sei una persona solare, si permettano di credere che sei disponibile. E anche se dovessero crederlo, per una incomprensione di fondo, nessuno li autorizza a non chiedere almeno il permesso prima di saltarti addosso mostrandoti attenzioni non solo non richieste ma anche inaccettabili!

Non accetto che alle donne sia preclusa la possibilità di lavorare perché potrebbero rimanere incinta, o che si manchi loro di rispetto sotto nessun punto di vista.

Non posso ammettere che un uomo si approfitti del fatto di essere più forte fisicamente per fare del male, in qualsiasi forma, ad una donna.

Per quanto detto, quando mi si accusa, in alcuni commenti ad certi miei articoli, di parlare solo delle donne (Donne che hanno sofferto, Donne forti, Il coraggio delle donne), un po’ mi vien da ridere.

Per quanto io possa conoscere l’animo umano, per quanto io possa provare a mettermi nei panni del “sesso forte”, volente o nolente, forse anche mio malgrado, io quello sono: una donna.

E ho fatto le esperienze di una donna, ho vissuto i guai di una donna; un po’ meno le gioie, ma in parte anche quelle.

Quando scrivo ci metto me stessa, ed io sono donna. Se volete me ne dispiaccio, ma questo non cambierebbe le cose.

Per il resto, sono solidale con gli uomini, almeno con quelli che lo meritano, li stimo.

A volte ne ho compassione, nei casi in cui li vedo messi all’angolo dalla prepotenza con cui il sesso opposto, noncurante delle loro esigenze, sgomita per rubar loro il ruolo che cercano di difendere.

Quindi, carissimi maschietti miei, qui di sessismo non se ne trova, né in un senso, né nell’altro.

Anzi, proprio perché donna, conosco tanto bene quello di cui noi femminucce siamo capaci e quindi potete, se lo meritate, trovare comprensione e affetto.

uomooo

 

La verità è che non gli piaci abbastanza: un altro punto di vista.

La verità è che non le piaci abbastanza

Eccomi qua.
Stamattina mi sono svegliato molto “heavymetal”, mi sono alzato, ho preparato un caffè e, mentre aspettavo che salisse, ho messo su “Death Magnetic” dei Metallica, che è sempre un bel disco e che ogni tanto vale la pena ascoltarlo. A tutto volume, naturalmente.
Poi sono sceso in cortile, ho girato le gomme alla macchina, era già un po’ che pensavo di farlo. Infine, già che c’ero, ho dato una sistemata al garage che era un delirio, un’ecatombe di rumenta accumulata durante tutto l’inverno scorso. Anche questo è un lavoro che mi tocca fare, almeno una volta all’anno. Quindi me ne sono tornato in casa, sempre con i Metallica che giravano a palla (li avevo lasciati in Random & Repeat), mi sono fatto una doccia e ho dato un’occhiata alla posta dove, ad attendermi, c’erano gli aggiornamenti dei blog che seguo regolarmente. Tra gli altri ho trovato quello di www.marisacalvitto.it, una delle mie blogger preferite (consiglio a tutti/e di dare un’occhiata, ne vale davvero la pena), ho letto il suo ultimo post, tratto  dal film omonimodi Ken Kwapis (La verità è che non gli piaci abbastanza) e mi sono girati i coglioni, letteralmente.
No, non è che mi sono girati perché ciò che Marisa ha pubblicato sul suo blog non corrisponda a verità, anzi, da uomo posso assicurare che quanto lei ha riportato sul genere al quale mi pregio di appartenere purtroppo collima con una triste quanto reiterata realtà. Ed è altrettanto vero che ci sono uomini (e sono la maggioranza, io credo) che abitualmente si comportano nei confronti delle donne nel modo descritto nel post della mia amica blogger.
Mi sono girati i coglioni perché vorrei trovarne una io, di quelle donne che costituiscono la regola di cui Marisa parla nel suo post, ne basterebbe una, una sola, per esempio che si facesse avvicinare per farsi corteggiare (e dio solo sa quanto io ami fare la corte ad una donna) senza poi respingermi facendomi intendere che per lei, in fondo, era solo un gioco, un modo per sentirsi importante. Oppure dicendomi che “mi adora” perché le scrivo delle cose bellissime, che nessuno le aveva scritto mai, ma quando le chiedo di incontrarla per un aperitivo mi risponde che preferisce che il nostro rapporto rimanga “entro i confini del virtuale”. Già, perché io a questa storia del virtuale ci credo fino ad un certo punto, è vero che mi piace scrivere ma parlare mi piace ancora di più e sorridere e ridere, magari, e guardarsi negli occhi, già che ci siamo, tanto per capire con chi ho a che fare. E mi girano ancora di più sapendo che quella che viene riportata da Marisa è la normalità ed io, fino ad ora, non ho incontrato che eccezioni, donne che faccio fatica a definire subnormali, altro che normalità.
Mi sono sentito dire spesso che ci si tira addosso ciò che in realtà si cerca e che quindi, a conti fatti, sarebbe pure colpa mia. Io, a questa storia del tirarsi addosso le persone ci credo fino ad un certo punto, anzi, no, ho deciso che non ci credo più, si tratta proprio solo di fortuna, stramaledetta fortuna, teoria dei grandi numeri, statistica, calcolo delle probabilità, chiamatela come vi pare.
Avrei potuto commentare il tuo post, Marisa, ho preferito scriverne uno tutto mio, aprire la discussione (eventualmente) a chi, come me, ha dovuto fare i conti con le eccezioni. Che, se tali sono, a questo punto dovrebbero essere finite, o quasi, per quanto mi riguarda. Perché una donna “normale” mi piacerebbe proprio incontrarla, a questo punto della mia vita. Fosse anche solo per vedere com’è fatta.

La verità è che non gli piaci abbastanza

Tu non sei l’eccezione. Tu sei la regola. E la regola dice che se un uomo non ti chiama, è perché non vuole chiamarti.

Se ti tratta come se non gliene fregasse un cazzo, è perché non gliene frega un cazzo. Se ti tradisce, è perché non gli piaci abbastanza.   Non esistono uomini spaventati, confusi, disillusi. Non esistono uomini tragicamente segnati dalle passate esperienze, bisognosi d’aiuto, bisognosi di tempo.

Gli uomini si dividono in due categorie soltanto: quelli che ti vogliono, e quelli che non ti vogliono. Tutto il resto è una scusa.

E Tu, Tu Donna, di mestiere fai l’avvocato, la commessa, la cameriera, l’insegnante, la casalinga, la commercialista, la modella, la ragioniera, l’attrice, la studentessa. Non la crocerossina.

Quindi,  aspetta che sia lui a chiederti di uscire. Perché va bene la parità dei sessi, le quote rosa, e l’eguaglianza dei diritti. Ma i tempi non sono poi così cambiati. Gli uomini restano pur sempre dei cavernicoli, sia pure incravattati, e come tali adorano il sapore della conquista.

Tieniti lontana dagli uomini sposati. Non lasceranno la moglie per te. Meno che mai lasceranno i figli per te. E non credere alla storia dell’amica della sorella di tua cugina, appena convolata a nozze con quello divorziato. Tu non sei l’eccezione. Tu sei la regola.

Al bando quelli che ti costringono ad aspettare ore accanto ad un telefono che non suona. Non hanno perso il tuo numero. Non hanno investito un cane. Non hanno appena scoperto di avere un tumore alla prostata. Probabilmente sono al telefono con un’altra. Oppure sono gay.

Fanculo quelli che non declinano i verbi al futuro. Non sono analfabeti. Semplicemente non vogliono impegnarsi. Perché non gli piaci abbastanza. Li riconosci facilmente. Girano con un cartello appeso al collo, e la scritta: “Ci stiamo frequentando”. Quando la senti, scappa.

Non consumare le tue belle scarpe nuove (e neppure quelle vecchie) per correre dietro un uomo che non ti vuole. Usale, piuttosto, per prenderlo a calci in culo. Impara l’arte dell’essere donna. Impara l’arte di ottenere dagli uomini quello che desideri, non sbattendo i piedini, ma facendogli credere che siano stati loro a decidere.

Impara a scegliere, invece che essere scelta.

non gli piaci

(Film “La verità è che non gli piaci abbastanza”)