Non è colpa tua

Quando attraverserai momenti bui, momenti di sconforto e solitudine, quando ti sentirai sola, abbandonata dalle persone su cui credevi di poter contare, quando ti sentirai vacillare ed oscillare perché avrai la sensazione di aver perso radici ed identità, quando avrai l’impressione che tutto vada a rotoli e ti sentirai priva di forze e speranze, ti fermerai a chiederti: “Ma Dove ho sbagliato? Che cosa ho sbagliato?”

Non cercare risposte.

No, non sei tu, quella che ha sbagliato. Non è tua la responsabilità.

Non è colpa tua se nessuno ti porge una mano perché tutti sanno che sei tanto forte da farcela da sola, non è colpa tua se vivi circondata da indifferenza ed egoismo.

Non è colpa tua se la vita ti sta girando le spalle e ti sta togliendo quello che faticosamente ti eri conquistata, non è colpa tua se gli altri sono abituati a considerarti un porto sicuro.

Non hai sbagliato ad offrire te stessa, non hai sbagliato a regalare emozioni, non hai sbagliato a fidarti degli altri, non hai sbagliato a sorridere alla vita.

Sei stata te stessa, hai creduto ai tuoi valori, sei rimasta fedele ai tuoi ideali.

E questo non è mai un errore. Credici!

Non è mai un errore amare, non è mai un errore essere una amica, non è mai un errore aiutare gli altri, non è mai un errore far del bene.

Non è mai un errore provare simpatia ed empatia, essere sensibili, avere integra la capacità di provare trasporto per gli altri.

Non è mai un errore essere UMANI.

Neanche se lascia scoperto il fianco ad attacchi, a cattiverie, anche se rende vulnerabili al dolore.

Anche se adesso soffri, anche se ti senti sola, anche se credi che stavolta potresti non farcela.

Non inaridire il tuo cuore, non cambiare te stessa, non trasformarti in qualcosa che non sei, non reagire violentandoti.

Abbi fiducia in te stessa, nelle meraviglie che hai dentro di te, nelle risorse che credi di aver perduto ma che stanno lì, in attesa che tu affondi nella tua anima per cercarle, trovarle, tirarle fuori e farcela.

Tu hai tutto ciò che ti serve, tutto quel che è necessario.

Tu hai tutto, tranne che la colpa di avere amato.

colpa

Se mi innamoro….

Un uomo ed una donna si incontrano, si piacciono, si innamorano. Si innamorano degli occhi, dei gesti, della fisicità; si innamorano di quel modo particolare di muovere le mani o della strana andatura. Sorridono e ridono, mangiano poco perché lo stomaco è occupato dalle proverbiali farfalle, possono dormire anche solo poche ore a notte per stare a chiacchierare ed avere comunque delle splendide giornate, in cui non sentono stanchezza ma solo quello stato di particolare e caratteristica euforia.

Ma, si sa e non lo dico io ma studi scientifici testati, “l’innamoramento non è amore”, e spesso il passaggio dall’una all’altra fase non è così scontato.

L’innamoramento, dicono, è come una ubriacatura. Senza tirare in ballo le sostanze chimiche che si scatenano, l’amigdala e quant’altro, questo stato di beatitudine, questa gioiosa esaltazione pare duri al massimo per due anni.

Dopo di che l’azzurro del principe scolorisce, il corteggiamento cessa, l’incanto si interrompe.

Il problema è che spesso ci si innamora più dell’idea che ci si fa dell’altro che di come egli sia effettivamente nella realtà. Molto spesso perché non si ha ancora idea, di come sia l’altro nella realtà.

Se è vero che le donne sono quelle che hanno poca aderenza all’oggettività, gli uomini sono bravissimi a sembrare tutti “principi azzurri”, quando sono nella fase del corteggiamento.

Se gli uomini potrebbero adagiarsi in un rapporto comodo, se funzionale alle loro esigenze, le donne continuano a sollecitare quelle attenzioni che man mano vengono meno, non riuscendo a rassegnarsi ad una routine che avevano creduto di non dover mai subire.

Per le donne i complimenti cominciano a scarseggiare, le attenzioni le ricevi solo se monti un palo per la lap dance in camera da letto e i fiori giusto se passi a miglior vita prima di lui, ma al solo al funerale, perché non hai il tempo di diventare cenere che già ha trovato di nuovo compagnia.

Pure i poveri uomini, dal canto loro, rischiano di trovarsi in casa una donna stressata, lamentosa e anche un po’ nevrastenica che ai completini intimi super sexy ha improvvisamente preferito pigiamoni e orribili calzini antistupro.

A quel punto si dovrebbe passare allo step successivo, quello dell’amore. E questo è un passaggio serio e importante.

Se ne frattempo non sono stati fatti gesti e scelte avventate, come matrimonio o figli, vale la pena di fermarsi un attimo e chiedersi che cosa offrono quel rapporto e quella persona, chiedersi che cosa si vuole davvero e che cosa si sente dentro. Tolta l’incoscienza del primo periodo, morte le farfalle, ritrovata la ragione, si dovrebbe essere in grado di capire la persona che si ha accanto, le potenzialità del rapporto e, eventualmente, anche i pericoli di quella storia.

Rientrati in contatto con se stessi, si dovrebbe ristabilire un sano equilibrio fra il proprio benessere e quello dell’altro.

Se la persona che prima vi dichiarava che avrebbe desiderato stare ore a guardarvi nel letto mentre voi dormivate, adesso ronfa dopo trenta secondi che ha appoggiato la testa sul cuscino; se la persona che vi prometteva brividi e sorprese un giorno sì e un altro pure, adesso si fra trovare in tuta di paille; se la persona che vi riempiva di complimenti adesso non ricorda più il vostro compleanno; se la persona che vi ascoltava con occhi languidi, adesso mentre parlate controlla le notifiche su whatsapp; se nonostante tutto questo quella è la persona che vi rende comunque felici e sapete che senza vi sentireste persi, se non potete immaginare vuoto il suo posto accanto a voi, se avete voglia di tollerare le notti in cui russa più forte, se riuscite ancora a ridere insieme, se ogni tanto ritorna la voglia di qualcosa di speciale, se dareste qualsiasi cosa per il suo benessere oltre che per il vostro, allora il passo è fatto, senza sforzo e senza che ve ne siete neanche resi conto: è amore.

Altrimenti, ritornate sulla piazza, e se riuscite a trovare qualcuno disponibile godetevi altri due anni di amorevole follia!

innamoro

 

La regola dello stronzo.

Mi pare fosse una battuta di un film: “Se c’è uno stronzo nell’arco di chilometri, io lo trovo e gli dico: <<masticami e sputami!>>”

Molte donne subiscono il fascino del bello e dannato, di quello che si vede lontano un miglio che non potrà mai darti la felicità, di quello che ti farà soffrire.

E tu, nonostante i segni ci siano tutti, rifiuti l’evidenza e ti ci lanci dentro, a quella storia con la parola “Fine” scritta fin dall’inizio.

In realtà si può pure essere ingannati da un atteggiamento quasi dimesso da parte dell’uomo, ma solo al principio e solo per pochissimo tempo. Un giorno o due, al massimo.

Poi lui comincia a mostrare i sintomi della sua stronzaggine. Non ti cerca, non ti chiama, ha sempre qualcosa di importante da fare se gli chiedi di incontrarlo, si fa desiderare manco fosse James Dean. E più lui fa così, più tu, donna con la sindrome della missionaria, gli fornisci alibi, giustificazioni, e più ti innamori, ti sottometti, cominci a “inzerbinarti”, nella convinzione (e il problema è che ci credi davvero) che tu sarai in grado di cambiarlo.

E invece no. Gli uomini non cambiano. E gli stronzi meno degli altri. Loro sono soddisfatti di mostrarsi imbattibili, invincibili, irraggiungibili, inafferrabili, indomabili. Vantano donne ed esperienze a iosa, il che li rende anche più appetibili, e ti fanno intendere che non sei certo la loro unica o ultima chance. E questo ti mette una agitazione addosso che conquistare (figuriamoci poi addirittura farlo innamorare) uno del genere diventa una sfida alla quale non puoi rinunciare, anche se non sei sicura di essere all’altezza di una impresa così ardua. Ma questo rende l’avventura anche più intrigante ed interessante.

Tanto che ti scordi del rischio che puoi rimanerci ferita, fregata, scottata, lacerata. A volte proprio squarciata.

Perché lui non cambierà.

Se ha l’abitudine alla menzogna, mentirà sempre e su tutto quello che riterrà opportuno, che sia una sciocchezza o qualcosa di importante. E non servirà a nulla fargli i sermoni su quanto è bella la sincerità, su quanto tu sia onesta con lui, dimostrargli che si capisce bene quando mente perché non guarda negli occhi o perché alza il sopracciglio destro. Lui continuerà a mentire, perchè è uno stronzo.

Se è portato a pensare solo a se stesso, continuerà a farlo inesorabilmente, sia che si tratti del programma da guardare in tv, sia che si tratti di prendere decisioni importanti per entrambi: il suo benessere verrà sempre prima del tuo. Perchè è uno stronzo.

Se gli piace andarsene in giro la sera, con la scusa del calcetto o per la birretta con gli amici, non riuscirai a farlo smettere, magari facendoti trovare afflitta e sconsolata, avvolta in un plaid, infreddolita sul divano perché, proverai anche questa, hai paura ad andare a letto da sola. Lui continuerà ad uscire e a fare quel che gli piace di più, senza preoccuparsi troppo di te. Perché è un stronzo.

Se un uomo ha l’abitudine di tradire, non lo farà solo una volta e poi, siccome è stato scoperto e si mostra pentito, magari ricominciando un corteggiamento che non vedevi dai primi giorni in cui vi siete conosciuti, smetterà. Non è mai solo una “sbandata”, uno scivolone, una tentazione a cui non ha saputo resistere: diventerà un vizio. E non varranno le tue lacrime, non servirà riversargli addosso tutto il tuo dolore, tentare la carta del vittimismo. Lo rifarà ancora, magari cercando di stare un po’ più attento, cosa che, per altro, agli uomini riesce anche male.

E tu, tu non potrai neanche protestare più di tanto, perché lui non te lo hai mai nascosto di essere uno stronzo.

Allora puoi scegliere se rimanere a soffrire senza via di scampo o mollare tutto e lasciare spazio alla prossima. Tanto l’uomo stronzo la trova sempre, la prossima.

Nella speranza, ci spera chiunque abbia avuto a che fare con uno così, che per una volta becchi una donna più stronza di lui, tanto stronza che lo disorienti e, togliendogli ogni certezza, lo faccia capitolare e gli renda tutto quello che lui ha fatto a te.

Intanto tu, donna, scappa, scappa lontano e va a cercare l’uomo giusto per te.

Il bravo ragazzo: forse meno intrigante, forse meno stuzzicante, ma altrettanto interessante e coinvolgente. E soprattutto capace di amarti senza ferirti. Vedrai che c’è. Magari neanche tanto lontano da te.

In bocca al lupo, donna….

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La felicità è una decisione

Certo che di balle ce ne hanno raccontate! “L’ amore è eterno”; “Le cose belle arrivano quando meno te l’aspetti”; “Nella vita è destino”; “Arriverà il principe azzurro”; “Son tutte belle le mamme del mondo” e se a qualcuno ne venisse in mente qualche altra dica pure.

Ma quella che va per la maggiore e che sarebbe esilarante, se non fosse addirittura autolesionista, è: “La felicità non è un sentimento, è una decisione.”

Non fa una piega. In teoria.

Tutti cerchiamo questa benedetta felicità. Basta entrare in libreria: milioni di libri di “istruzioni” su come essere felici. Non ricordo tutti i titoli, ma essendo pure io alla ricerca di questo stato di beatitudine, sono cascata nel tranello di chi offre ricette per raggiungere il “Nirvana”: “Come liberarsi dallo stress e viver felici”, “Mi merito il meglio”, “La felicità è possibile”, tutta la serie di De Mello e i libri di “coso”, quello lì, lo psichiatra o psicologo non ho ancora capito, che ha la soluzione a tutti i mali dell’umanità, quello che sta sempre dalla D’Urso (il che già la dice lunga): “La felicità è dentro di te”, “Dimagrire senza dieta” , “La felicità è qui” e, fra gli altri milioni di titoli (fra i quali presto troveremo “Scrivere una caterva di libri in pochi anni” data la quantità di testi che produce) anche “Guarire senza medicine”. Facciamo che ti passo per un po’ qualche occlusione intestinale e vediamo come guarisci senza medicine, scienziato dei miei stivali!

Un paio di libri suoi ce li ho anche io (e me ne dolgo) ma non ho mai finito di leggerli perché mi urtano il sistema nervoso dopo poche pagine, il che per uno psichiatra non può essere un vanto.

Evvabè, sicuramente io non posso capire, sicuramente è un mio limite.

Però io questa responsabilità della felicità, o del suo contrario eventualmente, non me la prendo e non me la voglio prendere. Non solo non sono felice, ma devo pensare che è pure colpa mia? No, non ci sto!

Per carità, la psicologia la conosco pure io, l’ho studiata in tutte le salse e lo so che l’atteggiamento che si ha nei confronti della vita fa tanto, che la volontà smuove le montagne, che guardare il mondo “attraverso lenti rosa” (quest’altra chi l’avrà inventata?) aiuta a vivere meglio. Però attenzione: fra guardare il mondo con leggerezza e l’idiozia il passo è breve, eh?

La felicità non è un sentimento, ma una decisione.

Ok, ditelo a chi (e qui passo sul tragico, mi dispiace) ha perso un figlio, a chi è ammalato, a chi non arriva a fine mese e lotta per dare da mangiare ai figli. Ditelo a chi piange perché il marito, o la moglie, se n’è andato, ditelo a chi ha perso il lavoro, a chi subisce violenze, a chi non è libero, a quelli a cui è crollata sulla testa la casa. Secondo me, come minimo, vi arriva una sonora, risonante, reboante, eloquente pernacchia.

Eh su, un po’ di rispetto!

Non credete che io voglia fare concorrenza al leopardiano pessimismo cosmico, semplicemente considero una str…., ops, una fandonia una affermazione così stupida e superficiale. Anche se scritta su tutti i muri (secondo l’immagine che circola adesso su facebook), anche se è internazionale, visto che è pure scritta in spagnolo, e anche se è tanto carino da credere.

La felicità, ammesso che esista uno stato di felicità assoluta su questa terra (al massimo sono attimi), va desiderata, va sperata, cercata.E nonostante questo, a volte, non si riesce a raggiungere, e credetemi, non è affatto colpa vostra. O nostra.

Cosi come se vi capita di trovarla: è un bel colpo di fortuna, destinato a durare pure poco.

Se incontro qualcuno che dichiara di essere sempre felice, io mi ci gioco tutto quel che ho, mi trovo davanti ad un folle o un bugiardo.

Che poi, io manco la voglio, la felicità. Io, per me e per i miei cari, spero nella serenità che è più duratura, più “matura” e comprende anche la capacità di sorridere di fronte alle avversità, la capacità di sapere affrontare gli ostacoli della vita, una volta con la lacrimuccia, un’altra con ironia e la tanto chiacchierata “resilienza”.

Vabbè, tanti saluti e felicità a tutti….che tanto è una decisione:  basta poco, che ce vò?

felicità

Uomini e donne

Gli uomini e le donne sono diversi. Talmente diversi che non si capisce perché siano condannati a vivere insieme.

Gli uomini sono fondamentalmente degli esseri semplici, emotivamente e mentalmente. Se un uomo ha un problema da risolvere, si chiude in un silenzio tombale, si chiude in se stesso, non cerca consigli, difficilmente richiede pareri, elabora il suo piano e trova la soluzione. Se non la trova, laddove può  archivia il problema e passa avanti. A nulla valgono le richieste della sventurata moglie o fidanzata che, avvertendo che c’è qualcosa che non va,  mette in atto una vera e propria campagna investigativa che parte da un bersagliamento di domande, fra le quali la più frequente e più odiata dal malcapitato è “Dimmi a che cosa stai pensando”, a cui seguono solitamente “Ho capito che c’è qualcosa che non va”, “perché non vuoi parlarne?”, “magari posso aiutarti”, “ecco, lo vedi non ti fidi di me, non mi stimi, non mi ami, sei un cretino, Dio mio quanto ti odio”. E i problemi dell’uomo a quel punto diventano due.

Le donne, no. Le donne di fronte ad una circostanza non prevista e sgradevole chiamano la madre, le amiche, cercano opinioni, pareri, punti di vita diversi.

La donna ne parla continuamente anche da sola, se proprio non c’è nessuno nel giro di qualche chilometro, attendendo che arrivi lui, nell’illusione che si accorga al primo sguardo che c’è qualcosa che non va e si metta insieme a lei a sviscerare il problema e prospettare milioni di possibili soluzioni. Siccome questo generalmente non accade, cioè l’uomo non si accorge che c’è un problema se non dopo che la donna ha sbattuto qualche porta o gli si è parata davanti con occhi umidi e mento tremolante, e siccome dopo aver ascoltato il problema lui propone serafico la soluzione per lui più ovvia senza considerare tutti i possibili scenari, i risvolti e miliardi di conseguenze, ancora una volta la donna ripropone il suo repertorio: “Tu non capisci, non mi ami, sei un cretino, Dio mio quanto ti odio”.

A far sentire amato un uomo ci vuole tutto sommato poco. Dei gustosi piatti cucinati con attenzione, un divano tutto per lui, non chiedergli di toglier le scarpe prima di entrare a casa, cedergli il telecomando e quindi la libertà di rivedere per la milionesima volta le scazzottate di Bud Spencer, un po’ di buon sesso (e dai, diciamocelo!) e non vorrà molto di più.

Le donne hanno bisogno di cose diverse. Ma proprio molto diverse! Le donne devono sentirsi ammirate e apprezzate, hanno bisogno di essere amate e sostenute, di essere capite (possibilmente senza neanche spiegare) e compatite. Hanno bisogno di attenzioni continue, hanno necessità di essere corteggiate e di sentirsi venerate continuamente. Desiderano bigliettini d’amore attaccati al frigorifero, essere accompagnate a fare shopping perché insieme è più divertente, essere aiutate a lavare i piatti, ricevere un massaggio ai piedi ogni tanto e un paio di messaggi romantici al telefonino a settimana. Hanno bisogno di sentirsi dire che sono belle, che cucinano da Dio, che nessun’altra al mondo potrebbe dare ad un uomo quello che danno loro. Tutto ciò con regolarità, senza possibilità di periodi di “sospensione” e con il dovuto trasporto, pena la solita tiritera “Tu non capisci, non mi stimi, non mi ami, sei un cretino, Dio mio quanto ti odio”.

Gli uomini tendono al successo e alla realizzazione professionale, hanno bisogno di essere apprezzati per quello che fanno soprattutto fuori casa. Quando parlano del loro lavoro, SE parlano, hanno bisogno di sentirsi ammirati e apprezzati per i loro buoni risultati, e dopo che hanno finito di raccontare dei loro successi, passano allo stato catatonico davanti al tg della sera.

Le donne parlano di sentimenti, di emozioni, di desideri e bisogni; praticamente di tutte quelle cose che gli uomini considerano superflue. Non perché non provino sentimenti o emozioni, non perché non abbiano desideri e bisogni, ma semplicemente perché ritengono superfluo parlarne passati tre mesi dall’inizio del rapporto. Per questo, le donne, sentendosi trascurate ricominciano con il solito “Tu non capisci, non mi ami, sei un cretino, Dio mio quanto ti odio”.

Eppure….

Eppure gli uomini non posso stare senza le donne e le donne non riescono a fare a meno degli uomini. Perché al di là delle differenze, al di là dei “Tu non capisci, non mi ami, sei un cretino, Dio mio quanto ti odio”, se due persone si amano, trovano sempre un punto di incontro. Se due si amano, capiscono che il proprio compagno non è perfetto, che il rapporto ha bisogno di cure, ma che, col buon senso, un po’ di compromessi e la disponibilità alla condivisione, con la comprensione delle rispettive necessità, dopo malintesi o disaccordi, si può tornare sempre alla perfetta armonia che ci ha fatto innamorare e a ringraziare la buona sorte che ci ha fatti incontrare.

uomini e donne

Semplicemente accade…

Getta pure la maschera.

Non ho paura della verità. Temo molto di più la tua ipocrisia, le giustificazioni che vuoi rifilarmi, la storia assurda che vuoi raccontarmi.

Lo conosco il tuo volto dietro il cerone. Lo so che non mi ami più. Lo sento in ogni tuo gesto, lo leggo nel tuo sguardo assente.

Puoi fingere che sia tutto immutato e sperare che l’emozione ritorni. Ma sbagli.

Un amore grande non può ritornare. Se se ne è andato, nonostante la violenza con cui noi lo sentivamo, avrà avuto i suoi buoni motivi. E non preoccuparti se il mio sentimento è rimasto costante e se tutto di te ancora mi smuove le parole più dolci. Semplicemente accade.

Gli amori finiscono, le emozioni si spengono, le persone si perdono. Talvolta, senza rendersene conto.

Accade semplicemente che uno dei due si distragga, che per qualche giorno si concentri su altre cose che ritiene più importanti. Poi, per ragioni che ancora non riesco a capire, quei giorni diventano mesi. Anni. E ci si ritrova sconosciuti.

Quasi sempre, però, uno dei due resta innamorato e non si capacita di come un amore tanto grande possa essersi perduto. Ma anche la primavera finisce e i fiori si domandano perché debbano smettere di sbocciare.

Semplicemente accade…

(Serena Santorelli)

accade

Mettiti davanti allo specchio e sorridi

“Mettiti davanti allo specchio e sorriditi-dicono- e la giornata andrà meglio.”

Davanti allo specchio, ho guardato i miei occhi. E ho visto.

Ho visto una bambina dai capelli rossi, nata “nell’Africa d’Italia”, giocare sotto un albero a far torte di fango, impiastricciando terra e sogni. L’ho vista correre, sbucciarsi un ginocchio e rifugiarsi nel posto più sicuro che ci fosse al mondo: le braccia di suo padre.

L’ho vista cambiare assieme ai suoi capelli diventati più scuri, crescere piano piano nella sicurezza di un mondo che non esiste più. L’ho vista mentre ascoltava le storie dell’anziano contadino,quando, seduti insieme su sedie intrecciate a mano, prendevano a morsi rossi pomodori appena raccolti accompagnati dal pane fresco cucinato dalla moglie, che lui conservava in ruvide tovaglie intessute dalle anziane signore del paese.

L’ho vista leggere libri che parlavano solo d’amore e l’ho vista sognarlo quell’amore, aspettarlo. L’ho vista credere che avrebbe preso per mano un uomo e che sarebbe stato per sempre.

L’ho vista innamorata e poi delusa, stupidamente ostinata a rincorrere il sogno di una casa calda e accogliente piena d’amore, di gioia e di risolini di bambini lentigginosi e con gli occhi azzurri come quelli delle sue nonne.

L’ho vista piangere, quando la vita le ha strappato i sogni ad uno ad uno, mentre anche il corpo cominciava a tradirla, per un male che, infido e subdolo, provava a toglierle voglia di vivere e speranze.

L’ho vista donna, arrabbiata con la vita e con il mondo, cercare di sconfiggere sconforto e frustrazione mordendo i giorni che trovava davanti a sé, per non crollare, per non capitolare, per non cedere.

L’ho vista rinunciare, abbassare le armi, abbattuta, piegata, persa.

Poi l’ho vista risvegliarsi, riemergere, rinnovarsi e tornare alla vita. Con testardaggine, caparbietà, irriducibilità ed ostinazione.

L’ho vista credere ancora in un sogno, investire e rischiare se stessa e la

 

 

vita nella voglia di ritornare ad essere, ad esistere.

Davanti allo specchio, adesso, mi sorrido e rido, rido forte, rido di più, rido irrefrenabilmente.

Perché quando hanno provato a distruggermi, alla fine, a sorpresa, ce l’ho fatta io!

Piazza Santa Maria

Erano tempi in cui non si aveva paura di mandare in giro da sola una bambina, in un paese dove ci si conosceva tutti e ci si fidava l’uno dell’altro.

Mentre mia madre andava a trovare la nonna, papà passava più di qualche ora nella farmacia Favuzza e a me era permesso girare per Santa Maria, la piazza in cui ho trascorso gran parte della mia fanciullezza. Saltellavo da un posto all’altro, con l’unico impegno di andare ogni tanto in farmacia a rassicurare mio padre. Non era un obbligo troppo gravoso per me, quello; spesso in occasione delle visite u dutturi Rinu mi regalava una confezione di Zigulì o una Galatina o le pastiglie Valda. Io guardavo papà per avere il permesso di accettare il dono e, col bottino in mano, riprendevo il giro.

Un po’ di tempo lo trascorrevo nella bottega del calzolaio, Don Maruzzu. Piccolo, sempre chino su qualche paio di scarpe da riparare, con affianco il fratello che teneva spesso il mento appoggiato alle mani sul suo bastone, mi accoglieva sempre sorridendo e amava ricordarmi che anche mia madre, ragazzina, stava seduta spesso lì con lui. Mi piaceva stare a guardare le sue mani che lavoravano con chiodini e martelletto, vederle tagliare il cuoio per adattarlo alle suole. E mi piaceva tanto il profumo di quel cuoio. Ne ho un ricordo così forte e vivido che se chiudo gli occhi lo sento ancora, “l’odore di Don Maruzzu”.

Rimanevo lì per un po’, a guardare le foto con cui erano tappezzati i muri della bottega o i santini sulla vetrinetta che aveva in un angolo.

Poi salutavo e continuavo il giro. Passavo davanti alla sartoria del Signor Vanella, che non lasciava nulla nascosto agli occhi dei passanti con la sua porta a vetri attraverso la quale, nel tardo pomeriggio, passava la luce che contribuiva ad illuminare la piazza, e andavo a salutare i signori Rizzo al loro negozio di abbigliamento. Peppe, il loro figlio piccolo, era a giocare con mio fratello e loro mi dispensavano sorrisi e carezze affettuose. Quindi andavo a fare un saluto al “vecchio Sala” nel suo negozio di calzature. Se penso a lui lo ricordo sempre con un calzascarpe in mano, mentre passava al figlio Enzo, che ha continuato la sua tradizione, i segreti di un mestiere solo apparentemente semplice.

Nei pomeriggi primaverili, quando ancora la primavera era davvero la stagione dei primi caldi, avevo il permesso di spostarmi un po’ più in là, fino alla bottega del Signor Manca per prendere un cono alla nocciola. Sarà che adesso non posso più mangiare il gelato alla nocciola, sarà che il ricordo della fanciullezza rende i sapori ancor più gradevoli, ma credo che non esista più in nessuna parte del mondo un gelato alla nocciola più buono di quello!

Ma i momenti più felici erano quelli in cui mi concedevo di sognare davanti alle vetrine piene di giocattoli dell’Emporio. Il bagno di Barbie, il camper di Barbie, la casa di Barbie: stavo lì a pensare come convincere mia zia Nina a regalarmi qualcuna di quelle meraviglie (con il bagno ci sono riuscita, e non è stato neanche tanto difficile!)

Finito il giro, tornavo da papà e si andava a chiamare mamma per rientrare a casa.

Son passati tanti anni, la bambina che ero è diventata sempre più piccola (ma ancora c’è) nella donna che sono diventata. Non c’è più Don Maruzzu e la sua bottega, non c’è più il Signor Vanella, il signor Rizzo, il “vecchio Sala” e il dottore Rino e la sua farmacia. Non c’è più il mio papà.

E quando scendo giù, adesso che mi sono allontanata dal mio Paese, quella piazza la trovo popolata solo di ricordi e di fantasmi. La desolazione e l’abbandono che trovo mi fanno male e vado via con una ferita nel cuore.

Salemi e il suo centro meritavano di più.

Almeno per la memoria di chi, in un tempo in fondo neanche così tanto lontano, ha amato il nostro paese con tutta l’anima.

.Piazza Santa Maria

Mi merito il meglio

Per tutto il dolore che ho incontrato lungo il percorso della mia vita; perché mi sono fidata e sono stata delusa; perché ho conosciuto il sapore amaro della sconfitta; per le lacrime che ho versato, per la tristezza che ho conosciuto, per le afflizioni e le amarezze che ho tollerato, per le sopraffazioni e le ingiustizie che ho patito, io mi merito il meglio.

Mi merito il meglio perché me lo sono guadagnato pagandolo con la moneta sonante della sofferenza; perchè ho sperimentato il male e la tribolazione; perché ho dato mille volte di più di quanto abbia ricevuto, perché sono stata umiliata, mortificata, bistrattata.

Mi merito il meglio per essere riuscita a far sopravvivere la parte migliore di me, portando nascoste le ferite nell’anima, perché ho sempre trovato la forza di rinascere e ricominciare, senza arrendermi, senza abbandonare la speranza.

Per tutte quelle volte che mi hanno fatto credere di non essere abbastanza ed io non ho mollato e ce l’ho fatta, mi merito il meglio.

Perché sono una donna che vuole sorridere ancora, credere in se stessa e nella vita, perché sono già pronta alla prossima battaglia, IO MI MERITO IL MEGLIO.

merito il meglio