25.548

25.548 sono i giorni che Carlo Azelio Ciampi ho vissuto con la moglie Franca.

L’ho saputo ieri sera dal TG 1 delle 20.

Io mi immagino l’originale giornalista che, non accontentandosi di un banale “70 anni”, si mette lì, con calcolatrice in mano a moltiplicare 70×365-2 (perchè il poveraccio è morto due giorni prima dell’anniversario) per rifilarci questa gran cifra.

Come le mamme che dicono l’età dei figli in mesi: 22 mesi e mezzo, 24 mesi, 36 mesi….

Con la differenza che qui si parla di  giornalismo. Quello che dovrebbe essere una cosa seria.

Certo, sul fatto che sia una cosa seria coltivo qualche dubbio da quando anche Barbara D’Urso si fregia del titolo di giornalista, ma io ho sempre creduto che fare quel lavoro fosse una grande responsabilità, oltre che un onore.

Mio padre era giornalista pubblicista. Non di grandi testate,sia chiaro. Il Giornale di Sicilia è stato il giornale per cui ha lavorato. Però mi ha trasmesso dei valori a cui, nel suo piccolo, rimaneva fedele e coerente. Innanzi tutto credeva nella buona scrittura e non mancava di sottopormi articoli o editoriali di grandi nomi quando, secondo lui, davano il meglio.

Ho imparato ad amare la scrittura di Feltri (conservo ancora l’articolo che pubblicò in occasione del tentato suicidio di Pessotto), Montanelli, Travaglio, Giordano; e soprattutto ho imparato ad amare il rispetto e la verità.

Quando scriveva, mio padre faceva attenzione a non offendere nessuno. Era ironico e pungente, ma mai irriguardoso. E, a parte un cretino ( io me ne scuso ma evidentemente non ho ereditato la sua diplomazia ) arrivato agli onori della cronaca più per fortuna che per meriti, che lo volle trascinare in tribunale per una querela infondata, nessuno ha mai avuto nulla di ridire, almeno formalmente.

“Al di là delle idee personali-diceva- un buon giornalista deve informare, rimanere fedele ai fatti e far conoscere la verità oggettiva, laddove è possibile”.

Ecco perchè mi vien da ridere quando immagino la giornalista che si mette a fare moltiplicazioni e sottrazioni per far la cronaca del funerale del Presidente Emerito.

E mi vien da piangere quando mi rendo conto che ogni giornalista, perfino Feltri, Travaglio o chicchessia, non riesce più a vedere la verità (o a farla conoscere) ma fa propaganda alla compagine politica con cui simpatizza anche se questa si è macchiata delle peggiori nefandezze.

Mi dolgo quando vedo che non esiste più la verità perchè i giornalisti asservono al Potere, tacendo fatti, mettendo in risalto mezze verità, perseguitando “avversari”, esaltando chi dovrebbe essere condannato.

L’informazione è la prima espressione di libertà e se non esiste informazione libera non esiste democrazia.

Piuttosto che farmi condizionare in maniera così evidente e vergognosa, io preferirei “appendere la penna al chiodo” e cambiare mestiere; mi ritirerei nell’anonimato, per evitare l’oltraggio di sentirmi in qualche modo “venduta”.

Io posso dire quel che penso. Tu, GIORNALISTA DI CRONACA, tu che fai il TG informando milioni di persone, NO.

TU devi dirmi come stanno le cose, TUTTE le cose, TUTTI i fatti, poi IO mi faccio un’idea.

Perchè non credo più nel giornalismo serio, ma spero  ancora nella capacità della gente di discernere.

P.S.: Mio Padre e mia madre hanno trascorso insieme 15.891 giorni. Arrotondare a 44 anni pareva brutto.

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